LE LAPIDI DEI BRIGANTI

1860 STRAGE A CICCALENTO (DAUNIA)

di Giuseppe Soccio

da: http://www.sanmarcoinlamis.net/avvenimenti/cultura/strage_ciccalento.htm

Il 31 dicembre 2002 l'Amministrazione Provinciale ha scoperto una lapide per ricordare l'eccidio di 22 lancieri del 25 reggimento Montebello. Il cippo commemorativo è stato eretto in prossimità del ponte Ciccalento, teatro della strage, sulla provinciale che collega Foggia a San Marco in Lamis. Lo scritto che pubblichiamo farà parte della rassegna di Studi Storici dell'Istituto Storico del Risorgimento di Roma.

Giuseppe Ballarini, nelle memorie pubblicate dall'editore G. Raschi di Vicenza nel 1903 con il titolo I lancieri di Montebello durante il brigantaggio nella Capitanata (1861-1863), rievoca 'le gloriose gesta del reggimento di cui era ufficiale, dopo aver descritto, tra i tanti, l'agguato in cui, il 31 dicembre 1860, furono trucidati 22 lancieri, si augura che un giorno in quell'infausto solitario luogo, testimonio di tanto sacrifìcio, sorga, sia pur modesto, ma un imperituro ricordo che rammenti ai posteri che là in quella nefanda guerra, caddero e son sepolti questi veri eroi oscuri dell'Unità d'Italia'. Questo appello, centoquarantadue anni dopo, è stato raccolto dall'amministrazione provinciale di Foggia, che presso il Ponte di Ciccalento, sulla strada che collega il capoluogo dauno a San Marco in Lamis, ha posto, il 31 dicembre 2002, una lapide che ricorda l'episodio. Protagonista dei tragici avvenimenti fu Angelo Maria del Sambro, noto capobanda, che terrorizzò la Capitanata, e non solo, per circa due anni, come attestano i numerosi documenti che lo riguardano e che, in parte, come quelli conservati presso la sezione dell'Archivio di Stato di Trani, che raccoglie soprattutto gli atti processuali della Corte di Appello delle Puglie, sono stati finora ignorati o trascurati dagli storici. Per assicurare le comunicazioni tra Foggia ed alcuni comuni garganici, il comando militare della zona aveva insediato, in una masseria, un posto fisso di guardia, il cui personale veniva sostituito allo scadere di ogni mese. Tale distaccamento era comandato dal tenente marchese Leopoldo De Gregorio, il quale aveva avuto notizia che il Del Sambro si sarebbe incontrato con la sua amante proprio in quelle campagne. Pensò, così, di organizzare la sua cattura, ma non vi riuscì poiché furono i manutengoli del brigante che, invece, riuscirono ad intercettare e riferire i piani. La cosa, ovviamente, non fu gradita dall'ex sergente borbonico che meditò vendetta e che tese, a sua volta, un agguato ai lancieri del Montebello. Appostò i suoi uomini lungo gli argini del fiume Candelaro, in prossimità di un ponte, che ora si chiama di Ciccalento, in attesa del passaggio del plotone che, come accennato, veniva rinnovato ogni mese. Il destino, però, ha voluto che fosse il drappello partito da Foggia per dare il cambio, al comando del tenente conte Carlo Alberto Fossati di Torino, ad avvistare alcuni briganti. La possibilità di cogliere di sorpresa il nemico entusiasmò l'ufficiale piemontese che, in questo modo, però, condusse i suoi uomini tra circa 60 briganti acquattati lungo il Candelaro. Fu una vera carneficina con eccessi di ferocia che è meglio affidare ad una pietosa discrezione. Certo, purtroppo, non è questo il solo, e nemmeno, il più grave, scontro tra briganti e truppe regolari che portò a un così alto numero di vittime. Nella stessa Capitanata altri eccidi segnarono il processo di unificazione italiana, per cui la lapide scoperta alla fine dello scorso anno, benché dedicata ai lancieri del 25 reggimento Montebello, di fatto ci ricorda tutti i caduti di quella triste e sanguinosa guerra. La lapide è stata scoperta dal presidente dell'amministrazione provinciale di Foggia, Antonio Pellegrino, il quale ha sottolineato il valore civile dell'iniziativa, soprattutto in considerazione dell'esigenza di rinsaldare i vincoli nazionali e rimarcare le caratteristiche unitarie delle istituzioni democratiche. L'episodio è stato ricostruito da Tommaso Nardella, rappresentante del Comitato foggiano dell'Istituto Storico del Risorgimento, il quale ha curato anche la ristampa delle memorie del Ballerini ed ha proposto, attraverso il consigliere provinciale, Raffaele Fino, la realizzazione del cippo, costituito da semplici blocchi di pietra estratti in cave locali su cui è stato inciso un breve e sobrio testo rievocativo. Nel suo discorso, Tommaso Nardella ha messo in risalto con passione e precisione di informazione, gli aspetti di una umana tragedia del brigantaggio meridionale postunitario, la cui considerazione, in sede storiografica, deve rifuggire da facili enfasi retoriche poiché, in ogni caso, ha comportato sofferenze e scelte di campo che non sempre corrispondevano ai reali propositi dei protagonisti. Una pagina di storia, quindi, che va ricostruita, compresa e valutata in tutta la sua contraddittoria complessità.

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