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L’OPINIONE

La parola ai meridionalisti n= on tanto per caso

In questa rubrica vengono espresse opinioni politiche, posizioni di storici, giornalisti ed appassionati su vicende a prescindere dal pensiero e dai giudizi della Redazione che può anche non condividere, ma che per dovere di cronac= a e di diffusione della verità storica ritiene di pubblicare.=

 


 

Per favore, fate= ci capire.

 

di Lino Patruno<= o:p>

 

 

Per favore, fate= ci capire sulla Banca del Sud. Ci vogliono entrare le Banche popolari del Nord= , e allora uno dice: finalmente si sono convinti che al Sud si può lavor= are bene. Poi però si apprende che pretendono il 60 per cento: cio&egrav= e; appropriarsene. Le Banche popolari del Nord sono quelle che curano gli interessi delle piccole e medie imprese settentrionali. Atroce sospetto: la Banca del Sud cavall= o di Troia per venire ancòra una volta a fare affari al Sud. Magari come = 150 anni fa, quando vennero per “portare” la libertà e finir= ono per “portarsi” il territorio.

Ma a pensare mal= e si fa peccato. Poi però si apprende inoltre che il candidato alla guida= di questa Banca del Sud è Massimo Ponzellini, presidente della Banca popolare di Milano, città più vicina alle Alpi che al Mediterraneo, anche se, udite udite, è la città che ospita la Conferenza sul Mediterraneo. Devono aver scambiato l’acqua salata con la neve. Merito principale di Ponzellini, oltre a tutto il suo curriculum vitae ecc. ecc., essere gradito a tal Umberto Bossi, che così si candida a mettersi a= lla testa anche del Mezzogiorno.

Bisogna per&ogra= ve; ammirare la coerenza storica. Anche la Cassa per il Mezzogiorno fu una Cassa per il Mezzogiorno ma fece tornare quasi tutti i soldi al Nord: Cassa per il Settentrione. Una partita di giro per l’acquisto di prodotti del Nord, per i lavori pubblici che le imprese del Nord vennero a eseguire al Sud, per gli incentivi che le medesime si presero al Sud senza che nessuno controlla= sse mai se i capannoni che innalzavano diventavano industrie (si dovrebbe organizzare un viaggio nei cimiteri meridionali delle industrie mai nate).<= o:p>

Coerenza storica= ma anche continuità storica. Nei giorni scorsi, “La Stampa” di= Torino ha avuto l’ammirevole onestà di riportare quanto ogni anno il = Nord esporta al Sud: circa il 70 per cento della sua produzione. Se ci aggiungia= mo i servizi (esempio la spesa delle Regioni meridionali per i ricoveri al Nord)= e i costi dell’emigrazione (un laureato costa al Sud circa 100 mila euro = e ne emigrano 80 mila all’anno), si arriva a 96 miliardi di euro che il Sud trasferisce ogni anno al Nord.

Dal Nord al Sud scendono invece 50 miliardi all’anno (il famoso “Sacco del Nord”). Anzi non scendono dal Nord al Sud, ma da chi è pi&ugra= ve; ricco e paga più tasse (diciamo) a chi è meno ricco: scendono insomma anche da un lombardo benestante a un lombardo malestante. Principio= di solidarietà alla base di tutti i moderni Stati democratici. Anche se= fa dire al suddetto Bossi che il Sud vive a spese del Nord (titolo della “Padania” per la festa dell’unità: “Il Nord paga, il resto d’Italia festeggia”).

Il Sud si deve f= are restituire 46 miliardi all’anno. Anzi di più. Perché non solo nel frattempo la spesa pubblica dello Stato continua a essere maggiore= al Nord (lo dice il ministero di Tremonti). Ma bisogna aggiungerci i 25 miliar= di (almeno) di fondi Fas destinati appunto alle aree svantaggiate e finiti inv= ece a coprire il taglio dell’Ici in tutt’Italia, la cassa integrazi= one soprattutto per le aziende del Nord, le multe ai lattivendoli padani che ha= nno prodotto più del pattuito fregando per primi i colleghi altrettanto padani. Ma per loro Bossi ha un debole.

Perciò cr= ede ancòra alla Befana chi teme che la Lega Nord voglia la secessione staccandosi = dal resto d’Italia. Saranno un po’ rustici ma non fessi. L’articolo uno del loro statuto parla di “indipendenza” d= ella Padania, cioè appunto di secessione. Ma non aggiunge se deve essere secessione statale o economica. E’ sufficiente quella economica. Cioè quella che si sta realizzando e sarà definitiva col federalismo: ciascuno si tiene il suo. Ma già il Nord, come abbiamo visto, si tiene quello del Sud. Il quale starà ancòra peggio perché, essendo più debole, non potrà che aumentare le tasse per dare almeno stessi asili e bus di ora.

E però la parola d’ordine è la solita: col federalismo il Sud star&agrav= e; meglio. Bisognerebbe sospettarne solo perché lo dicono Calderoli e compagni, notori malefattori del Sud. Il Sud dovrebbe stare meglio perché si dovrebbe governare meglio. Detto da chi, col Paese terzo indebitato del mondo, continua ogni anno ad aumentare la spesa pubblica inv= ece di diminuirla.

Inutile aggiunge= rci contorni. Caro carburante: le addizionali regionali penalizzano il Sud. Assicurazione obbligatoria auto: il 50 per cento in più di costo al = Sud perché, teorizzano, più a rischio truffe (ma anche se uno non= ha mai fatto incidenti paga di più rispetto a uno altrettanto “buono” del Nord). Ci sono troppi alpini meridionali, mandiamoli via. E gli insegnanti meridionali al Nord devono cedere il posto a quelli locali anche se questi sono somari e loro bravi. Infine viene il cantante Grignani a Bari e di fronte a un impianto audio difettoso che il suo stesso staff aveva controllato dice: siamo in Puglia non a Bergamo. Anzi Bergh&egr= ave;m.