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L’OPINIONE

La parola ai meridionalisti n= on tanto per caso

In questa rubrica vengono espresse opinioni politiche, posizioni di storici, giornalisti ed appassionati su vicende a prescindere dal pensiero e dai giudizi della Redazione che può anche non condividere, ma che per dovere di cronac= a e di diffusione della verità storica ritiene di pubblicare.=

 


 

Silvio, la nostra scuola è nata fregnacciara!

 

di Ruggero Guarini

 

 

      Anche sulla faccenda della scuola pubblica il Cavaliere ha quasi del tutto ragione. Dico “quasi” e non “del tutto” perché dai suoi attacchi si potrebbe dedurre che la nostra scuola sia diventata faziosa e ballista soltanto negli ultimi anni, con la presa del potere, anche nelle nostre aule scolastiche, di stormi di maestrini di sinistra e ultrasinistra. Mentre essa è stata sempre menzognera fin dalla nascita del nostro s= tato unitario.

      Il campo n= el quale la nostra scuola pubblica si è rivelata da sempre più sfacciatamente ballista e faziosa è naturalmente quello dell’insegnamento della storia nazionale. Che infatti, fin dai primis= simi vagiti dell’Italia Una, fu sottoposto a un accorto processo di adeguamento alle pretese ideologiche dei vincitori, con effetti di occultam= ento e falsificazione di inaudita sfrontatezza.

Si videro mai, p= er esempio, sia nelle scuole dell’Italia cosiddetta liberale, sia in que= lle dell’Italia fascista, sia in quelle dell’Italia post-fascista, manuali di storia dai quali gli alunni potessero apprendere che i primi due felicissimi effetti dell’avvenuta unificazione statuale del paese era= no stati due disperati rifiuti, il brigantaggio e l’emigrazione, vale a = dire alcune migliaia di insorti legittimisti fucilati senza processo e alcuni milioni di disgraziati in fuga verso le Americhe?

     Furono mai intro= dotti manuali che non occultassero completamente gli aspetti meno esaltanti del nostro “risorgimento”, per esempio la sua natura di movimento minoritario, di stampo schiettamente terroristico, apportatore da un lato di una lunga serie di cospirazioni e sommosse ordite da gruppuscoli elitari e, dall’altro, di una serie di guerre combattute e vinte dal Piemonte, l= ’ultima delle quali, la conquista del Regno delle due Sicilie, non essendo stata fra l’altro mai nemmeno dichiarata, ebbe il carattere, né pi&ugrav= e; né meno, do ima pura aggressione coloniale?

      E per veni= re a balle più recenti: si è mai visto un manualetto che nel capit= olo sul fascismo facesse notare allo studente che quel regime, poiché da= un lato i suoi principali tratti distintivi (partito unico; sua identificazione con lo stato; militarizzazione delle masse, statizzazione di vasti comparti dell’economia; controllo dell’informazione, della cultura e dell’arte; stato etico e pedagogico – ecc. ecc.) furono in effe= tti gli stessi che contraddistinsero i coevi regimi comunisti, mentre dall’altro vi mancano alcuni gagliardi massacri e un bell’arcip= elago gulag, potrebb'essere anche definito il solo socialismo dal volto umano?

Non risulta infi= ne che si sia fatto alcunché per sgonfiare almeno in parte, nei libri di te= sto, quella che forse è la più incresciosa delle tante frottole di= cui si pasce la nostra storiografia ufficiale, ossia quel mito resistenziale ch= e da ormai sessant’anni  e ro= tti viene incessantemente sbandierato non tanto al fine legittimo di tramandare= il ricordo dei tanti eroici italiani che si diedero alla lotta partigiana quan= to a nascondere o  negare il fatto = che quella guerra non contribuì ad affrettare di un solo momento n&eacut= e; la caduta del fascismo né la liberazione dell’Italia dai tedes= chi e dai fascisti, ossia a far dimenticare che la vera causa dell’una e dell’altra furono la sconfitta dell’Italia fascista nella secon= da guerra mondiale e l’avanzata delle armate angloamericane dalla Sicili= a al Po.

      D’al= tra parte non c’è da illudersi. Tutto lascia infatti supporre che = le nostre panzane storiche abbiano i secoli contati.  

 

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