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L’OPINIONE

 


 =

QUATTRO SCI= PPI AL SUD

( E SENZA T= ROPPO REAGIRE )

 

di

Lino Patruno

 

Inutile dire che è giustissima la battaglia che questo giornale sta conducen= do per avere l’alta velocità ferroviaria anche al Sud. Anzi sacrosanta. I cowboy conquistarono l’America con gli sbuffanti “cavalli d’acciaio” che andavano verso il West. E anche sùbito dopo l’unità d’Italia furono i binari a fa= re un Paese altrimenti inesistente. Lo fecero soprattutto al Nord, tanto che 1= 50 anni dopo tra Bari e Napoli ci vogliono ancòra più di quattro ore. Insomma la storia si ripete sempre, ovviamente a danno del Sud.

 Astiosa la polemica che da allora si ripropone. I Borbone vantavano la prima ferrovia della penisola, la famosa Napoli-Portici. Nove chilometri, obiettano gli storici. E per fare andare i= l re da una reggia all’altra. Troppo vanto, aggiungono, visto che nel 1861= i chilometri complessivi erano quasi mille al Nord e meno di cento al Sud. Centocinquant’anni dopo, non è che sia cambiato molto: oltre m= ille chilometri di alta velocità al Nord, solo la Napoli-Roma al Sud. Tra= nne che anche stavolta non si voglia dare la colpa al solito Borbone.

 A chi lo contesta, Trenitalia rispo= nde che l’alta velocità si fa al Nord perché quella è l’area più sviluppata. Prima il Nord, come dice la Lega. Anche utilizzando le tasse pagate dal Sud. Ma così il divario fra le due Italie aumenta invece di diminuire, cioè solita storia. Senza capire= che è proprio la scelta del Nord come locomotiva del Paese (e il Sud vag= one appresso) a non far crescere l’Italia da decenni. Decrescita infelice, altro che felice come teorizzano Grillo e i suoi. Sud tenuto lontano dalla geografia e dai governi.

 Ma non è tutto. Torino si fa= la metropolitana con 300 milioni di euro di fondi destinati al Sud (i famosi F= as per le aree meno sviluppate). Nessuna meraviglia, comunque, se si pensa che= su 550mila progetti finanziati dall’Europa sempre per ridurre il soprade= tto divario, 405mila vanno al Centro Nord con qualche trucchetto che ne fa appa= rire povere alcune zone. E non c’entra il Sud che non saprebbe spendere, perché è lo Stato italiano che decide di partecipare alla spe= sa lì e non altrove. Prima il Nord, capitolo due.

 Ma non è ancòra tutto= . Si finanzia con 3,3 milioni di euro il porto di Gioia Tauro. Evviva, evviva. G= ioia Tauro e Taranto sono i porti di punta dell’Italia “piattaforma logistica del Mediterraneo”: intercettare le merci provenienti dall’Estremo Oriente e distribuirle in Europa. Ma se poi ti metti a f= are il ficcanaso, scopri che 3,3 milioni sono le briciole di una spesa di 80 milioni andata appunto quasi tutta a Genova, Savona, Civitavecchia. Prima il Nord, capitolo tre.

 Ma non è ancòra il mo= mento di rilassarci. Mozzarella di bufala campana (ma prodotta anche in Lazio e n= el Foggiano). Chi non l’ha mai gustata, si è persa una delizia. Però un difetto codesta delizia ce l’ha: è terrona. Cosicché il 21 marzo scorso zitta zitta la “Gazzetta Ufficiale” fa diventare norma una disposizione ministeriale che la condanna a morte. Stabilisce che può essere prodotta solo in opifici specializzati, non dove, mettiamo, si producono anche scamorze. Come se si dovesse avere un capannone per il vino bianco e uno per il vino rosso.=

 Significa che i produttori devono immediatamente smantellare tutto, pena la perdita della dop (denominazione d’origine protetta). Priva del marchio, chiunque potrà spaccia= re il suo prodotto come mozzarella di bufala: anche i padani che una bufala fi= nora l’hanno vista solo in foto. Uno scippo architettato ai tempi del legh= ista Luca Zaia ministro dell’agricoltura. Lo stesso che con i soldi di tut= ti gli italiani lanciava nel mondo il Prosecco veneto. Lo stesso che faceva pubblicizzare solo prodotti nordici a una società pubblica costituita per diffondere il “Made in Italy” (Italy) agricolo. E lo stesso= che quando McDonald’s decise di inventare un panino tricolore, lo fece infarcire solo di formaggi padani condannandolo al flop e al ritiro precipitoso. Prima il Nord, capitolo quattro.

 Il problema, come disse una volta il comico Petrolini, non era lo spettatore che disturbava dalla galleria, ma c= hi non lo buttava giù. Tranne i giornali, non un politico meridionale c= he abbia reagito ai quattro più recenti capitoli di “Prima il Nord”. Ma quelli del Pd sono indaffarati a dire no alla grande coaliz= ione col Pdl, quelli del Pdl sono indaffarati a dire che senza grande coalizione= si va al voto, quelli di Grillo sono indaffarati a dire che se ne devono andare tutti (magari loro compresi).

 Il Sud, è vero, ha il vizio = di lamentarsi. Dovrebbe smetterla, tranne che per il lamento più opport= uno: quello su se stesso, l’incapacità di farsi rispettare e di rispettarsi. Bisognerebbe rovesciare il tavolo. Ma l’esercizio &egrav= e; troppo arduo per un fatalismo abituato a non reagire e per una politica sor= da, cieca, muta.

 

Venerdì 5 Aprile 2013 da la &q= uot; Gazzetta del Mezzogiorno "