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FRAGNETO L'ABATE

 

il 14 settembre del 1860, pochi giorni prima che nascesse ufficialmente la provincia di Benevento, a Fragneto l'Abate fu sedata una sommossa capeggiata da Achille De Michele.

. La sera del giorno 9 agosto 1861 divampò la reazione anche a Fragneto L'Abate ad opera di Ciriaco Frascone che, alla testa di un folto gruppo di compaesani, al grido di "Viva Francesco II", disarmava il posto di guardia nazionale, abbatteva gli stemmi sabaudi ed ordinava che il paese fosse illuminato a festa. A questi rivoltosi si unirono, la mattina del 10 agosto, gli uomini di Berardino Barrazzo. La banda, dopo aver requisito in paese armi e viveri, ingrossata da elementi locali, mosse verso Pietrelcina per unirsi alle forze capitanaste dal Pilorusso.

[NOTA: per la sedizione di Fragneto l'Abate vennero incriminate ventuno persone. Due di esse (Saverio De Michele e Francesco Nicolandrea) furono prosciolte dalla sezione d'accusa della corte di appello di Napoli per insufficienza di prove; le altre diciannove vennero rinviate a giudizio dinanzi alla Corte d'Assise di Benevento con motivazioni diverse. Berardino Barrazzo, Ciriaco Frascone e Francesco Mascia alias Bozzo furono riconosciuti come "capi e principali promotori dei reati consumati dalla banda brigantesca" ed accusati di attentato contro lo Stato e di estorsione. Celestino Cocchiarella, Francesco Cocchiarella fu Domenicantonio alias Nicolaro, Angelantonio De Ponte fu Michele, Antonio Frascone fu Raffaele, Francesco Ingallo, Giuseppe Sauchelli e Francesco Vacca furono accusati di partecipazione all'attentato contro lo stato, di estorsione e di associazione a banda brigantesca. Domenico Antonio Cocchiarella, Nicolamaria D'Addona, Marcantonio De Michele, Gennaro Iacobelli di Francesco, Gabriele Manocchio, Giuseppe Orlando, Nicolamaria Sauchella fu Giuseppe, Lorenzo Tedeschi e Pasquale Terlizzi, infine, furono accusati solo di attentato contro lo stato e di estorsione. Quando la sezione d'accusa della corte d'appello di Napoli emise la sentenza (12 maggio 1863) erano già in carcere 6 persone: Domenico Antonio Cocchiarella, Nicolamaria D'Addona, Ciriaco Frascone, Gabriele Manocchio, Giuseppe Orlando e Pasquale Terlizzi. Fu necessario, perciò, spiccare mandato di cattura solo contro tredici imputati - da "La reazione borbonica in provincia di Benevento" di Mario D'Agostino, Fratelli Conte Editori, Napoli, 1987]

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