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IN RISPOSTA

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Quasi una comunicazione interna

diretta a tre

“buoni intenditori”

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Come accennato in qualche editoriale e come di tanto in tanto emerge da alcune l= ettere alla Rete, non sempre le cose in casa meridionalista filano bene.

C’è stato, c’è e ci sarà sempre “il saputello” di turno, il novello salvatore della Patria che, emettendo lapidarie sentenze di condanna senza possibilità di appello, passa come un elefante su anni ed anni di battaglie e sulla dignità e l’onore di chi, senza secondi fini= e senza risparmiarsi, le porta avanti a proprie spese.

Naturalmente a qualche nostro compatriota tali puerili atteggiamenti non vanno sempre tanto a genio e perciò, quand= o il troppo diventa troppo, mette i puntini sulle “i”.

E’ questo è il caso in merito ad al= cune recenti dichiarazioni di costoro.

Per consentire di capire anche a chi non è proprio addentro alle vicende dell’attivismo di prima linea, diciamo = che la metaforica lettera di seguito riportata è stata scritta dal principale promotore della Nazionale di Calcio del Regno delle Due Sicilie, nostro Compatriota ed amico, ed è diretta ad alcuni “soggetti” dalle dubbie finalità associative che, attrav= erso la pubblicazione di alcune avvelenate note, intenderebbero fiaccare l’opera dei vertici del Movimento nell'insano tentativo di delegittim= are e svilire la loro figura solo perché dipendenti dello Stato italiano= .

Come da tempo si afferma: “I peggiori nemici del Sud si annidano proprio al Sud”.

 

Cap. Alessandro Romano

 

  


 

Attacchi ingiustificati ai Dipendenti Statali

 =

Sinceramente non volevo entrare in discussione con quei “compagni di merende”, lo ritengo insensato combattere con il niente, anche perché l’ho promesso ad una persona che per me rimane un esempio, anche se poi è difficile capire perché si accompagni a certi personaggi, tipo la “maschera di picaresca sofferenza” ed i suoi accoliti “compagni di merende”… e non solo.

Ma, come detto, per me è e rimane un modello anche se, credo, a questo punto non gliene freghi niente. Comunque, siccome sono tirato nella mischia per il bavero: eccomi signori!

Sono riuscito a leggere le scempi= aggini scritte dal “responsabile alle ricerche” dei “compagni di merende”. Complimenti, non c’è che dire. Vorrei sapere c= ome si fa ad accomunare una persona che lavora per lo Stato ad un servitore del Governo. Anzi, scusatemi, la verità è che vorrei sapere con q= uale ragionamento ci si arrivi.

Perché qui si manifestano = alcune carenze logiche. Premetto che una persona onesta non si accompagna alla “maschera di picaresca sofferenza” ed ai suoi “compagni di merende”, fosse solo per onestà intellettuale, ma la cosa che più mi sorprende è che secondo il “dotto” ragionamento, si evincerebbe che, addirittura, sarebbe meglio servire la camorra che lavorare per lo Stato. Conclusione che mi pare a dir poco preoccupante, e non posso fare a meno di domandarmi come fa la persona (la stessa di prima), che per me è un esempio, ad accompagnarsi con queste persone (le stesse di prima), visto che anche lui è uno che lavora per lo Stato e che per noi, parlo della p= arte sana, onesta, è un esempio, sia come meridionalista, sia per il lavo= ro che svolge.

Oltretutto, visto che questo “responsabile” (compagno di merende) è la stessa persona= che si è fatta immortalare con il “Silvio nazionale”, con ta= nto di foto messe in bella mostra sul web, vorrei sapere con quale coraggio vie= ne a rinfacciare a persone che orgogliosamente rischiano la pelle ogni giorno uscendo da casa, un’attività al servizio di un governo che lui non disdegna: misteri del= la logica.

Però mentre noi “statali” lavoriamo, lui ed i suoi compagni di merende e, soprattutto, il suo “dux bellorum” si arrabattano per sbarcare = il lunario: perché di questo signori si tratta. In verità al “purtuallaro” (il capo compagno di merende) poco importa del Su= d, dei Borbone etc, a lui importa trovare un gonzo di turno da fregare. E puntualmente trova qualche povera anima travagliata (il responsabile di cui sopra) che pur di ricevere un minimo di interesse da parte di qualcuno, è disposto a tutto. Figuriamoci cosa può succedere se ad un idiota dai una carica altisonante: questi sarà disposto a morire per= te, e questo il picaro (detto anche purtuallaro) l’ha capito benissimo.

Ed ecco il soggetto in questione alacremente impegnato allo sputtanamento di tutto e tutti per portare acqua= al solito mulino (quello del purtuallaro). Non ha capito, o meglio non vuole capire, che oltre all’appartenenza c’è qualcosa di più a cui far riferimento e portare rispetto. Bisogna rispettare pri= ma di tutto gli altri, cosa che il suo padrone (sempre lui, il purtuallaro) non fa: non l’ha fatto nemmeno negli affetti più intimi e cari. Figuriamoci per il resto.

Bisogna rispettare l’ideale altrui e non credere che l’altro non conti niente per partito preso, = ma questo, un soggetto (il responsabile amico di merenda del purtuallaro) che = dice ”meno male che Silvio c’è”, è un concetto c= he non può capire a prescindere.

Il nemico è nemico e va eliminato e basta. Questo il concetto del “nuovo che avanza”. Bisogna rispettare la cultura altrui ed anche di questo il compare, e soprattutto il suo aizzatore, non hanno idea. Lui tutto preso ad autopromuo= versi e autolodarsi del suo sapere, l’altro a vedere come sbarcare il lunar= io. Ci sono cose e sensazioni che non si possono descrivere, come ho detto altre volte, ed una di queste è l’appartenenza ad una Patria. <= /o:p>

La patria è un sentimento così intimo che sinceramente mi dà fastidio parlarne pubblicamente. Ogni notte, quando mi addormento, torno a casa, nella mia Pa= tria ed ogni mattina vado a casa, nella mia Patria. Anche se sono a migliaia di chilometri da essa, mi sento e sono parte di essa come gli animali, le pian= te, l’erba ed i sassi. Sono parte di essa e come essa mi sento parte dell’universo. Potrei stare delle ore a parlare di queste cose, ma non credo che un personaggio come il “tarallaro” (detto anche purtuallaro e picano) o il suo giggionico “compagno di merende” possano capire.

Oltretutto la cosa che non accett= o, oltre al modo di pensare criminale, è quello di bloccare ogni discussione e possibilità di controbattere a certe scempiaggini. Non è solo vigliaccheria, questa è vera e propria idiozia e prepo= tenza ed a queste io non posso che ribellarmi. Comunque, spero che la persona che= io rispetto e che per me è un esempio indichi loro quantomeno come comportarsi. Ma ho i miei dubbi sul fatto che poi siano in grado di capire, viste le scempiaggini che scrivono e a chi si accompagnano. Un’ultima cosa al tarallaro: “visto che vai in giro a raccontare fesserie su= lla Nazionale di calcio, soprattutto a persone a me care, ti invito pubblicamen= te a parlarne per mettere le cose in chiaro una volta per tutte, piuttosto che l= amentarti dei tuoi presunti acciacchi e della malafede, guarda caso sempre altruiR= 21;, per chi non lo sapesse, “= senza ritegno e senza vergogna”.

Ma con che faccia riescono ad usc= ire la mattina di casa non so proprio. Comunque per chiudere il discorso, al “compagno di merende” spinto dalla solita “maschera di picaresca sofferenza”, voglio di nuovo ribadire che è meglio lavorare per lo Stato che servire la camorra! <= o:p>

Ed ora basta per carità, c= ome altre volte ho scritto, a rimestare letame non si ottiene altro che puzzo ed io, essendo figlio di contadini, di letame me ne intendo.=

 

Guglielmo di Grezia