MIME-Version: 1.0 Content-Location: file:///C:/012A8234/2011_12_04.htm Content-Transfer-Encoding: quoted-printable Content-Type: text/html; charset="us-ascii"

L’OPINIO= NE


&= nbsp;

La rivincita della Germania

e la terza = guerra mondiale

 

di<= /p>

Pietro Patriarca=

 

 

Per una coincidenza quanto mai st= rana questo tormentato duemilaundici coincide con il cinquantesimo della costruz= ione del muro di Berlino. Eretto nell’estate del 1961 il muro, nel suo simbolismo atroce, ha rappresentato, per cinquanta anni, l’anatomia d= el castigo e l’antitesi delle ideologie in ricerca di una supremazia assoluta per una pace mondiale solo probabile. Cionondimeno, sedici anni pr= ima e dopo 2194 giorni di guerra, due eserciti extraeuropei, felicitandosi per = la vittoria comune, si erano stretti la mano nel cuore della Germania e dell’Europa. Così l’orgoglio teutonico venne umiliato an= cora una volta con l’aggiunta della condanna ad una divisione politica decretata come insolubile nel tempo. Purtuttavia la Germania oggi è riunificata, è una federazione di 16 Länder ed è ai primi posti tra i paesi più industrializzati e ricchi del mondo. La forte economia produttiva e gli equilibri monetari hanno fatto il miracolo mentre= una innegabile coerenza politica ha fatto il resto. Una donna presiede il Bundestag, una Eisenfrau, una Signora di ferro, la quale, emula del grande Bismarck, guarda all’Europa con il sorriso ambiguo del vincitore ed al mondo con la noncuranza  che g= li viene da un perenne miracolo economico. ascritto  alla storia del suo Paese. La Germ= ania di Angela Merkèl non paga i debiti dell’ Eurozona e l’ Eurozona deve vedersela da sola e deve fare presto.

Intanto, come ebbe a dire Karl von Klausewitz, il generale prussiano che combatté Napoleone, allorché affermò: la pace è un’interrompere la guerra per prepararne un’altra, la terza guerra mondiale è cominciata. Senza ricorrere alle armi l’universo delle grandi potenze è già in guerra.

 L’hanno iniziata gli Stati Un= iti allorché la Federal reserve americana ha diffuso in tutto il mondo  i suoi titoli “tossici”= ; e l’ Unione Europea, ribattezzata con il ridicolo appellativo da parco = dei divertimenti di Eurolandia, ne ha risentito per prima. L’Euro, la mon= eta comune all’Eurozona, fa soffrire il Dollaro, statuario nella filigrana verdina di George Washington e, come in una sorta di nemesi sul passato e s= ul presente, l’equilibrio prioritario mondiale della moneta americana ne risulta compromesso.

Mentre l’Europa si dibatte = nella più assurda e difficile crisi della sua storia l’amministrazio= ne Obama guarda, con malcelata preoccupazione, ad oriente, alle nazioni cosidd= ette emergenti. Guarda agli Stati islamici che una stranamente concomitante “primavera” scuote e precipita nel caos uno ad uno. Dopo l’Egitto, la Tunisia e la Libia è e sarà la volta della  Siria e dell’ Ira= n, mentre  il Mar Rosso ed  il Corno d’ Africa sono alla= carestia ed alla fame. Ci si consola che oggi le guerre non si combattano più= con le armi ma soltanto mediante il potere d’acquisto delle riserve monetarie, cosa che non dovrebbe interessare più di tanto l’uo= mo della strada ma intanto termini ai più incomprensibili quali bund, spread, mib, swap ecc. si rincorrono in un frenetico agitarsi di indici statistici, abbattono governi e fanno tuonare le armi della propaganda in un’altalena di vittorie e sconfitte, speranze e delusioni.

Dove porterà tutto questo? Nell’intento di unirsi contro il Bund tedesco, che Frau Merkèl degnamente impersona, le nazioni europee si combatteranno a vicenda fino a “dissanguarsi” mentre da occidente (Stati Uniti) e da oriente (Cina, Russia) staranno a guardare in attesa di confrontarsi dopo il tramon= to dell’Euro e dell’Europa Unita ed intervenire quali benefattori pronti a presentare il conto ad un ammasso di rovine. Subito dopo inizier&a= grave; l’Era finanziaria nuova, una sorte di Ordine nuovo esclusivamente monetario ma degno emulo di un passato&nbs= p; politico di triste memoria.