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IL BRIGANTAGGIO E LA QUESTIONE MERIDIONALE

SULLE CONDIZIONI DI NAPOLI

(17 marzo 1861)

Da una lettera di Nigra a Cavour, del 17 marzo 1861 - in: Carteggio Cavour-Nigra, a cura della Reale Commissione editrice, Bologna 1926-29 - ripr. da: D. Mack Smith"Il Risorgimento italiano" Edizioni Laterza, Bari, 1973

 

. I pericoli però non sono affatto passati. Pensi che abbiamo infiniti soldati borbonici sbandati, senza occupazione, senza vitto. Abbiamo i briganti che in primavera occuperanno i monti. Abbiamo il clero nemico; i garibaldini malcontenti, irritati, affamati. Cinquecento di essi, dopo aver preso congedo e soldo per tre mesi, si trovano ora qui in preda alla peggior consigliera, la fame, che girano le strade di Napoli, rubando per vivere. Abbiamo le febbri tifoidee che imperversano nei reduci di Gaeta e mettono in commozione la città. Gli ufficiali napoletani di terra e di mare, irritati, malcontenti, mal ricevuti dai nostri; l'aristocrazia, avversa, fa il lutto dei Borboni a Portici, divenuto il nostro faubourg de St. Germain. Gli operai dell'arsenale e delle ferrovie inquieti. L'immenso numero dei municipali offesi nei loro interessi. I devoti in soqquadro per l'abolizione dei conventi. Gl'impiegati, gli infiniti curiali, e l'immensa caterva di chi viveva d'elemosine ufficiali e di ruberie, implacabili. Il corpo municipale col sindaco e gli eletti offesi dalle lettere di Ricotti; i cittadini reclamanti di continuo contro la gravezza degli alloggi militari. Gli ufficiali piemontesi, gl'impiegati piemontesi e tutto quello che viene dall'Italia settentrionale, non cessano dal dire apertamente e declamare ogni sorta d'ingiurie (talora meritate) contro tutto quello che vedono ed odono qui. Poi i guastamestieri, i pescatori di torbido, i pochi murattisti, i pochissimi mazziniani. Ecco in qual bolgia mi ha mandato. E per sopramercato pochi carabinieri e poca forza nelle provincie. E un'amministrazione corrottissima da capo a fondo. Pessima stampa. Popolo, docile sì, ma instabile, ozioso ed ignorante. Viveri relativamente cari. E in capo a questa quadro la figura gigantesca di Garibaldi, che grandeggia dal suo scoglio di Caprera, e getta fin qui la vasta sua ombra.

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