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CONVEGNO DI STUDI

MOVIMENTI SOCIALI E LOTTE POLITICHE NELL'ITALIA LIBERALE

IL MOTO ANARCHICO DEL MATESE (1877)

Relazione presentata dal Circolo Culturale Napoleone Papini di Fano

San Lupo (BN) 24/25 Aprile 1998

Napoleone Papini

un marchigiano nel Matese

da: http://www.abanet.it/papini/index.htm

 

Questo intervento nasce dalle ricerche storiche che il Circolo Culturale Napoleone Papini di Fano ha effettuato sulla figura specifica di Napoleone Papini e la realtà marchigiana dell'epoca; il Circolo Culturale, di matrice libertaria, intende valorizzare le idee politiche, le proposte nate dalla Prima Internazionale, che non sono morte, che rimangono vive nelle opera di coloro che lottano per una società diversa e migliore.

Voglio chiarire alcuni particolari: il nostro Circolo Culturale si costituisce nel 1982, nell'intitolarlo a Napoleone Papini siamo stati tratti in "inganno": diverse fonti storiche davano questo personaggio come nativo di Fano (tra cui anche la "Storia degli anarchici italiani da Bakunin a Malatesta di P.C. Masini).

Le ricerche che abbiamo effettuato in seguito hanno chiarito che il luogo di nascita era invece Fabriano (come riportato correttamente da altre fonti). L'errore potrebbe essere dovuto alla nota dell'Ufficio di Pubblica Sicurezza di Fabriano del 16/4/1877, in risposta ad una nota del Prefetto di Ancona, il quale chiedeva conto degli internazionalisti appena arrestati nel Matese. Il delegato regio di PS di Fabriano, con stupore, comunicava di aver appreso dalla stampa di questi arresti tra i quali comparivano i cittadini fabrianesi Sisto Spuri, detto Boscarini, e Napoleone Papini. In questo documento viene riportato che il Papini è <<...nato a Fano e qui domiciliato...>> (1). Fano potrebbe essere un errore dello stupefatto delegato o la contrazione di Fa(bria)no.

Nell'approfondire le nostre conoscenze su questo personaggio siamo rimasti affascinati e non abbiamo messo minimamente in discussione la dedica del Circolo. Anzi più approfondivamo la ricerca, più il personaggio diventava storicamente significativo e anche, per alcuni aspetti, simpatico. Infatti pur essendo stato una meteora nel panorama del nascente movimento operaio italiano, il Papini è infatti attivo in Italia tra il 1874 e il 1878 (da quel momento sarà costretto all'esilio), l'energia trasmessa dal personaggio, l'operato, le vicissitudini valgono la pena di ricordarlo e di farlo ricordare. Anche la parte "non politica" della sua vita, i tormentati viaggi, i mille trucchi inventati per sopravvivere valgono la pena di essere ricordati. Dalla ricerca si evidenziano le traversie politiche e personali legate a difficoltà oggettive per l'epoca (in quei tempi non era né semplice né economico spostarsi) ma anche i problemi di sussistenza.

Emerge un singolare personaggio di internazionalista non solo "teorico" ma anche molto pratico.

Le fonti storiche su cui abbiamo lavorato, oltre a numerose pubblicazioni sul periodo e sulla nascita del movimento operaio ed anarchico in Italia, sono documenti "parziali", cioè provenienti da archivi e fonti ministeriali e di polizia (AS-AN - sorvegliati politici, l'Archivio Storico-Diplomatico del Ministero degli Esteri, Casellario Politico centrale) e alcuni documenti e giornali internazionalisti ed anarchici dell'epoca.

Dai documenti esaminati emergono tratti "illiberali" e classisti dello stato liberale che poi il fascismo porterà all'estremo e renderà generale: controllo poliziesco, repressione ecc.

Napoleone Papini nasce il 16 Dicembre del 1856, da Gaetano Papini e Zanielli Orsola. Una famiglia in cui si respirano sentimenti repubblicani e antimonarchici, il fratello, Luigi, sarà anche assessore comunale repubblicano in Fabriano.

E' giovanissimo quando viene arrestato il 7 ottobre del 1874 per cospirazione, in relazione al moto internazionalista di Bologna. Il 31 dello stesso mese, viene però dimesso dal carcere per la sua giovane età senza subire alcuna condanna (2). Saranno invece in 37, di diverse parti delle Marche i processati per quei fatti, tra cui Papini Achille di Fabriano. Le sezioni dell'Internazionale nelle Marche, dopo i fatti del '74, erano state praticamente sciolte, gli internazionalisti incarcerati e repressi. Solo nel '76 dopo la fine del processo ai marchigiani (collegato al processo principale di Bologna) e con il proscioglimento di buona parte di essi, l'Internazionale tornò ad operare più apertamente.

In quegli anni l'attività del Papini è molto intensa: partecipa alla ricostruzione della Federazione Umbro-Marchigiana dell'Internazionale, fonda il giornale "Il Martello" (uno dei più interessanti giornali internazionalisti dell'epoca, secondo il giudizio di diversi storici) (3). Il giornale esce tra il 1876 e il 1877 diviso in tre periodi.

Il primo, a partire dal 12.4.1876, con redazione in Fabriano ha come sottotitolo "giornale politico-sociale" e racchiude al suo interno sia l'anima internazionalista sia quella repubblicana. Questa unione avrà breve durata, il 29 luglio del 1876 dopo una breve sospensione, "Il Martello" riprende le pubblicazioni come "giornale socialista", diventa "cronaca-socialista" con l'unificazione con "La cronaca" di Finale Emilia, fino a diventare "organo della Federazione Marchigiana - Umbra" dell'Internazionale, come deliberato dal II congresso della Federazione Umbra-Marchigiana dell'Internazionale. E' anche sulla base dell'intenso lavoro (e sui frequenti spostamenti) di Napoleone Papini, studente o commesso viaggiatore a seconda dei casi e delle necessità, che l'Internazionale tocca una delle massime punte organizzative e politiche nelle Marche. Il secondo congresso delle Sezioni e Federazioni delle Marche e dell'Umbria si svolge a Jesi il 20 agosto del 1876; Napoleone Papini rappresenta le sezioni di Fabriano, di Sassoferrato ed il nucleo di Pergola (4).

Lo stesso Papini è eletto segretario del congresso. Il congresso approva il programma della Federazione e Napoleone Papini, in rappresentanza della sezione di Fabriano diventa responsabile della Commissione Propaganda. Il Papini pubblica nel giornale le indicazioni della Commissione di propaganda per lo sviluppo dell'Internazionale ed alcuni consigli pratici sull'operatività quotidiana (5).

Il Martello ospita, primo tra i giornali italiani, uno scritto di Michele Bakunin (intitolato "Sull'organamento dell'Internazionale"), e diversi rapporti dai quali emerge una grande vitalità delle nascenti sezioni dell'Internazionale in Italia.

Tra le curiosità pubblicate in quel periodo c'è invece la polemica su Gaetano Papini (negoziante e padre di Napoleone) che polemizza con le autorità pubbliche perché, pur avendo una regolare licenza per lo spaccio di polvere pirica, si vede respinta la richiesta di poter immagazzinarne la quantità di 5 quintali e si deve limitare alla quantità di 5 chilogrammi (6).

Napoleone Papini si distingue nella sua attività di vivace polemista con i repubblicani locali: lo scontro tra queste due tendenze diventa molto forte fino a portare, la notte del 2 ottobre del 1876, all'assalto della redazione del giornale da parte di un gruppo di giovani repubblicani (7).

Il Martello pubblica la convocazione del III congresso Italiano dell'Associazione Internazionale dei lavoratori, previsto a Firenze per il 22 ottobre del 1876, che, come è noto, si svolse in maniera molto particolare, con la polizia alle calcagna (8).

Napoleone Papini appoggia la linea politica che viene decisa in quel congresso (e che porterà poi al tentativo nel Matese). Papini è anche tra i firmatari di una protesta contro il Governo borghese e liberale.

Il resoconto dell'avventuroso congresso dell'Internazionale è pubblicato nel Martello del 19/11/1877 che da questo momento viene pubblicato in Jesi (9).

Il Papini, in tutte queste attività, è discretamente seguito dalle autorità di Polizia che segnalano la sua capacità di spostamento, sotto copertura di commesso viaggiatore: a Jesi per trovare una sede per la redazione del "Martello", a Urbino, dove frequenta la Regia Università (e dove tentava di <<...fare proselitismo alla propria fede politica tra gli studenti di quella università...>>), a Pesaro e a Forlì dove è prevista una affissione di manifesti riportanti il regolamento dell'Internazionale (10).

Il Papini non assume la direzione del giornale, forse occupato nei suoi giri di propaganda o forse in vista dell'impresa che Malatesta e gli altri stanno preparando.

Il Martello trasferisce la sua redazione a Bologna dove sarà diretto da Andrea Costa (che era sempre stato l'ispiratore del giornale) tra il gennaio e il marzo del 1877.

La mobilità straordinaria del Papini riesce a confondere le idee anche alle autorità, proprio mentre fervono i lavori di preparazione della spedizione nel Matese.

Le autorità di polizia locali erano state preavvisate con telegrammi, da parte delle autorità centrali che, com'è noto, conoscevano gli intenti, della possibilità che <<...nei primi giorni di aprile (naturalmente del 1877) deve scoppiare un movimento insurrezionale internazionale...>> e <<...nelle provincie marchigiane dovevano formarsi delle bande...>> per cui si raccomandavano di prendere le misure per <<...prevenire e colpire...>> e, in particolare. viene dato ordine di sorvegliare, <<...con cautela e circospezione ... le mosse dei principali aderenti al partito dell'Internazionale...>> (11).

Il primo aprile 1877 il Delegato di PS di Fabriano nell'elencare i principali esponenti internazionalisti su cui è stata disposta la sorveglianza, mette al primo posto Napoleone Papini con l'annotazione che la persona è <<...tuttora assente da Fabriano...>> (12).

Il Napoleone Papini è segnalato a Jesi dove organizza <<...sotto l'aspetto di una famigliare ricreazione, una riunione dei principali della setta...>>, ed in effetti sia in Jesi che in Fabriano gli incontri tra esponenti internazionalisti si fanno più fitti (13).

Nei giorni seguenti si sparge la notizia che anche nella provincia di Ancona, come a Benevento, si siano svolti moti internazionalisti, ma la notizia non è vera (14).

"Il Popolare", giornale di Fabriano del 17/8/1913 riporta invece che il Papini <<...sul finire del 1876, chiamato da Malatesta, Cafiero, e Costa volò a Napoli per l'organizzazione delle bande del Beneventano. Ritornò qui (a Fabriano) il primo aprile del 1877 per condurre colà una falange dei suoi compagni, ma ciò gli venne impedito da un contrordine tanto che egli ripartì il 2 aprile col solo Sisto Boscarini. Il 5 aprile giunse a Benevento, atteso dal Malatesta; seguì per San Lupo dove fu iniziato il primo movimento rivoluzionario... Da S.Lupo giunsero a Letino di S.Maria Capua Vetere e quivi egli stesso nella piazza sventolò il vessillo rivoluzionario>> (15).

Napoleone Papini, dunque insieme ad un paio di marchigiani, è nella zona prevista per l'insurrezione, insieme ad altri provenienti dalla Toscana e dall'Umbria. Il ricongiungimento con il gruppo degli altri internazionalisti (la gran parte proveniente dalla Romagna) avviene all'ultimo momento, ciò consente al Papini di sfuggire all'arresto.

Napoleone Papini, 20 anni, è con Giuseppe Volponi (20 anni) e Francesco Ginnasi (18 anni) tra i più giovani del gruppo.

Gli viene affidato un incarico di rilievo, diventa infatti il Portabandiera (da qui il nomignolo che ricorre in diversi documenti di "vessillifero della rivoluzione" o "dell'Internazionale". Sempre nel "Popolare" di Fabriano del 17 agosto del 1913, viene pubblicato un altro pezzo sull'incontro e sui ricordi di Napoleone Papini e di Errico Malatesta: <<...Ricordarono l'entrata della banda a Letino; l'invasione del Municipio da parte di Cafiero, Malatesta, Ceccarelli, Bianchini Cornacchia, i quali con rivoltella in mano comunicarono a quei consiglieri che stavano in seduta, che in nome della Rivoluzione Sociale era caduto il governo di Vittorio Emanuele II. L'entusiasmo degli Amministratori di quel Comune, le benevoli parole di un prete che era tra essi il quale suonate le campane a stormo chiamò in piazza il popolo, fuori della chiesa, accanto alla croce, su cui il Papini issò la bandiera rosso-nera, si sono testè ricordate e letteralmente ripetute da questi due vecchi compagni: "E' buona gente questa, va predicando le vere dottrine dell'evangelo, le vere dottrine di Gesù Cristo; ascoltiamoli e seguimoli, o popolo!". Pel riconoscimento di tali sublimi idealità il povero parroco, già anziano, fu più tardi carcerato e scontò parecchi mesi di carcere.

Malatesta ritrovando anche ora nel Papini ferrea memoria ha voluto da lui la promessa di scrivere i tanti episodi dei bei tempi trascorsi nell'agitazione e nella lotta, per pubblicarli nel giornale Volontà, settimanale anarchico, che si pubblica in Ancona e di cui Malatesta stesso ha assunto la direzione. Il Papini ha promesso di scrivere e noi sicuri che, come sempre, manterrà l'impegno assunto attendiamo di conoscere anche nei suoi particolari sempre meglio la storia della gloriosa Internazionale...>> (16). Purtroppo, a quanto ci risulta la promessa non venne mantenuta e ora ci mancano quei "particolari".

Napoleone Papini condividerà le fortune e le sfortune di tutti gli altri partecipanti alla sommossa fino a ritrovarsi nelle carceri di Santa Maria Capua Vetere e Benevento. Il Papini è, tra l'altro, l'estensore dell'istanza collettiva al Presidente del Consiglio, al Ministro della Giustizia e al Ministro degli Interni che gli incarcerati sottoscriveranno (17).

Insieme al Papini partecipano alla banda altri due marchigiani:

<<...Spuri Sisto, d'ignoti, soprannominato Boscarini, nato e domiciliato in Fabriano, condannato più volte a pene correzionali per ferimenti e furti...>>, il citato e stupefatto delegato di PS di Fabriano afferma che non immaginava assolutamente che questo facchino, con qualche piccolo precedente, appartenesse all'Internazionale, lo stesso delegato afferma di averlo convocato nei suoi uffici il 7 marzo <<... come solgo spesso fare cogli ammoniti...>> (18).

L'altro marchigiano della banda era Starnari Antonio (fu Luigi) di Filottrano (e non di Terni come citato in alcuni lavori) che <<...aveva quasi mai dimorato in quel comune per via della sua vita da girovago...>> e che da tre anni partiva spesso per le <<...provincie meridionali...>> dopo aver svolto nella zona di Fabriano la professione di cameriere di locanda.

Il delegato di PS conclude che <<...entrambi i detti individui sono privi di beni...>> (19).

Scarcerati dopo il processo, Napoleone Papini rientrò in Fabriano il 26 agosto del 1878, mentre Sisto Boscarini rientrò il 27, muniti di <<...foglio di via obbligatorio...>> che portarono il 28 nell'ufficio di PS.

Il rientro del Papini avvenne di notte e non fu notato da nessuno, al contrario lo <<...Spuri era atteso da una quarantina di internazionalisti... dopo uno scambio di strette di mano e di baci lo portarono a bere all'osteria e quindi si disperdevano senza dar luogo ad altre manifestazioni...>> (20).

Per Napoleone Papini fu abbastanza facile riprendere l'agitazione interrotta, anche se l'organizzazione e l'agitazione procedevano tra le molte difficoltà frapposte dalle autorità di Polizia. La sorveglianza <<...venne più attivamente fatta dopo la liberazione dei componenti dei fatti insurrezionali di Letino, fra i quali tre appartenenti a questa provincia...>>. Il Papini è controllato molto strettamente <<...per lui si verificò un risveglio maggiore nei componenti di quella associazione appena sortì dal carcere di Benevento... A lui principalmente facevano capo i limitrofi internazionalisti di Jesi... Cardinali Fernando e Severini Ascario si recavano presso di lui, ed insieme ad altri di Fabriano si procuravano convegni ora in un punto ora in un altro... donde un moto, una sorda agitazione, segrete conventicole e complotti da destare la più grande apprensione nell'ordine dei cittadini...>> (21).

Il Papini insieme ad altri aderenti all'Internazionale organizza nella notte tra il 27 e 28 settembre del 1878 l'affissione di numerosi manifesti reclamanti la necessità del rovesciamento dell'ordine sociale e politico esistente. Preoccupati per i numerosi adepti che gli internazionalisti arruolavano dopo tale impresa, le autorità di PS decisero una azione più restrittiva e, dopo una seconda affissione di manifesti avvenuta a Fabriano nella notte tra il 3 e il 4 novembre dello stesso anno, iniziarono la repressione.

Il manifesto scritto e fatto stampare da Napoleone Papini a nome dei "socialisti rivoluzionari marchigiani" dopo aver illustrato i mali che affliggevano i lavoratori chiamavano il popolo delle Marche a formare un solo partito e a raccogliersi attorno al programma e alla bandiera dell'Internazionale (22).

Seguirono sette arresti e fu spiccato mandato di cattura contro Napoleone Papini (il 25 Novembre dal Giudice Istruttore di Ancona per il reato di cospirazione). Il processo a Napoleone Papini ed ad altri internazionalisti (liberati dopo nove mesi di carcere) terminò il 3 agosto del 1881 con la condanna ad un anno di carcere e mille lire di multa per il solo Papini.

Il Prefetto di Ancona, subito dopo il mandato di cattura del 1878 lo fa ricercare a Fermo dove sospettava si stesse recando a trovare un ex maggiore garibaldino (23). Il Papini invece si era casualmente recato in Ancona e lì era stato raggiunto ed avvertito dai suoi che lo fecero riparare all'estero (24), a Lugano.

A questo punto inizia l'avventuroso girovagare del Papini, dalla Svizzera passa in Romania, Bulgaria, Serbia, Trieste, Zara, Francia, Inghilterra ed infine in Argentina. (Alcuni testi consultati parlano anche di Russia ed Egitto, ma la documentazione da noi consultata presso l'Archivio Storico Diplomatico del Ministero degli esteri non da riscontro di tali passaggi: di contatti con i rivoluzionari russi parla Papini con Antonio Zaccagnini (Il Popolare 17/8/1913), mentre in Egitto si reca invece il suo compagno di "viaggi" Ceccarelli).

Pietro Cesare Ceccarelli, noto internazionalista, anche lui della "banda del Matese" è compagno di avventure del Papini. Insieme, dopo la fuga dall'Italia del 1878, aprirono un'attività commerciale in Braila con filiali a Bucarest ed in Bulgaria. La precisione delle fonti investigative all'estero non sempre sono della medesima qualità. In alcuni rapporti si sospetta che Papini e Ceccarelli fossero in contatto con esponenti del <<nichilismo slavo>> e con ambienti rivoluzionari di Russia e Bulgaria; mentre c'erano solo dubbi sulla loro attività economica, sulla quale, perlomeno inizialmente, non risultava nulla di sfavorevole; in altri si precisa che <<...la Ditta Commerciale copriva operazioni di ben altra indole...>> (25).

In alcune relazioni invece si riporta la partecipazione dei due Internazionalisti ad una truffa nei confronti di società italiane che avevano loro affidato la rappresentanza (sulla base di buone referenze ricevute). Si parla di considerevoli somme sottratte, forse utilizzate per scopi rivoluzionari, in special modo per finanziare disordini in Italia (26). Tra le curiosità riportate (nella corrispondenza tra Ministero degli Esteri e quello degli Interni, il 29/4/1881) si narra che Cesare Ceccarelli (sicuramente accompagnato dal Papini) qualificatosi come negoziante di Forlì, trovandosi a Belgrado senza denari, in attesa di riceverli dall'Italia, chiese in prestito al Regio Incaricato d'affari di quella località la somma di 300 franchi, che vennero poi puntualmente restituiti (27).

Certo è che il Ceccarelli ed il Papini il 27 aprile del 1881 scrivono a Malatesta da Trieste e denunciano di aver lasciato la Romania con un passivo di 100 mila franchi e senza un soldo in tasca. Insieme a queste notizie il Papini comunica a Malatesta gli indirizzi di alcuni simpatizzanti socialisti di Belgrado con cui entrare in contatto (28). Sempre da Trieste il Ceccarelli in una lettera a Malatesta (il 16.7.1881) accenna a oscuri avvenimenti che le autorità italiane (intercettata la lettera) interpretano come un coinvolgimento di Ceccarelli e Papini in una truffa incentrata su un falso Banco di Credito Commerciale inventato da un personaggio poi arrestato, certo è che il Ceccarelli (insieme al Papini che in quel momento si trova a Zara) manifesta l'intendimento di recarsi a Londra, dove si trova il Malatesta. Le autorità italiane lamentano anche la scarsa collaborazione delle autorità della polizia imperiale (austro-ungarica) che non effettuano l'arresto del Papini ritenuto dagli italiani implicato nella citata truffa (29).

Tra l'agosto ed il novembre di quell'anno il Ceccarelli è segnalato a Parigi e Papini a Le Havre, in viaggio verso l'Inghilterra.

Il 6 dicembre Napoleone Papini parte da Londra alla volta di Buenos Aires sul piroscafo Kepler, salutato, fino a bordo da Carlo Cafiero.

Nella primavera del 1882 il Papini scrive che si trova molto bene a Buenos Aires, e a Ceccarelli, nell'agosto di quell'anno, che ha iniziato ad intraprendere attività commerciali e già denuncia un buon giro di affari (30). Certo è che Malatesta conta su possibili finanziamenti da parte del Papini (31).

Le autorità italiane, oltre al controllo pensano bene di attivarsi tanto che, in una nota da Buenos Aires al Ministro degli Esteri, si comunica che si procederà a diffondere notizie atte a gettare discredito sulle attività del Papini (32).

Nelle note consultate presso l'Archivio del Ministero degli esteri non vengono citate attività politiche particolari del Papini, tutto si incentra sull'attività economica e sul tentativo da parte delle autorità italiane di screditare la persona. Altre fonti riportano che in Argentina il Papini continuò la sua attività anarchica, anche se nel citato numero del Popolare di Fabriano (in parte dedicato al provvisorio rientro del Papini in Italia) si rileva che <<... fu varie volte consigliere municipale, senza per questo rinunciare giammai alle sue idealità...>> (33).

Nel 1885 ospitò per alcuni mesi Errico Malatesta durante il soggiorno argentino di quest'ultimo. Nella sua permanenza in Argentina ospitò anche altri esuli Italiani.

Il periodo argentino di Napoleone Papini è scarsamente documentato, i nostri tentativi di ricerca si sono scontrati con il fatto che buona parte degli archivi di polizia di quel paese (che sicuramente teneva sotto controllo i personaggi in odore di essere potenziali sovversivi), per il periodo antecedente l'epoca fascista, sono andati distrutti durante la dittatura militare di quel paese. Una nota di colore viene da un documento della Legazione Italiana in Argentina del 1 dicembre 1883, in cui si comunica che il Papini <<... prese parte, come padrino, in una partita d'onore... tra un giornalista di Montevideo ed il Sig. Nicosia... oggetto di precedente dispaccio Ministeriale Politico... il qualultimo rimase leggerissimamente ferito...>> (34).

Il Papini rimase però nella memoria locale, tanto che nel 1886 è vanamente atteso dalle autorità di Polizia di Fabriano in quanto si era diffusa la notizia del suo rientro per un convegno anticlericale al quale avrebbe partecipato Andrea Costa e Tommaso Lippera (35).

Napoleone Papini invece rientra brevemente in Italia il 18 luglio del 1913.

L'annuncio del suo rientro viene dato dal Popolare di Fabriano il 22 settembre del 1912.

Le autorità locali si attivano subito ma non sembrano avere buoni archivi tanto che, nel rapporto del delegato di PS di Fabriano, si cita che <<...quale internazionalista, avrebbe subito nel 1889 un processo che si svolse a Benevento e per sfuggire alla condanna sarebbe rimasto a Buenos Aires dove si era precedentemente recato...>> (chissà, forse qualcuno si burlava delle autorità di polizia) (36).

Il ritorno di Napoleone Papini a Fabriano desta un notevole interesse che culmina in una conferenza al Teatro Montini il 9 di agosto alla presenza di circa 300 concittadini e in un banchetto in suo onore (e a quello di Antonio Zaccagini) con 120 partecipanti. Napoleone Papini il 12 agosto incontra in Ancona, dopo 28 anni, Errico Malatesta. Partecipa poi, il 7 settembre, a Imola, ad un convegno di ex internazionalisti.

Il Prefetto di Ancona in una lettera del 22 agosto 1913 indirizzata al Ministro degli Interni segnala <<...quantunque la venuta in Italia del Papini Napoleone abbia avuto per scopo principale il bisogno di rivedere i parenti, pur tuttavia egli si compiace di venir ricordato con soddisfazione il suo passato ultrarivoluzionario, rievocate le propria gesta e la gioventù a quei principi di sovvertivismo...>> (37).

Il 17 settembre, con il piroscafo "Duca di Genova", riparte per l'Argentina, per la città di Patagones, dove si era stabilito ormai da diversi anni insieme alla moglie ed una moltitudine di figli (otto o dieci). A proposito di discendenti, fino pochi anni fa risultava un "Papini Napoleon" sull'elenco telefonico di Buenos Aires.

Napoleone Papini muore a Patagones il 6 aprile del 1925. Ancora quasi dieci anni dopo, il 20.11.34, il Regio Ambasciatore a Buenos Aires, rispondendo alle sollecitazioni provenienti dall'Italia, comunicava al Ministero degli Interni l'avvenuto e certificato decesso (38).

Per la ricerca che stiamo compiendo, e da cui è tratta la presente relazione, dobbiamo ringraziare il Prof. Enzo Santarelli per il materiale e le indicazioni fornite. Ringraziamo anche Rinaldo Fanesi e Mimmo Franzinelli per l'aiuto e per i consigli.

 

Circolo Culturale Napoleone Papini

Via Garibaldi 47

Fano (PS) - 24/04/1998 -

 

 

 

NOTE

(1) Archivio Stato Ancona, Sorvegliati politici. Lettera Uff. PS Fabriano del 16/04/1877 prot. 3. Anche nella relazione dei Carabinieri reali del 5.11.1878, in relazione al mandato di cattura di Napoleone Papini e di altri internazionalisti per l'affissione di manifesti si parla di <<...nato a Fano e domiciliato a Fabriano...>> ASAN, Corte d'Assise, fascicolo 1501.

(2) Biblioteca Comunale Fabriano, Il Popolare, anno V num. 29, 20/7/1913 <<...Per il tentativo rivoluzionario delle Romagne e dell'Emilia dopo i fatti di Villa Ruffi, oltre 180 internazionalisti furono arrestati e processati innanzi l'assise di Bologna nientemeno per... associazione a delinquere ed il Papini fu prosciolto dalla sezione d'accusa "stante la tenera età"...>> (L'articolo di Virgilio Virgili non è però un esempio di ricostruzione storica rigorosa).

(3) Leonardo Bettini, Bibliografia dell'anarchismo Volume I, tomo I, CP editrice Firenze 1972, pp 13-15.

Enzo Santarelli, Il Martello di Fabriano-Jesi, una fonte per la storia del movimento operaio marchigiano, in Movimento socialista 1953, pp 817-824. Il Martello è reperibile presso la Biblioteca Comunale di Fabriano, la Biblioteca dell'Archiginnasio di Bologna (Fondo Fabbri) e Biblioteca Feltrinelli di Milano.

(4) Supplemento al n. 4 del Martello, cronaca socialista, Fabriano 23 agosto 1876.

(5) Il Martello, cronaca-socialista, Fabriano 9 settembre 1876.

(6) Il Martello, cronaca-socialista, Fabriano 19 agosto 1876.

(7) Il Martello, cronaca-socialista, Fabriano 30 settembre 1876, con una presa di posizione della sezione di Fabriano dell'Internazionale contro le manifestazioni celebrative del 7 centenario della battaglia di Legnano e una dichiarazione dello stesso Papini sul manifesto d'invito alla commemorazione in cui <<... vi fu posta a sua insaputa il proprio nome e cognome...>>. Il Martello, cronaca-socialista, Fabriano 8 ottobre 1876, quasi interamente dedicato alla polemica con i mazziniani.

(8) Il Martello, cronaca-socialista, Fabriano 23 settembre 1876.

(9) Il Martello, giornale socialista, Jesi 19 novembre 1876.

(10) A.S.AN, sorvegliati politici, lettere del Delegato di PS di Jesi del 31.10.1876, 6.11.1876, 9.11.1876 e lettera del Prefetto di Ancona del 18.dicembre 1876.

(11) A.S.AN, lettera del Prefetto di Ancona del 31.3.1877 con allegata trascrizione del telegramma del Ministero dell'Interno.

(12) A.S.AN, lettera del Delegato di PS di Fabriano del 1.4.1877.

(13) A.S.AN, lettera del Prefetto di Ancona del 6.4.1877 indirizzata al Delegato di PS di Jesi (il Prefetto allerta il Delegato in quanto informato <<...da particolari mie informazioni...>>.); e Lettera del Delegato di PS di Fabriano del 6.4.1877 (nella quale si richiede anche l'autorizzazione per la particolare indennità di trasferta per le indagini effettuate fuori Fabriano).

(14) A.S.AN, lettera del Prefetto di Pesaro e Urbino del 9.4.1877, e smentita dal Prefetto di Ancona del 10.4.1877.

(15) Biblioteca Comunale Fabriano, Il Popolare, anno V num. 33, 17/8/1913.

(16) Biblioteca Comunale Fabriano, Il Popolare, anno V num. 33, 17/8/1913.

(17) Pier Carlo Masini, Cafiero, Milano 1974, p 217. Originale presso Archivio Centrale di Stato, Miscellanea, affari penali, busta 43.

(18) A.S.AN, lettera del Delegato di PS di Fabriano del 16.4.1877.

(19) A.S.AN, lettera del Prefetto di Ancona del 5/5/1877.

(20) A.S.AN, lettera del Delegato di PS di Fabriano del 29/8/1878.

(21) A.S. Ancona, 1501. busta 120 Corte d'assise, compendio al processo.

(22) A.S. Ancona, 1501, busta 120. <<...tali manifesti oltre a contenere idee socialiste, incitavano gli abitanti dello stato alla "guerra" cioè ad insorgere contro le attuali istituzioni dello stato e della società... che l'anarchia è sistema unico per rendere felici i popoli. Non solo è dal contesto degli stampati che si ricava la esistenza di una cospirazione organizzata, ma anche da scritti apparsi nel periodico Il Fabrianese allorchè nell'agosto del 1878 si rese pubblico il contrasto tra la sezione mazziniana e quella dei socialisti anarchici, esistenti in detta città di Fabriano. Che questa associazione fosse capitanata da Napoleone Papini è fuor di dubbio poichè minutò il manifesto, che poi venne affisso nei primi del novembre ultimo...>>

(23) A.S.AN, minuta di telegramma del Prefetto di Ancona al sottoprefetto di Fermo e Lettera della Prefettura di Ancona all'Ispettore di PS di Ancona del 26.11.1878.

(24) Biblioteca Comunale Fabriano, Il Popolare, 17/8/1913.

(25) Archivio Storico Diplomatico Ministero degli Affari Esteri (ASDMAE), Fondo Polizia Internazionale, buste 5/6/7. In particolare lettera del rappresentante Italiano a Bucarest del 23.3.1881 dove si segnala la scomparsa di Papini e Ceccarelli da quella capitale.

(26) ASDMAE, busta 6, lettera del Ministro degli Interni del 24/10/1881

(27) ASDMAE, busta 7, lettera del Ministro degli Esteri al Rappresentante a Bucarest del 29.4.1881.

(28) ASDMAE, busta 6, comunicazione del Ministero degli Interni al Ministero degli Esteri, trascrizione di due lettere scritte dal Papini e da Ceccarelli a Malatesta.

(29) ASDMAE, busta 44, Lettera dal Ministero degli Esteri al Console di Trieste del 29/7/1881 con la trascrizione della lettera scritta da Ceccarelli a Malatesta, naturalmente proveniente dalla solita "talpa" di Londra; lettera del Console di Trieste al Ministero degli Esteri del 2/8/1881.

(30) ASDMAE, busta 5, lettera dell'Ambasciatore Italiano a Londra al Ministro degli Esteri del 20/9/1882.

(31) ASDMAE, busta 5, lettera dell'Ambasciatore Italiano a Londra al Ministero degli Esteri del 23/12/1881.

(32) ASDMAE, busta 5, lettera del Ministro degli Esteri all'Ambasciatore Italiano a Buenos Aires del 25/9/1882

(33) Biblioteca Comunale Fabriano, Il Popolare, 17/8/1913.

(34) ASDMAE, busta 5, lettera da Buenos Aires del 1 dicembre 1883.

(35) A.S.AN, sorvegliati politici, lettera del Delegato di PS al Prefetto di Ancona del 17/12/1886 e lettera dello stesso delegato al Prefetto di Ancona del 7/1/1887 in cui comunica <<...con dispiacere...>> del fallimento della perquisizione di una abitazione dove, secondo informazioni di un confidente, doveva trovarsi il Papini.

(36) A.S.AN, lettera del Delegato di PS al Questore di Ancona del 4/10/1912.

(37) A.S.AN, lettera del Prefetto di Ancona al Ministero degli Interni del 22/8/1913.

(38) Casellario Politico Centrale, fascicolo 83227. <<...Le generalità suddette sono state rilevate da quaderni, rubriche ed appunti già appartenuti al defunto anarchico Malatesta Errico...>>, la pratica del Papini viene chiusa definitivamente il 19 Novembre del 1938. Fino a quel momento, essendo stata trovato il suo indirizzo nei documenti appartenuti a Malatesta, era considerato un pericoloso anarchico sovversivo. Dietro precisa indicazione del Ministero la Prefettura di Ancona esamina i fascicoli "sospesi", l'ultimo rapporto sul Papini risale al 1913, viene richiesto l'intervento del Ministero dell'Interno per conoscere <<...l'ulteriore condotta, specie politica, tenuta all'estero dal sovversivo di cui all'oggetto.. pare che il Papini sia deceduto, circa 7 anni fa, a Patagones. Nessun documento ufficiale, però, esiste per suffragare tale asserzione....>> (lettera del Prefetto di Ancona del 17/8/1934). L'ambasciata Italiana a Buenos Aires comunica il 20.11.1934 che <<... Papini Napoleone risulta effettivamente essere deceduto in Patagones il 6.4.1925. Egli, lasciò la moglie ed otto figli, tre femmine e cinque maschi, oggi tutti maggiorenni; lasciò inoltre delle proprietà, il cui valore non è possibile precisare, ma che non costituiscono certamente una fortuna. Era conosciuta come persona onesta e di buona condotta...>>. Tale "certificato" viene comunicato alla Prefettura di Ancona il 29.12.1934.