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IL BRIGANTAGGIO E LA QUESTIONE MERIDIONALE

LE AGITAZIONI AGRARIE NEL MEZZOGIORNO

 di Carlo Alianiello

da: "La conquista del Sud" Edizioni Rusconi, 1972

[] . Ma nel 1860 giunsero i piemontesi che di demani e usi civici poco sapevano e meno intendevano; sicuramente quella libertà e quell'agio non potevano essere roba buona visto che in Francia e tanto meno in Borgogna non c'era l'usanza. Così lasciarono terre e boschi, pascoli e frutteti in mano a chi voleva prenderseli, e a chi mai, se non ai loro amici liberali? Sicuramente s'erano detti: questa è roba borbonica e non può essere così buona! Dentro ci deve star nascosto per lo meno un diavolo antiprogressista, il demone reazionario! Cacciamolo via! se non se ne va con gli scongiuri, bisogna esorcizzarlo; mettiamolo al rogo, bruciamolo, malediciamolo! Tanto più che Ferdinando II, il 20 settembre 1836, nel riconfermare le leggi sul demanio e gli usi civici, estranei al Piemonte, aveva osato dire: " . . Doversi presumere usurpato in danno del demanio comunale tutto quel territorio che non si trovasse compreso nel titolo d'infeudazione; di doversi considerare come libera ogni terra posseduta dai privati o dai Comuni, finché non si fosse dal feudatario giustificata una servitù costituita con pubblici istrumenti; di doversi consolidare la proprietà dell'erbe e quella della semina, compensando l'ex feudatario mediante un canone redimibile ove apparisse aver egli riservato il pascolo in suo favore; di doversi considerare come inamovibili quei coloni che per un decennio avessero coltivate le terre feudali, ecclesiastiche o comunali, e come assoluti proprietari delle terre coloniche sulle quali è loro accordata la pienezza del dominio e della proprietà, senza poter essere mai tenuti a una doppia prestazione... ". Un contadino proprietario della terra che ha coltivato? Cose da pazzi! Eresie che dovevan fare rivoltare nella tomba tutti i teorici della rivoluzione francese e i semidei del liberalesimo di marca inglese! E torniamo a Lorenzo Ratto: " Per quanto riguarda i demani del Mezzogiorno, le cause di agitazioni son molto semplici e ben note: esse si risolvono nella difficoltà per i contadini di impedire le crescenti usurpazioni e di rivendicare i demani usurpati, causa principalmente la connivenza delle amministrazioni comunali, l'inerzia dei prefetti e le lungaggini artificiose del procedimento contenzioso, amministrative e giudiziarie occorrenze per le rivendicazioni legali. "Riguardo poi all'istituto della quotizzazione, sono a tutti noti i disastrosi effetti; esso riuscì a spossessare dei loro dritti i contadini delle future generazioni ripartendo tra i presenti quel patrimonio di cui costoro avevano semplicemente il dritto di godere e che avrebbe dovuto restare inalienabile, sia pure diviso in quote, mentre nella maggior parte dei casi scomparve in aumento dei latifondi degli ex feudatari. "I prefetti avrebbero dovuto e forse potuto impedire tutte queste conseguenze con una rigorosa applicazione delle leggi eversive della feudalità ". Sì. Ma chi glielo faceva fare? Poteva un prefetto subalpino mettersi contro ai baldi difensori dell'Unità? "Forse da principio si supponeva che i naturali difensori dei demani sarebbero stati i Comuni; ma l'esperienza ha dimostrato che i Comuni sono dominati naturalmente dagli amministratori comunali, i quali, spesso, quando non sono gli stessi usurpatori dei demani, sono persone a loro devote le quali sono capaci perfino di sostenere che le terre contestate sono patrimoniali anziché demaniali, allo scopo di darle in affitto simbolico agli usurpatori. "I nulla tenenti sono cascati dalla padella nella brace, perché gli amministratori hanno preso verso di loro la posizione stessa che avevano prima i feudatari, e, favoriti talvolta dai prefetti, che sono anche l'autorità giudiziaria in materia demaniale, molto più vantaggiosa di quella goduta in certi tempi dagli antichi baroni, soprattutto rispetto alla quasi impossibilita per i nulla tenenti di muovere loro lite, oggi che le liti sono più lunghe e maggiormente costose. Non è quindi da meravigliarsi se il dritto demaniale è oggi quasi sconosciuto dagli stessi prefetti, che pur dovrebbero farlo osservare a chiunque spetti, compresi gli usurpatori". Fin qui il professor Lorenzo Ratto, che scrisse in tempi non sospetti. Non è quindi da meravigliarsi se il cafone, stanco d'esser cornuto e mazziato e affamato soprappiù, prese il fucile e salì alla montagna. Di qui è nata la rivolta agraria, quella che fu dapprima chiamata il brigantaggio e brigantaggio divenne poi, quando il fuoco e il sangue arsero e inaridirono le contrade.

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