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L’OPINIONE

 


 

Mario  Cervi ed i “Giganti” d= el Risorgimento

 

di

Antonio Armenti

&n= bsp;

 

Ferdinando II li definiva “pennaruli e paglietti” e miglior definizione no= n si potrebbe dare oggi a Mario Cervi che sabato 3 dicembre ha dato riprova delle sue capacità.

Ad una lettera di Luciano Salera che gli chiedeva molto semplicemente un comme= nto sulle cifre dei morti che il generale Cialdini dichiarava nei primi dieci m= esi della cosiddetta lotta al brigantaggio e sulla fine dei soldati borbonici detenuti nelle fortezze savoiarde del nord Italia, in pratica non ha rispos= to.

Perché non può essere una risposta confermare genericamente la presenza di “.... alcuni aspetti cupi ed a volte tragici di quel memorabile evento che fu il Risorgimento…”  Fine. Tutto qui.

Tutto il resto dell’articolo è incentrato su una sorta di “peana” dei padri del Risorgimento, che egli chiama GIGANTI.

E’ no, dott. Cervi, giganti furono gli assediati di Gaeta civili e militari, t= ra i quali non dimentichiamolo, ci furono  cadetti della Nunziatella ancora adolescenti di 15/16 anni che si immolarono sulle batteria della fortezza fedeli al giuramento fatto al loro= re, giganti furono i contadini del sud ai quali la legge Pica di fatto impediva loro di lavorare la terra.

I suoi giganti, a ben vedere, non hanno esitato a sfruttare una situazione politica, creata peraltro ad arte, per occupare e colonizzare una parte del= la penisola che, forse non sarà stata il paradiso, ma non era neanche l’inferno che si propagandava.

Lei accusa i cosiddetti revisionisti di sfruttare gli errori del Risorgimento c= ome comodi alibi ai problemi dell’Italia moderna. Non è certo colpa dei revisionisti se mafia e camorra fecero a  quei tempi il  “salto di qualità = 220; (lo disse anche Rocco Chinnici che di mafia ne capiva fino a morirci).=

Non è colpa dei revisionisti se le più importanti fabbriche del s= ud cessarono la produzione a vantaggio, guarda caso, delle consorelle settentrionali. 

E quanto all’aiuto di potenze straniere che lei rimprovera ai sovrani d= egli stati preunitari, ci andrei piuttosto cauto. Non furono forse i piemontesi alleandosi ora con uno, ora con l’altro, a sfruttare le vittorie degli alleati di turno per trarne vantaggi territoriali nonostante le ripetute sconfitte militari?

E non fu lo stesso Cavour che non esitò, sempre per i suoi scopi, a sfrutt= are l’escort dell’epoca, la cugina Virginia Oldoini , contessa di Castiglione, affinché tra le lenzuola di Napoleone III perorasse la causa del re Savoia? Che giganti Dr. Cervi! Forti con i deboli e deboli con= i forti!

E’ proprio certo Dr. Cervi che “quella” unità del 1861 fosse l’unica possibile?

Il grande economista e filosofo austriaco, naturalizzato britannico, Friedrich= Von Hayek (1899-1992) premio nobel nel 1974, a proposito dell’Italia scri= veva “…perché imporre= alla gente, alle nazioni degli assetti che si raggiungerebbero lentamente per le= gge naturale? A che scopo infliggere violenze e rovinose rivoluzioni?..Rifare l’Italia? Rimetter insieme, con la forza, degli Stati e delle comunità che hanno impiegato secoli per trovare un equilibrio di armonica convivenza? Significa ricucire un’Italia sulla carta ma nei fatti si provoca l’infelicità di tutti gli italiani…= ”

Mi permetta un consiglio, anche se cadrà nel vuoto: alle domande dirette cerchi di rispondere altrettanto direttamente senza tanti giri di parole che servono solo da depistaggio, ma che ad un occhio attento certo non possono sfuggire.