MIME-Version: 1.0 Content-Location: file:///C:/011C8290/2011_06_30.htm Content-Transfer-Encoding: quoted-printable Content-Type: text/html; charset="us-ascii"

 

 L’OPINIONE

La parola ai meridionalisti n= on tanto per caso

 


&nbs= p;

PILLOLE DI STORIA CONTEMPORANEA… NEOBORBONICA=

&nbs= p;

di Lorenzo Terzi

 

 

A scanso di equivoci,= ogni volta che parleremo, qui, del “Movimento Neoborbonico” ci riferiremo solo ed esclusivamente all’Associazione Culturale Neoborbonica, presieduta da Gennaro De Crescenzo e da lui stesso fondata, insieme con pochi altri “pionieri”, nell’ormai lontano 19= 93.

In questi ultimi mesi= il fronte (chiamiamolo così…) “meridionalista” si è scatenato in un bombardamento senza precedenti contro quello che v= iene considerato il vero nemico interno, ossia - per l’appunto - il Movime= nto Neoborbonico.

Ci è sembrato = quanto mai opportuno, pertanto, chiedere ospitalità all’ottimo Alessa= ndro Romano e alla sua “Rete”, allo scopo di chiarire alcuni equivoci generati qualche volta da cattiva informazione, ma spesso da malafede vera e propria.

Da qualche tempo a qu= esta parte, soprattutto grazie ai social network, abbiamo assistito alla fioritura di gruppi, gruppetti e gruppuscoli di ispirazione meridionalista. Quasi tutti condividono le anali= si storiche che, circa venti anni fa, i Neoborbonici portavano avanti da soli,= fra lo scherno e il disprezzo generale. Oggi questi stessi “web-meridiona= listi” possono parlare male di Garibaldi e di Vittorio Emanuele senza troppi risch= i; anzi riscontrando, sempre più spesso, aperto consenso fra gli interlocutori.

Tutto ciò va b= ene; anzi, benissimo. Tra gli scopi che il Movimento Neoborbonico si prefisse, d= ue decenni or sono, vi fu certamente quello di “sdoganare” il term= ine “borbonico”, ma, soprattutto, quello di liberare le menti degli abitanti delle Due Sicilie dalle innumerevoli falsità sulla nostra storia preunitaria insegnate nelle scuole e nelle università, generatrici - a loro volta - del “complesso di essere meridionaliR= 21;. A questo sentimento di inferiorità culturale e civile i Neoborbonici contrapposero, e contrappongono, un sano “orgoglio di essere Meridion= ali”.

Quello che, per&ograv= e;, non si può accettare - e che ci ha spinti a scrivere queste note - è l’arroganza mista a disprezzo con cui i gruppetti e i partitucoli “meridionalisti”, che pure si sono appropriati di analisi, di simboli, talvolta persino di parole d’ordine o slogan usa= ti per la prima volta dal Movimento Neoborbonico, oggi attaccano l’Associazione presieduta da De Crescenzo, come se non esistessero al= tri, e ben più pericolosi nemici da affrontare.

Il fenomeno, intendia= moci, non è nuovo. Poco tempo dopo la nascita del Movimento, spuntarono già fuori sigle e partiti formati da persone - in media due o tre per ogni circolo - la cui occupazione prevalente consisteva nello screditare i Neoborbonici sul piano culturale o addirittura umano e privato. Di frequente siffatti personaggi si identificavano con i “fuoriusciti” dall’Associazione stessa, evidentemente mossi da rancori personali.

Venendo a oggi, possi= amo individuare diverse tipologie di “meridionalisti anti-neoborbonici”.

Vi sono, innanzitutto= , quei gruppi i cui militanti vogliono accreditarsi, non si sa bene presso chi, co= me “moderati”, in contrapposizione ai Neoborbonici, tacciati d’essere troppo “estremisti”, nonché eccessivamente legati alle “manifestazioni di piazza”.

Per la verità,= tale categoria di denigratori è oggi molto meno numerosa di un tempo. La = loro posizione è diventata ormai obsoleta a causa dell’accelerazione del sentimento “sudista”, favorita dal forte impatto “mediatico” generato da best seller come Terroni di Pino Aprile, e dallo stesso proliferare dei moviment= i a ispirazione meridionalista: quelli che Lino Patruno, peccando di eccessiva generosità, raggruppa sotto la dicitura di “Fuoco del Sud̶= 1; nell’omonimo libro.

Molto più vast= a e agguerrita è, invece, la schiera di coloro i quali - al contrario - rinfacciano all’Associazione Culturale Neoborbonica il “passatismo” la “nostalgia”, la “fede monarchica”, l’anacronistica volontà di aspettare improbabili restaurazioni, e così via. Ci riserviamo un’altra occasione per replicare alle suddette accuse. È sufficiente, per ora, far notare che questo tipo di detrattori si divide a sua volta in due fazio= ni. Gli esponenti della prima danno addosso ai Neoborbonici perché sono smaniosi di portare avanti battaglie che il Movimento ha già condott= o o sta già conducendo da decenni, e sono convinti di saperlo fare assai meglio del Movimento stesso. I rappresentanti della seconda “scuola di pensiero”, invece, rilevano che l’Associazione non si è = mai costituita in partito; da ciò traggono l’indebita conclusione = che i Neoborbonici non tengano veramente alle sorti del Sud e che preferiscano dedicarsi ai rimpianti sterili, agli Ordini cavallereschi e alle dinastie tramontate, magari sotto la guida di impennacchiati “Capitan Fracassa”.

Bisognerà affr= ontare separatamente le obiezioni di entrambi questi gruppi di “scopritori dell’acqua calda”.

Cominciamo con i prim= i, gli “epigoni” che pensano di essere più bravi di chi li ha preceduti. Ci sia permessa una digressione autobiografica, che inseriamo ne= lla presente nota solo perché essa serve a comprendere meglio la mentalità di costoro.<= /span>

Qualche mese fa ci capitò di essere invitati tra i relatori a un convegno su tematiche, ovviamente, “sudiste”. Il pubblico, cospicuo, fu attento e partecipe; noi conferenzieri facemmo il nostro dovere. Insomma, tutto sembr= ò andare per il meglio, fino a quando il moderatore - imprudente! - ebbe la cattiva idea di pronunciare la fatidica frase: “Ci sono domande?̶= 1;. Dalla sala si alzò, allora, una tale che, agguantato il microfono, iniziò a promuovere la pagina Facebook del suo gruppo, e concluse co= n un appello per il “Compra Sud”. Noi, allora, intervenimmo, dichiarandoci ovviamente d’accordo con quanto affermato dalla signora circa la necessità di preferire, negli acquisti, i prodotti meridion= ali. Approfittammo dell’occasione anche per ricordare che questa battaglia= era già stata combattuta, anni addietro, tra mille difficoltà, dal Movimento Neoborbonico, e che una volta ci eravamo sentiti rispondere candidamente da un imprenditore campano: “Ma se poi io aumento il fatturato, devo assumere altra gente!”, come se questa fosse una grave iattura, e non una ricaduta benefica sul tessuto sociale. Insomma - conclud= emmo - la strada del “Compra Sud” era, sì, da percorrere, purché non la si considerasse una sorta di “bacchetta magica”, e purché si mettesse in conto la possibilità di scontrarsi con situazioni e mentalità non facili da vincere.<= span style=3D'color:black'>

Qualche settimana dop= o, archiviato abbondantemente il convegno di cui sopra, un amico fu così gentile da avvisarci che la predetta “signora” ci stava contest= ando dalla pagina del suo gruppo Facebook. La nostra perplessità si mutò in sbalordimento quando andammo a controllare in cosa consistes= sero queste contestazioni. In breve la tipa, facendo finta (spero!) di non capire quanto avevamo aggiunto subito dopo il suo intervento, aveva dato inizio a = una vera e propria campagna di aggressione “mediatica” nei nostri confronti. Sosteneva, infatti, che noi avevamo tacciato gli imprenditori meridionali di incapacità e di mancanza di senso degli affari, e che= - per di più - avevamo liquidato il Compra Sud come un’iniziativa assolutamente inutile! Non solo: siccome in quel frattempo non ci eravamo accorti dei suoi post denigratori (sapete com’è: ogni tanto Facebook lo si deve pur chiudere per lavorare…), l’anzidetta “signora” ci accusò pure di “sufficienza”.

Ovviamente andammo su= bito a visitare il sito che ci vedeva - nostro malgrado - protagonisti; fornimmo chiarimenti e chiedemmo spiegazioni per capire come poteva aver avuto luogo= un simile madornale fraintendimento. La risposta fu breve e arrogante: la curatrice della pagina replicò rimproverandoci, sostanzialmente, di mentire, ovvero di voler apporre - con questo nostro successivo intervento = - la classica “pezza a colori” per non essere costretti ad ammettere= i nostri torti; dopodiché chiuse bruscamente la discussione. Il lincia= ggio mediatico continuò ancora per qualche giorno. Poi, per fortuna, la p= oco cortese (e pochissimo avvenente) “signora” si degnò di mutare bersaglio.

Si trattò, inv= ero, di un “cambio di mira” solo apparente. Ci risulta, infatti, che= la sin troppo ricordata pagina Facebook continui tuttora a condurre una sua personale battaglia contro il Movimento Neoborbonico.

Alla luce di questo d= ato, apparirà chiaro a quanti sono stati così pazienti da leggerci quale fosse il senso e il significato della persecuzione attuata dalla Erin= ni meridionalista: il vero oggetto dei suoi strali non eravamo noi; era, tanto= per cambiare, l’Associazione fondata da De Crescenzo, che occasionalmente= ci trovavamo a rappresentare nella sede di quel convegno.

Fra l’altro, pa= re che la “signora”, galvanizzata dai numerosi contatti della sua pagi= na Facebook, abbia avuto la bella pensata di “costruire qualcosa di politico”, ritenendo - evidentemente - che 5000 “Ti piace”= ; cliccati equivalgano ad altrettanti voti. Tanti auguri: ci mandi i confetti, dopo che avrà fatto un po’ di conti. Quelli veri, però…

E veniamo alla second= a, più insidiosa e, a nostro avviso, ancor più ignobile categori= a di avversari. Abbiamo precedentemente definito costoro come quelli che mostran= o apertis verbis di disprezzare i Neoborbonici, chiamandoli “passatisti” e “nostalgici̶= 1;, nonché rimproverando loro di tenersi al di fuori della politica.

In passato ci è già accaduto di incontrare molti di questi clown travestiti da microstatisti; quello che è successo in occasione delle ultime elezi= oni comunali di Napoli, tuttavia, è incredibile, e non ha precedenti.

Tutti - e ripetiamo t= utti, senza eccezione - i movimenti sudisti, meridionalisti e localisti che non f= ossero liste “camuffate”, ovvero manovrate dai partiti di maggioranza = e di opposizione, hanno fatto una figura meschina, riportando percentuali infinitesime di consenso. Eppure abbiamo udito, sconcertati, mirabolanti chicchirichì sull’immondizia intonati da tronfi galletti latori di novanta, sessan= ta, addirittura venti voti! Il loro sozzo risentimento verso i Neoborbonici è tale che non hanno saputo nasconderlo nemmeno nel corso delle elezioni. Ciò, tra parentesi, dimostra proprio quanto sia profonda la loro sagacia di politici: questi piccoli Mitterrand per prima cosa si sono preoccupati - anche loro! - di tirare morsi all’Associazione; assai più logico e lungimirante sarebbe stato, semmai, “corteggiare”, o per lo meno non contrariare, un bacino elettor= ale presso cui, in teoria, avrebbero avuto almeno una mezza possibilità = di prendere voti e di rendere, così, un po’ più dignitosa = la débâcle sancita impietosamente dalle urne.

Ma loro, i meridional= isti “seri”, “quelli che fanno le cose concrete”, non ci hanno pensato. Applausi: premio Talleyrand 2011 per l’intelligenza politica!

Sarà il caso, = in conclusione, di dire qualcosa anche a proposito della partecipazione dei Neoborbonici all’attività più strettamente “elettorale”; anche su questo argomento, infatti, c’&egra= ve; parecchia disinformazione e malafede.

Il Movimento Neoborbo= nico è un’Associazione culturale, per statuto. Non è, quindi= , e non potrà mai essere, in quanto Associazione, un partito. Fin dalle = sue prime fasi di vita, però, il Movimento è stato “solleci= tato” da alcuni suoi esponenti a non estraniarsi dalle competizioni elettorali.

Quando ciò acc= adde per l’ennesima volta, moltissimo tempo fa, in occasione di una tornata delle comunali di Napoli, Gennaro De Crescenzo decise, saggiamente, di accontentare l’ala “partitica” dell’Associazione, f= ermo restando che quest’ultima non si sarebbe trasformata, pari pari, in u= na lista. Anzi, lo stesso De Crescenzo non volle esporre se stesso al rischio concreto di “bruciarsi” nel caso di un insuccesso elettorale, ma lasciò che i soci interessati si misurassero in politica, a titolo personale.

Si stabilì, du= nque, una sorta di accordo pre-elettorale fra questi esponenti del Movimento e il partito “Alleanza Meridionale” del compianto Lucio Barone, che inserì nella sua lista i Neoborbonici disposti a candidarsi.<= span style=3D'color:black'>

I risultati, come &eg= rave; stato ed è costante nella storia dei movimenti sudisti, furono alqua= nto modesti. Essi, però, risultarono assolutamente non inferiori ai pres= unti exploit realizzati dai visionari, insolenti, velleitari e anti-neoborbonici meridionalisti di oggi. Costoro scacazzano sul web, come le mitologiche Arp= ie, i loro proclami trionfalistici per aver conseguito nel 2011, dopo anni di l= otta solitaria portata avanti dal Movimento Neoborbonico, e dopo l’impatto= travolgente di libri come Terroni sull’opinione pubblica (libri che - ricordiamolo! - traggono la loro materia proprio dalle tesi neoborboniche e dalle interviste fatte ad alcuni Neoborbonici), le stesse preferenze ottenute = venti anni prima da una sparuta avanguardia, in un ambiente e in un’epoca totalmente chiusi e ostili, sul piano culturale (figuriamoci sul piano partitico!), al discorso sudista.

Il nostro caro amico = Pucci Cipriani commenterebbe: “E bravi bischeri!”.

 

Lorenzo Terzi

Responsabile del Cent= ro Studi Neoborbonici.

Membro del Direttivo dell’Associazione Culturale Neoborbonica dall’anno della sua fondazione.

 

&n= bsp;

P.S. Siccome conosco sin troppo bene i miei gallinacei: onde evitare commenti idioti, chiarisco che nella presente nota ho voluto usare = il “noi”, al posto della prima persona singolare, non come pluralis maiestatis, ma come strum= ento utile per non rendere tutto il discorso eccessivamente  autobiografico e “privato= 221;.