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POZZUOLI: VICENDE STORICHE CHE PORTARONO AL PLEBISCITO

da: http://progetti.webscuola.tin.it/progetti2000/844/pozzuoli/pozzuoli.htm

A Pozzuoli non vi fu un movimento liberale unitario prima degli eventi del 1860. Le simpatie che nel popolo e nel ceto patrizio godevano i borboni non costituivano certo un terreno fecondo per le nuove correnti politiche. Anche il clero, seguendo le direttive del vescovo Raffaele Purpo, si mostrava assai ligio ai borboni. Non mancava però tra i giovani, anche nello stesso clero, chi, sia pure con circospezione, si mostrava favorevole all'unione del Mezzogiorno al Piemonte ed al resto della penisola. Tra i Mille vi fu anche un puteolano Domenico Goglia che, dopo aver partecipato ai moti del 1848 in Sicilia, seguì trentenne Garibaldi da Quarto al Volturno. Le vittorie di Garibaldi avevano scosso il popolo e non pochi, mutando atteggiamento, si preparavano gli eventi che apparivano imminenti. Sbarchi del distretto di Pozzuoli. Ma si era ormai all'epilogo. Alle ore 6 precise del 6 settembre il vapore Messaggero salpava dal porto di Napoli diretto a Gaeta, recando a bordo re Francesco II, che per l'ultima volta volgeva dal mare lo sguardo alla terra flegrea. Finiva così col Regno delle Due Sicilie la dinastia dei Borboni durata 126 anni. Nella sera stessa, giunto a Pozzuoli l'annunzio dell'arrivo di Garibaldi a Napoli per l'indomani il sottintendente Castaldi si recava nella sede del Corpo della Guardia Nazionale di Pozzuoli, proponendo la proclamazione di Vittorio Emanuele al Re d'Italia e l'invio di un ringraziamento al generale Garibaldi: tali proposte vennero accolte col pi vivo entusiasmo. Ad iniziativa del Castaldi l'esempio fu seguito da tutti gli altri Comuni del distretto, che ebbe così il merito di essere stato il primo dell'Italia Meridionale a proclamare re d'Italia Vittorio Emanuele. Motivo di preoccupazione erano le dicerie circa la condotta del castello di Baia, presidiato da una guarnigione di veterani borbonici soprattutto per la notevole quantità di polvere pirica che vi era depositata. Il castello rimaneva l'ultimo presidio del Napoletano del detronizzato Re. Il 18 settembre, vigilia della festa di San Gennaro e nella quale suole concorrere molta gente a Pozzuoli, suscitò allarme la voce diffusa che il comandante Ivrea voleva dar fuoco alle polveri depositate nel castello. Fu mandato a Pozzuoli il maggiore Mangili con un distaccamento di garibaldini, che si accamparono nella pubblica piazza e fu deciso di non attaccare il forte, ma di bloccarlo. Il comandante Ivrea trattò la resa col capitano Viggiano, che con un suo distaccamento garibaldino aveva sostituito quello dei Mangili. Fra i patti del capitolazione vi era quello di pagare gli arretrati alla guarnigione borbonica per l'ammontare di circa 600 ducati, che furono regolarmente versati. Si concludeva così l'attività bellica di quel Castello che per vari secoli era stato uno dei più importanti baluardi della difesa costiera del Napoletano. Tra gli uomini politici più rappresentativi del distretto, v'erano l'avv. Biagio Russo di Pozzuoli ed il frate P. Giuseppe da Forio, al secolo Erasmo di Lustro. Il Russo, con decreto del 28 settembre 1860, fu da Garibaldi nominato maggiore della Guardia Nazionale, e destinato al comando del Battaglione del Distretto di Pozzuoli composto dei Comuni e frazioni di Pozzuoli, Bacoli, Miseno, Soccavo, Pianura, Santa Croce, Pelvica, Chiaiano, Procida, Ischia, Barano, Serrara, Forio, Casamicciola e Lacco. Due anni dopo, nell'agosto 1862, passò nella magistratura come Sost. Procuratore del Re presso il Tribunale di Campobasso, e raggiunse poi il grado di Vicepresidente di Corte di Appello. Collocato a riposo, trascorse i suoi ultimi anni in Pozzuoli, dove morì il 17 maggio 1905.

Pozzuoli: Il Plebiscito del 21 Ottobre 1860

Il plebiscito del 21 ottobre 1860 ebbe luogo a Pozzuoli nella Chiesa della Purificazione. La lapide commemorativa, collocata nelle sue mure esterne, ne tramanda il ricordo:<<Qui di XXI di ottobre di MDCCCLX il popolo di Pozzuoli chiamando unanimamente Vittorio Emanuele Primo Re d'Italia consacrò per la sua parte l'unità e la libertà della Patria - Il Comune ne dedicò la memoria - MDCCCLXXVII>>. Gli ammessi al voto nel Comune di Pozzuoli furono 5403, ed altrettanti appaiono i votanti. I <<Si>> raggiunsero quasi l'unanimità; vi furono solo quattro <<No>>. Qualche elettore impedito mandò, il suo voto per lettera: fra questi vi fu l'insigne latinista Giacomo De Fraja, allora giovane prete, dall'anima aperto alle più nobili aspirazioni liberali. Alla votazione, che si svolse in gran parte come un'entusiastica manifestazione di massa, soprintendeva il Sindaco, notaio Gennaro Punzo, con l'assistenza del Decurionato e del Capitano della Guardia Nazionale, Raffaele d'Isanto. La Chiesa della Purificazione, per la grande affluenza di popolo che vi convenne per lo storico avvenimento, ebbe a subire vari danni che furono risarciti dal Comune.

Storia politica di Pozzuoli dopo l'Unità d'Italia

Dopo la proclamazione dell'Unità d'Italia l'importanza del capoluogo flegreo decadde soprattutto a causa del diminuito ruolo militare e strategico del suo porto. Solo con l'installazione della grande fabbrica inglese ARMSTRONG, operante già dal 1886, che contendeva il primato in Europa nella costruzione dei cannoni di grosso calibro all'industria tedesca Krupp, Pozzuoli ricevette un notevole beneficio dal punto di vista economico-sociale. Il capoluogo flegreo, infatti in pochi anni, anche grazie alla ubicazione nella zona dell'Ilva nel 1906 e di altri opifici in concomitanza della prima guerra mondiale, si trasformò da paese marinaro e agricolo in centro prevalentemente industriale. Di conseguenza anche la popolazione dovette adeguarsi alla nuova situazione e molti braccianti agricoli o pescatori si trasformarono, in virtù di un adeguato addestramento dovuto a tecnici inglesi, in apprezzati operai dell'industria. Naturalmente le Amministrazioni comunali in carica favorirono questi insediamenti industriali, non tralasciando di tutelare gli interessi delle popolazioni. In questo senso va considerato l'accorto contratto stipulato dal sindaco in carica Giovanni De Fraja con la ditta Armstrong, a cui vennero concessi a prezzo di favore i luoghi prescelti, che prevedeva, tra l'altro la costruzione di case per i lavoratori. In generale c'è da dire che la classe politica che governò la città flegrea per molti anni dall'Unità d'Italia agli inizi del nuovo secolo, era sostanzialmente conservatrice, sempre pronta a difendere i propri interessi, principalmente di natura immobiliare cittadina e rurale. Il corpo elettorale, prima dell'introduzione del suffragio universale, eramolto limitato e soggetto a pressioni di ogni genere. La situazione cambiò notevolmente in concomitanza della trasformazione industriale e con l'introduzione del suffragio universale. L'unica eccezione in questo quadro va considerata l'amministrazione progressista di Giovanni De Fraja che guidò il consesso cittadino per oltre un decennio dal 1876 al 1887. Una svolta nella gestione amministrativa si realizzò nel quinquennio che va dal 1906 al 1911 con l'amministrazione presieduta da Vincenzo De Fraja, erede ideale del suo antenato Giovanni, che si avvalse principalmente dell'attività del solerte e competente assessore Raimondo Annecchino. Le forze conservatrici erano, però in agguato, si coalizzarono e fecero decadere nel 1911 l'amministrazione progressista De Fraja-Annecchino. Il ritorno al Comune dei conservatori durò poco, in quanto già nel 1914 si realizzò un duraturo sovvertimento politico-amministrativo, a vantaggio delle forze popolari, guidate dal giovane repubblicano Carlo Grobert. Le elezioni, infatti del 14 giugno del 1914 segnarono una svolta nella vita politica puteolana perché si ebbe la vittoria della sinistra repubblicana, capitanata proprio da Carlo Grobert, che risultò essere il sindaco più giovane d'Italia. Egli riuscì subito ad avere molti proseliti per le sue qualità e capacità oratorie. Divenne il protagonista della vita politica puteolana e venne eletto anche nel Consiglio Provinciale nel 1920. Per quasi un decennio le forze conservatrici furono relegate all'opposizione. Grobert peri suoi meriti, insieme a Raimondo Annecchino, va considerato a buon diritto la personalità di maggior spicco della storia contemporanea del capoluogo flegreo. L'amministrazione Grobert sciolta nel 1917 ad opera dell'On. Scialoja ricevette conferma nella tornata amministrativa dell'autunno del 1920. Grobert ritornò a capeggiare l'Amministrazione Comunale e a sedere in Consiglio Provinciale. Due anni dopo, nel 1922, a seguito della presa di potere di Mussolini, la situazione a Pozzuoli cambiò e cominciò una decisa opposizione da parte dei fascisti all'amministrazione social-riformista.

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