MIME-Version: 1.0 Content-Location: file:///C:/811B0279/2013_03_29.htm Content-Transfer-Encoding: quoted-printable Content-Type: text/html; charset="us-ascii" L’OPINIONE

 

L’OPINIONE

 


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I  VUOTI  DI MEMORIA <= /p>

DI GIORGIO NAPOLITANO

di

Ignazio  Coppola=

 

 

Domenica 24 marzo il Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano, assiem= e al Presidente tedesco Joachim Gauck hanno ricordato e commemorato a Sant’Anna di Stazzema le 560 ( uomini, vecchi donne e bambini) vittim= e, il 12 agosto di 69 anni fa, della ferocia nazista.

Il 17 marzo scorso lo stesso Presidente della Repubblica Italiana non aveva manca= to di celebrare, con enfasi e con l’immancabile commozione di sempre, il 151° anniversario dell’Unità d’Italia. Due significa= tivi avvenimenti nei quali il Capo dello Stato, come sempre, ha fatto un richiamo alla memoria. “ Tra  le pietre –ha detto Napo= litano nel suo discorso celebrativo a Sant’Anna di Stazzema- c’è la pietra della memoria. La memoria storica &egr= ave; un bene comune. Sono alla fine del mio settennato, probabilmente questo sarà il mio ultimo atto pubblico e sono felice che si svolga proprio= qui nel segno della riconciliazione con un atto di giustizia nei confronti di quelle migliaia di  vittime innocenti della barbarie nazista”.

Ma se la memoria storica, come sostiene Napolitano, è un valore comune, c’è da chiedersi come mai nelle ricorrenti celebrazioni dell’Unità d’Italia non sono mai state ricordate e commemorate, in particolar modo dal nostro Capo dello Stato sempre giustame= nte sensibile alle vittime della barbarie nazista, le migliaia di vittime innoc= enti (uomini, vecchi, donne violentate e stuprate ) e bambini del meridione massacrate e passate per le armi dall’esercito italo-piemontese agli = albori dell’Unità d’Italia.

Più di mille abitanti di Pontelandolfo e Casalduni, in provincia di Benevento, = in un solo giorno, l’11 agosto del 1861, furono, per rappresaglia, peggi= o di quanto fecero i nazisti anni dopo, tutti massacrati, nessuno escluso, e le = case dei due paesi, rase interamente al suolo dai fanti e dai bersaglieri piemon= tesi del generale Cialdini ( a questo criminale in Italia sono state poi dedicate numerose strade).. Pontelandolfo e Casalduni terribili analogie ( anche nel= le date) di quanto avverrà esattamente 83 anni dopo a Sant’Anna di Stazzema e Marzabotto. Ma delle stragi dei primi anni dell’unit&agrav= e; d’Italia non c’è memoria nelle celebrazioni e nelle commemorazioni della storia del nostro Paese. Come non v’è memoria, o peggio ancora una memoria falsata, degli eccidi e dei massacri perpetrati dai liberatori italo-piemontesi a danno di decine e decine di migliaia di abitanti e di contadini del sud in una guerra civile contrabban= data dai libri di storia come lotta al Brigantaggio. E a tal proposito Antonio Gramsci, nel 1920, ebbe così a scrivere su Ordine Nuovo:” Lo stato italiano è st= ato una dittatura feroce che ha messo a ferro e a fuoco l’Italia meridion= ale, squartando, fucilando e seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono di infamare con il marchio di briganti”.=

Di tutti questi massacri ed eccidi da ricordare doverosamente, al pari dei tan= ti crimini nazisti, il nostro Presidente della Repubblica ed i libri di storia pare non ne abbiano memoria. Come non hanno memoria della rivolta palermita= na del settembre del 1866, altrimenti detta del ”sette e mezzo”, (durò infatti sette giorni e mezzo ) e repressa nel sangue dai 40.000 soldati del generale Raffaele Cadorna inviati espressamente in Sicilia. Una sanguinosa repressione, dopo la proclamazione dello stato d’assedio, = in cui trovarono, in una terribile settimana di sangue, la morte diverse migli= aia di Palermitani.  Di questa riv= olta che segnò drammaticamente la storia di Palermo, se ne sono perse le tracce nella memoria del Presidente Napolitano e nei libri della storiograf= ia ufficiale e scolastica.

E troppo tardi, essendo alla scadenza del suo mandato che il Capo dello Stato= si faccia ritornare la memoria, per rendere giustizia ad una verità sto= rica di cui i meridionali sono abbondantemente creditori per avere più di tutti contribuito con i loro sacrifici e con il loro sangue all’Unità del paese. Ma c’è sempre tempo perché il nostro presidente, scaduto a giorni il suo mandato, si pos= sa dedicare con passione a quelle letture pregne di verità storica che abbiano il pregio di colmare i numerosi vuoti di memoria che hanno caratterizzato spes= so i suoi  discorsi celebrativi dell’Unità d’Italia.

I tribunali ordinari non potranno più perseguire i crimini nazisti e quelli commessi agli albori dell’Unità d’Italia a danno delle popolazioni meridionali, ma i tribunali della storia  cancellando l’oblio e i vuot= i di memoria che per tanti anni hanno caratterizzato, in ogni epoca, le vicende = del nostro paese e rimovendo le colpe storiche, morali e politiche renderanno, = alla fine, con una memoria condivisa, giustizia al trionfo della verità n= ei confronti delle decine e decine di migliaia di vittime di ogni forma di fer= ocia e di barbarie.