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L’OPINIO= NE

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La parola ai meridionalisti n= on tanto per caso

 

In questa rubrica vengono espresse opinioni politiche, posizioni di storici, giornalisti ed appassionati su vicende a prescindere dal pensiero e dai giudizi della Redazione che può anche= non condividere, ma che per dovere di cronaca e di diffusione della verit&agrav= e; storica ritiene di pubblicare.

 


 

CONOSCERE PER DECIDERE

di Gio= vanna Messina

(Ass. Tre Sicilie)<= o:p>

 

Offuscato dall’attesa sull’esito dei ballottaggi, è partito in sor= dina l’ennesimo affondo della stampa economica sui costumi morali del Sud.= A p. 3 del Sole 24 ore del 30 maggio, Gianni Trovati illustra la mappa dell’evasione fiscale in Italia: la mappa è basata su un indic= e di “rischio-evasione” da cui si desume che le regioni del Sud sono= in prima linea sul fronte dell’infedeltà tributaria.

Il risultato era piuttosto prevedibile: l’indice è stato elaborato dal Centro S= tudi Sintesi e dall’Unioncamere del Veneto, enti il cui mandato istituzion= ale è quello di fornire una parvenza di scientificità alle istanze del popolo delle partite IVA. E tipicamente le analisi del centro Studi Sin= tesi si sono distinte per rigore di metodo ed obiettività: ne è so= mmo esempio uno studio sui redditi nelle città italiane - consultabile s= ul loro sito Internet - che indica Rimini al terzo posto nella graduatoria dei Comuni a rischio di povertà, poiché oltre un quarto dei contribuenti in tale città dichiara un reddito inferiore a una soglia minima (il dato non è guardato con sospetto dagli autori dello studi= o, si vede che il capoluogo romagnolo è situato oltre lo spartiacque territoriale fra buoni e cattivi!)<= /o:p>

Ma come è costruito l’indice di rischio-evasione commentato nell’articolo= di Trovati? L’idea fondamentale è quella di confrontare i consumi= con il livello di reddito disponibile in ciascuna regione italiana: le regioni = infedeli al fisco sarebbero quelle caratterizzate da una propensione alla spesa più alta della media, in presenza di livelli di reddito disponibile inferiori a quelli del resto del paese. =

Questa tesi non re= gge, né alla prova dei numeri, né alla prova delle più rudimentali nozioni di economia.

Sotto il profilo d= ei numeri, un’indagine rigorosa dovrebbe utilizzare il più possib= ile dati ufficiali e omogenei. L’indice rischio-evasione, al contrario, è costruito a partire da una pluralità di fonti statistiche, = intrinsecamente diverse, che difficilmente possono essere messe in relazione. Le eventuali incongruenze fra consumi regionali e redditi disponibili possono invece ess= ere analizzate utilizzando le statistiche ufficiali dell’Istat. E i dati = dell’Istat forniscono un’evidenza diversa da quella commentata nell’artico= lo di Trovati: la quota di reddito assorbita dai consumi nelle regioni del Sud è dell’ordine del 90 per cento, un dato assolutamente in linea= con quello delle regioni settentrionali.

Ma quand’anc= he la quota di reddito assorbita dai consumi fosse al Sud più alta che al Nord, non vi sarebbe nulla di cui stupirsi. E’ dagli albori della sci= enza economica che è noto che la propensione al consumo è maggiore= in corrispondenza di bassi livelli di reddito, perché è maggiore l’incidenza delle spese legate alla sussistenza (tipo gli acquisti di alimenti o i consumi elettrici, pure citati nell’articolo). Oltre ad essere una considerazione di buon senso, è una delle prime lezioni c= he impara uno studente fin dalle pagine iniziali di un qualsiasi testo base di macroeconomia.

Chi volesse ciment= arsi nel tracciare una cartina dell’evasione fiscale italiana avrebbe comu= nque a disposizione strade alternative e ben più promettenti.

Potrebbe ad esempio confrontare i redditi dichiarati ai fini Irpef in ciascuna provincia italia= na (fonte Ministero dell’Economia) con il rispettivo peso economico (misurato dal valore aggiunto provinciale, di fonte Istat). Questo confronto è ricco di sorprese, soprattutto quando si considerano alcune delle province etichettate come virtuose dall’articolo di Trovati. E’= il caso, ad esempio, di Rimini e Forlì, che si collocano in coda alla classifica dei redditi dichiarati ai fini Irpef nonostante siano fra le province italiane più ricche in termini di valore aggiunto pro-capit= e. O anche il caso della provincia di Venezia che, pur avendo un peso economico doppio di quello di Caserta (in termini di valore aggiunto pro-capite), dichiara al fisco un reddito inferiore a quello della provincia campana. Qu= este stranezze non si spiegano con le nuove ed immaginifiche frontiere del risch= io povertà descritte nelle analisi del Centro Studi Sintesi. Ma piuttos= to con il fatto che, laddove la struttura produttiva è maggiormente sbilanciata verso il settore del turismo, della ristorazione e del commerci= o al dettaglio, le possibilità di evasione si moltiplicano. Ci sentiamo spesso ripetere, dalle stesse voci che ci accusano di infedeltà fisc= ale, che la struttura economica del Sud si caratterizza per un ruolo preponderan= te del settore pubblico: questo significa che nelle nostre regioni una quota maggiore di redditi si sottrae alla possibilità di evadere, in quanto soggetta a ritenuta alla fonte.

La nota esortazion= e di Einaudi sottolineava l’importanza che le scelte di politica economica= si fondassero su una base solida di conoscenze. Se le analisi a cui si ispira l’articolo di Trovati sono il segno dello spessore scientifico su cui= si basano le scelte in materia di federalismo fiscale dell’attuale class= e dirigente, c’è poco da essere ottimisti. Ma l’invito di Einaudi andrebbe generalizzato ed esteso a tutti noi meridionali. Troppo spesso que= sti luoghi comuni sul Sud trovano ampia diffusione nel dibattito mediatico con = la complicità del nostro silenzio, se non della nostra colpevole accondiscendenza. E’ più che mai l’ora, per noi cittadini del Sud, di conoscere, di sviluppare un modo autonomo di guardare a noi ste= ssi. Per decidere qual è il modo migliore per riprendere in mano il nostro destino.