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 I RAPPORTI DEL GOVERNATORE DI BENEVENTO GALLARINI SUL BRIGANTAGGIO

Trimestre: Agosto-Ottobre 1861

da: "MURA E SENTIERI" di Vincenzi Mazzacca - Edizione A.G.M. - Beltiglio di Ceppaloni (BN) - 1994

 

...... le dolorose vicende (1) da raccontare avranno come punto di riferimento il trimestre agosto-ottobre 1861 (2). Esse saranno riportate quasi nella stessa concisione telegrafica con cui furono trasmesse dalle autorità locali al Governatore di Benevento. Non saranno esposte secondo un preordinato schema topografico, né in ordine alla data effettiva in cui si verificarono. Si seguirà solo l'ordine cronologico di trasmissione dei dispacci provenienti dai diversi centri della provincia. Attraverso la lettura di essi, è possibile rilevare che i fatti accaduti nel mese di luglio 1861 avevano maggiormente inasprito il brigantaggio, già alimentato dalla disorganizzazione politica e amministrativa dei nuovi Comuni, nonché dalla poca forza militare presente. Nel mese di agosto 1861 la reazione sembrava trionfare nel Circondano di S. Bartolomeo in Galdo. A S. Marco dei Cavoti, a Molinara, a S. Giorgio la Molara e in altri luoghi, le bande brigantesche spargevano il terrore, tanto che molte persone per prudenza preferivano rifugiarsi a Benevento. Il 7 agosto il Segretario Generale [Filippo De Blasio] (3) del Dicastero dell'Interno e polizia di Napoli ricevette dal nuovo Governatore di Benevento, Gallarini, un allarmante telegramma col quale si comunicava: "S. Marco dei Cavoti invaso dai briganti, incendio e saccheggio. Dispersi 44 Guardie Nazionali e 12 granatieri là accorsi da Ariano (Irpino). Quattro degli ultimi sono qui. Pontelandolfo stretto. Forza regolare tutta Colle Sannita, minacciata dal Matese e alle spalle, pericola. Avvisi e sentori da Maddaloni e da Biccari (FG), briganti congiungonsi a quelli di Colle; corriere di S. Bartolomeo aggredito e tolta valigia. Benevento senza truppa è in gran fermento. Si comincia a dire che Governo non si muove; si discenderà in piazza se non si mandano due battaglioni almeno, Io resterò sulla breccia, non rispondendo più di nulla. Cusano Mutri invaso pure da trecento briganti e proclamano Francesco II" (4). In queste condizioni, le scene luttuose accrescevano il mal contento, mentre dilagavano l'avvilimento e la sfiducia pubblica: la situazione appariva sempre più grave. Basti citare Pelorosso di Colle Sannita che con cinquanta uomini a cavallo entrò il 6 agosto in S. Marco dei Cavoti e, con l'aiuto "pronto della popolazione, scacciò gli accorsi soldati del Galantuomo, ripose il governo per Francesco II e fece lo stesso a Molinara. . .L'8 dello stesso mese, il Pelorosso entrò come trionfante in S. Giorgio la Molara...; prese il danaro comunale in ottomila ducati... Egli, ripostovi il governo borbonico, passò a Pago Veiano (5) e poi a Pietrelcina: aveva mille uomini armati di spiedi e di mazze; però sull'alba del 10, sorpreso dai Piemontesi, dové sloggiare. Ma i Piemontesi trovarono cosa più facile ammazzare i paesani; né meno di 40 innocenti sul botto uccisero." Continuando la rapida sequenza dei principali fatti, c'è da aggiungere che il 23 agosto 8 briganti e due sbandati si presentarono al Sindaco di Colle Sannita. Nello stesso giorno (6), i briganti commisero un furto di quattro muli a danno di De Mattia di Baselice e gli chiesero la somma di quattrocento ducati. Due giorni dopo, alcuni briganti a cavallo tentarono di entrare in Castelvetere, ma furono messi in fuga dalla popolazione. Il 28 agosto, in tenimento di Airola, quattro briganti sequestrarono due persone alle quali estorsero settantacinque ducati, più altri quaranta per rilasciare gli ostaggi. Il 29 agosto l'Intendente di Cerreto Sannita comunicò che i briganti di Civitella Licinio, comandati da un certo Gabriele V. di Pietraroia, crescevano di numero e il paese era in loro balia. Nello stesso giorno il Capitano della Guardia Nazionale di Colle Sannita riferì che un caporale sbandato, Nicola C., capo di una banda di 250 briganti in giro sulla montagna di S. Marco dei Cavoti, lo rassicurava che avrebbe rispettato il suo paese, anzi lo avrebbe difeso. Alle ore 20 del 31 agosto furono sparati a Morcone circa dieci fucilate contro la sentinella della Guardia Nazionale. Tutti i militi che erano sul posto risposero con numerosi colpi di arma da fuoco. Accorse il Sindaco Giuseppe Piombo con molte guardie e vi fu una viva fucileria. Poi fu battuto il tamburo e suonò la campana a stormo. Tutti gli abitanti risposero alla chiamata, armati di fucili di scuri, di picconi, tanto che gli assalitori dovettero retrocedere. Per timore di altri attacchi si vegliò tutta la notte (7). Il 1° settembre, il Giudice di Solopaca comunicò che una banda di briganti si era fermata a un miglio dal paese e aveva chiesto a Luigi Tancredi mille ducati, nonché viveri e sigari per cento persone. Nello stesso giorno, l'Intendente di Cerreto Sannita riferì che vi era stato uno scambio di fucilate fra la Guardia Nazionale e otto briganti che furono costretti a fuggire. Informò pure che una banda di circa duecento malviventi era riunita alla contrada Parata. Alle ore 7 del 3 settembre un'altra banda simile si avvicinò al villaggio Nanzignano di Frasso Telesino; i briganti chiesero ad Agostino De Simone la somma di duecento ducati e sessanta pacchi di cartucce, pena l'incendio del paese in caso di rifiuto. Nello stesso tempo, l'Intendente di Cerreto Sannita comunicò il sequestro a Paolisi dei due sacerdoti Viscusi. Nello stesso giorno, 3 settembre, il Sindaco di S. Agata dei Goti riferì che la famiglia Viscusi aveva ricevuta la richiesta di seimila ducati e viveri e che la banda teneva prigionieri alcuni soldati italiani, un prete e un gentiluomo. Successivamente i malviventi inviarono alla stessa famiglia una lettera contenente un orecchio mozzato ad uno dei due Viscusi, con l'avvertimento che, se non inviavano subito i seimila ducati avrebbero tagliato a pezzi i due ostaggi. Contemporaneamente il Sindaco di Vitulano comunicò che oltre cento briganti, ricoverati sui monti circostanti, minacciavano di occupare il paese. Il Sindaco di Frasso Telesino informò che il giorno precedente, verso le ore 4 del pomeriggio, quaranta briganti avevano tentato invano di assaltare il Comune, ma erano stati respinti dalla Guardia Nazionale. Anche il Sindaco di Foglianise riferì che oltre cento briganti minacciavano di occupare il paese. Il 4 settembre, l'Intendente di Cerreto Sannita comunicò che la notte del 10 settembre circa quindici briganti, in nome di Francesco II, presero due fucili e varie munizioni nella masseria di Vincenzo Pacelli di S. Salvatore Telesino. Nello stesso giorno, una banda di briganti passò per il tenimento di S. Agata dei Goti, dirigendosi verso monte Taburno, mentre a Morcone fecero ritorno i due Parcesepe, fuggiti durante lo scontro avvenuto tra briganti e truppe sul monte Mutria, verso Pietrarola. Nel pomeriggio del 5 settembre, un drappello della Guardia Nazionale, comandato da Luigi Zollo, respinse a Paolisi una banda di circa cinquanta briganti Nello stesso tempo, il Sindaco di Airola comunicò il rilascio dell'avvocato Gambardella di Napoli e del sacerdote Rotili di Paolisi, i quali erano stati sequestrati dai briganti sulla via consolare di Arpaia; comunicò pure l'omicidio sul Taburno di Francesco Cesare di Boiano sospettato dai briganti di essere una spia. Il 5 settembre, sette briganti si arresero spontaneamente al Sindaco di Foiano, mentre a S. Bartolomeo in Galdo furono rubate sette giumente. Nella notte dello stesso giorno, due malviventi che volevano arrendersi alla Guardia Nazionale furono fucilati dagli stessi compagni presso Pietraroia. La sera del 6 settembre, il sacerdote Don Giulio Porto di Faicchio fu ucciso a colpi di baionetta nella sua casa da quattro briganti; anche il servo del sacerdote fu ammazzato, mozzandogli la testa nei pressi della canonica. Nello stesso giorno, oltre il ponte di ferro (8) sul fiume Calore, presso Solopaca, un avanguardia di truppa regolare, proveniente da Cerreto Sannita e diretta a S. Agata dei Goti, si scontrò con dieci briganti, tre soldati furono feriti e un sergente rimase ucciso. Nello stesso tempo, una banda di cento briganti si aggirava intorno alla contrada Costa Cardito di Frasso Telesino e un'altra presso monte S. Angelo. Nella notte tre individui spararono contro il posto di Guardia Mobile fuori Cerreto Sannita e altri colpi si udirono in direzione di Guardia Sanframondi. Con rapporto dell'11 settembre, il Governatore Gallarini di Benevento comunicò al Segretario Generale del Dicastero dell'Intemo di Napoli che il 31 agosto i fratelli Palazzo di Montefalcone Valfortore erano stati aggrediti in tenimento di Volturara da dieci briganti a cavallo e derubati di circa trentacinque ducati e due selle; riferì anche che il brigantaggio sul Taburno aumentava sempre più di numero; che l'8 settembre Pasquale Procaccini di Vitulano ricevette un biglietto col quale gli chiedevano, entro tre ore, cinquecento ducati, duecento pani e companatico, con minaccia di incendiargli le masserie e gli armenti in caso di rifiuto. Inoltre, fu pure comunicato che Pasquale d'Avella, guardiano del convento dei Minori Osservanti di Montesarchio, era contrario al re e divulgava minacce di scomunica ai Liberali e ai sostenitori del regime costituzionale, tanto che nelle funzioni religiose non recitava mai l'orazione Pro Rege Nostro. Non la recitò neppure l'8 settembre, giorno della festa della Vergine. Per tale atteggiamento, il popolo minacciò di incendiare il convento. Intervennero le autorità locali che allontanarono il guardiano dal convento, trasferendolo in quello di S. Maria La Nova dello stesso luogo. Il 12 settembre, tre briganti di Fragneto l'Abate si presentarono al Sindaco. Nello stesso giorno, i briganti usciti da Montefalcone Valfortore furono battuti nel bosco di Vetruscelli, lasciando quindici morti, sei prigionieri e venticinque cavalli. I soldati furono appoggiati dalla Guardia Nazionale comandata dal Maggiore Vitoli. Il 14 settembre fu comunicato dall'Intendente di Cerreto Sannita che era necessario mandare una forza regolare a Pontelandolfo e a Casalduni per ristabilire l'ordine e che a Casalduni, su centotrenta Guardie Nazionali, solo trenta erano provviste di fucili. Inoltre, fu annunciato l'arresto dei briganti Michele M. di Faicchio, Gian Domenico Cifaldi di Pescolamazza (oggi Pesco Sannita), mentre il brigante Ciriaco F. di Fragneto l'Abate si era presentato al Sindaco del luogo. Il 18 settembre il Giudice di Vitulano riferì che il brigante Costantino M. si era presentato al Sindaco del luogo. Il 21 settembre l'Intendente di S. Bartolomeo in Galdo comunicò che quattro giorni prima, presso Molinara, furono rinvenuti i cadaveri putrefatti di Antonio Cifelli e Pasquale Tuva, corrieri incaricati di consegnare particolari lettere dirette a S. Bartolomeo in Galdo; comunicò anche che i briganti Giovanni G., Leonardo I., Michele del G. e Domenico Petronio si erano presentati al Sindaco di Baselice, e che la stessa cosa avevano fatto altri sei briganti, fra cui Michele De M., che il Capitano della Guardia Nazionale di Molinara aveva arrestato il 16 settembre il famoso capo-brigante locale Antonio G. e che il giorno seguente "si praticava la debita giustizia per ordine del Capitano Pilissi" (9); che il giorno 15 cinque briganti a cavallo furono messi in fuga dalla Guardia Nazionale di Castelvetere che li inseguì fino alla località Toppo dei Felci, costringendoli a presentarsi al Sindaco. Il 21 settembre il Capitano della Guardia Nazionale di S. Giorgio la Molara comunicò di aver arrestato i briganti Raffaele Manuele dello stesso paese, Francesco Saverio di M. di Pago Veiano e Crescenzo D'A. di Pesco Sannita. Il Sindaco di Colle Sannita riferì, in data 22 settembre, che si erano presentati a lui i briganti Leonardo P. di Nicola, nativo di S. Giorgio la Molara e domiciliato in Alberona (FG), Luigi M. di Michelangelo di S. Giorgio in Terra di Lavoro, distretto di Piedimonte e il capobanda Nicola C. di Colle Sannita che in precedenza aveva operato saccheggi nelle contrade vicine. L'Intendente di Cerreto Sannita comunicò al Governatore Gallarini di Benevento che nella notte del 22 settembre, a Ponte, i briganti erano entrati nella masseria del Capitano della Guardia Nazionale di Solopaca e, dopo averla saccheggiata, avevano disarmato il guardiano: i briganti erano di Casalduni e tra essi fu notato il famigerato Domenico S. di Ponte. Il 23 settembre lo stesso Intendente riferì che tredici giorni prima la popolazione di Pietraroia, armata di scuri e pietre, aveva preso e condotto a Cusano Mutri i briganti Andrea B., Nicola M. e Nicola A.; che il Capitano Vitelli, rientrando da Cerreto Sannita a Cusano Mutri con trenta Quardie Nazionali, si era incontrato con i briganti nei pressi del ponte di Lavella dove vi fu soltanto uno scambio di fucilate; che il Maggiore di Linea, Silva, il 14 settembre aveva fatto passare per le armi a Cusano Mutri i tre briganti catturati precedentemente, e cioè Andrea B., Nicola M. e Nicola A., insieme a un quarto brigante di Cerreto Sannita di nome Pasquale di P.; che il Capitano delle Guardie Nazionali di Solopaca aveva catturato il 19 settembre il brigante Angelo C. di Andrea di queI Comune. Prima della mezzanotte del 1° ottobre, la Guardia Nazionale di Cautano ebbe un conflitto a fuoco con i briganti che si erano avvicinati al paese. Non vi furono morti. Nelle campagne dello stesso paese, alcuni contadini che dissotterravano le patate nascoste furono costretti, sotto minaccia di fucilazione, a ritirarsi lasciando gli ortaggi sul posto. Il 1° ottobre il Giudice di Vitulano comunicò che Girolamo e Domenica B. si erano presentati al Sindaco. A Tocco Caudio, i briganti disturbavano i contadini, minacciando la vita se non si univano alla loro banda. Nella notte dello stesso giorno, tredici briganti entrarono in una masseria di Morcone e rubarono molti oggetti d'oro, biancheria e altra roba, ma la Guardia Nazionale di Circello (10) riuscì a sottrarre ai malviventi sette fucili, una parte degli oggetti d'oro rubati e arrestò uno di essi. Il 1° ottobre si svolsero a Cusano Mutri i funerali degli Italiani che un anno prima erano caduti sotto Capua, strenui difensori dell'Indipendenza nazionale, il parroco Don Vincenzo Fiore recitò un conveniente discorso al numeroso popolo che con dignitosa calma assisteva ai sacri riti (11). Il 2 ottobre i briganti minacciarono devastazioni e incendi nei beni del Capitano della Guardia Nazionale di Cautano, al quale chiesero viveri, denaro e biancheria in nome dell'espulso re; la richiesta era sottoscritta dal sedicente Generale Enrich Dechk. Inoltre, nello stesso giorno, a Cautano i briganti rilasciarono Giuseppe De Filippo che, durante il sequestro, aveva riconosciuto fra i malviventi un tal Angelantonio di Pontelandolfo. Il 4 ottobre i briganti attaccarono i militi della Guardia Nazionale di Bucciano e, dopo viva fucileria, furono messi in fuga. Nello stesso giorno, furono arrestati a Montefalcone Valfortore i briganti Alessandro D.O. del luogo e Francesco Jeno di Benevento. Il giorno dopo, tre individui armati e col volto coperto derubarono parecchi contadini presso la contrada rurale di Spatriato di Montesarchio. Nella notte del 6 ottobre, otto persone rubarono a Ponte vari oggetti del valore di 24 ducati. Il 7 ottobre furono arrestati e denunziati tre reazionari di S. Giorgio la Molara. A Montesarchio ventitré sbandati si presentarono spontaneamente al Sindaco che li avviò al Deposito militare di Napoli. Il Comandante militare della provincia di Benevento comunicò al Governatore: "L'operazione di ieri nel Vitulanese è ben riuscita. I briganti, sorpresi, si sono battuti. Il capobanda, Imbuci, ucciso. Due altri briganti fatti prigionieri. Tre si presentarono ieri sera a Vitulano. Solo un soldato è ferito" (12). Il 7 ottobre l'Intendente di Cerreto Sannita riferì la presentazione di cinquantadue briganti di Casalduni e S. Lupo e di altri quindici di Pietraroia. Di essi, sette furono ammazzati dai contadini che li perseguitavano. L'8 ottobre rimase ucciso a Montesarchio il contadino Salvatore Paterno per un colpo partito casualmente dal fucile di un caporale della Compagnia della Guardia Mobile di Casoria che si trovava distaccata a Montesarchio (13). Nello stesso giorno tre briganti di Pescolamazza (oggi Pesco Sannita) e tre di Apice si presentarono ai rispettivi Sindaci. Il 9 ottobre venti soldati sbandati di Colle Sannita si presentarono al Sindaco insieme all'unico brigante che rimaneva a Castelpagano. La sera del 12 ottobre, dieci briganti sequestrarono Giovanni Procaccini di Cautano in una masseria in tenimento di Campoli M.T. e lo condussero nel bosco Cepino del monte Taburno, dove vi erano circa cinquanta briganti. Il loro capo, di nome Cipriano, dispose che se il Procaccini non avesse consegnato duemila ducati, lo avrebbe fatto fucilare subito e avrebbe fatto incendiare la masseria. Il sequestrato, spaventato, si fece mandare dalla famiglia cinquanta ducati e una soma di pane e vino che furono consegnati ai briganti. Dopo infinite preghiere e insistenze fu liberato. Il 14 ottobre il Comandante dell'Arma dei Reali Carabinieri comunicò che a Benevento era stato arrestato il brigante Cosimo B.; a Pesco Sannita, il brigante Bartolomeo De A. si era presentato al Sindaco; a Casalduni una banda di circa trenta briganti, comandata dal noto Filippo T., si aggirava da pochi giorni nelle campagne commettendo furti e danni. Il Sindaco di Casalduni riferì che nella notte del 13 ottobre sequestrarono nelle masserie nove individui i quali menarono seco loro; che fra questi malviventi e quelli sulle montagne del Vitulanese esisteva corrispondenza; che le perlustrazioni della Guardia Nazionale erano riuscite infruttuose atteso lo scarso numero, e domandava una forza bastevole ad operare nel bosco Ferrarise e adiacenze (Ponte, S. Lorenzo Maggiore, S. Lupo), ove la detta masnada staziona" (14). In proposito, il Capitano della Guardia Nazionale di Pontelandolfo riferì che i briganti avevano fucilato Simone Rinaldi, per cui da Cerreto Sannita si era mossa la truppa verso Pontelandolfo. Durante lo scontro, avvenuto nella notte in contrada Parata, i contadini sequestrati approfittarono dell'occasione e fuggirono. Il 17 ottobre, tre briganti della distrutta banda comandata da Mariangelo I., morto nei giorni precedenti in uno scontro con la truppa presso Vitulano, si presentarono volontariamente al Comandante della Guardia Nazionale di Castelpoto. Il 21 ottobre, a Molinara, il brigante Gennaro G., eludendo la vigilanza della truppa che lo scortava, si gettò da una finestra alta oltre venti palmi (più di cinque metri). Infine, il 22 ottobre 1861, il Sindaco di Airola comunicò al Governatore Gallarini di Benevento che nel paese si era festeggiato l'anniversario del Plebiscito con entusiasmo e tranquillità......

 

NOTE

(1) Tutti i rapporti sulle singole situazioni locali furono inviati a Benevento al Governatore Gallarini (successore di Torre) o al vice Governatore Aquara, i quali li trasmisero al Segretario Generale del Dicastero dell'Interno e Polizia con sede a, Napoli.

(2) Alta Polizia, fasc. 180.

(3) Napoli, il Segretario Generale del Dicastero dell'interno e polizia era Filippo De Blasio di Guardia Sanframondi.

(4) Alta Polizia, fasc. 180.

(5) De Sivo, Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861, Trieste 1869.

(6) Nello stesso giorno, alcuni briganti entrarono nella sede comunale di Reino, asportarono alcuni fucili e se ne andarono portandosi un ostaggio.

(7) il Governatore di Benevento, nel trasmettere al Dicastero dell'Interno di Napoli lo scontro avvenuto a Morcone, concludeva il rapporto in questo modo: "Prego disporne la onorevole menzione nel Giornale Officiale dappoiché il fatto non può divulgarsi da me, essendo questa provincia sfornita di qualunque organo di pubblicità (cfr. Rapporto del Governatore Gallarini diBenevento del 3 settembre 1861, in Alta Polizia, Archivio di Stato di Napoli"; cfr. anche A. Zazo, Samnium, 1945.

(8) si tratta del ponte di ferro Maria Cristina presso Solopaca.

(9) Alta Polizia, fasc. 180; cfr. anche A. Zazo, Samnium, 1946.

(10) Per altri fatti di brigantaggio a Circello cfr. anche Note Sul brigantaggio del 1863, in Mario De Agostini e Gianni Vergineo. Si tratta della sintesi di una vicenda riportata nelle inedite Memone storiche di Circello, scritte dal dott. Giovanni Fiscarelli e conservate a Circello nell'archivio della famiglia di Carlo Tartaglia Polcini.

(11) Alta Polizia, fasc. cit.

(12) Dispaccio dell'11 ottobre 1861 del Governatore di Benevento diretto al Segretario Generale del Dicastero dell'Interno Napoli (cfr. Alta Polizia, fasc. 180, Archivio di Stato di Napoli).

(13) Rapportod& 10ottobre 1861 del Delegato di Pubblica Sicurezza di Montesarchio (cfr. Alta Polizia fasc. cit.).

(14) Dispaccio del 15 ottobre 1861 del Governatore di Benevento diretto a Napoli, destinatario cit., fasc. cit.