MIME-Version: 1.0 Content-Location: file:///C:/811C8257/2013_06_17.htm Content-Transfer-Encoding: quoted-printable Content-Type: text/html; charset="us-ascii" L’OPINIONE

L’OPINIO= NE

 


 

IL REAL NAPOLI

di

Gaetano Cafiero

 

È un vero peccato che il 12 maggio 2012 “Rafa” Benitez non abbia assistito alla finale di TIM Cup che v= ide il Napoli battere la Juventus per 2-0 e aggiudicarsi il trofeo. Si sarebbe interrogato, come fecero i più, su quelle bordate di fischi provenie= nti dai settori dello stadio Olimpico occupati dai tifosi napoletani e rovescia= ti non sui sostenitori della squadra avversaria, bensì sulla banda mili= tare impegnata nell’esecuzione dell’inno di Mameli.

Eppure la protesta non era anonima, qualche centinaio di uomini e donne che la portavano avanti avevano apposto a mo= 217; di firma la bandiera bianca con al centro l’araldicamente  complicatissima arme dei Borbone: cioè della famiglia che aveva regnato sulle Due Sicilie per 126 anni, concludendo la sua parabola storica con le straordinarie esibizioni di eroi= smo a Gaeta, a Civitella del Tronto, a Messina. Quelli che  si installarono al loro posto, i S= avoia (nella metafora calcistica la Juventus) vi restarono quarant’anni di = meno e ne furono cacciati dalla storia che li coprì d’ignominia.

Ora Don Rafael Benitez Maudes ha chiesto ai tif= osi della squadra che si accinge ad allenare per la stagione 2013-2014, di farg= li conoscere la città e loro stessi. E se avesse intuito che vi sono i presupposti perché nel giro di qualche anno l’azzurro, “colore sociale” della SSC Napoli (oltretutto scelto nel 1926 in onore dei Savoia) si stemperi fino a diventare bianco Borbone; lo stemma c’è già, con qualche differenza minima rilevabile solta= nto da uno studioso di araldica ed ecco fatto il Reale Napoli. Non ne dubito: sarebbe una soddisfazione esagerata per Don “Rafa”, nato a Madrid, madridista per linee di sangue, cresciuto calcisticamente “a la escuela de la cantera de los merengues”: creare un’altra squadra “storicanente e politicamente”  vicina a= lla prima…

Un sessant’anni fa andai a una conferenza dell’insigne professore Don Francisco Elias de Tejada, all’Instituto Cultural Español de Santiago, in via Miguel de Cervantes Saavedra (autore del “Don Chisciotte”), non lontano da Toledo…. (mamma mia quanti legami…) Dopo la conferenza il profe= ssor de Tejada si intrattenne per un po’ con gli intervenuti e a un certo punto lo sentii rispondere a una domanda che non avevo udito: «Los Napolitanos son más españoles que los Españoles mismos!». E ora mi doma= ndo: e se “los Españoles”, oggi, dimostrassero di essere “más  Napolitanos= que los Napolitanos mismos”? Sogniamo che ne nasca una sinergia formidabi= le, un gemellaggio da paura, un entità che quando in ambito Reale Napoli= si rivelasse Cavani nessun giornalista avrà più il coraggio di vaticinare “Se ne andrà da Napoli”. Proprio come se Cava= ni fosse sbocciato a Milano (sponda rosso-nera o sponda “bauscia”)= o a Torino (‘nista o gobbo).