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 CEPPALONI

 

La Guardia Nazionale

Sequestro del sacerdote D.Antonio Mele

Saveria Parente mamma di sette figli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sequestro del sacerdote D.Antonio Mele

da "Preti, Contadini e Briganti" di Pietro Zerella, La Scarana, Benevento, 2000

 

A Chianche (oggi Beltiglio, frazione di Ceppaloni), piccolo borgo, immerso nel verde, la mattina dell'otto agosto 1863, nella chiesa del SS. Rosario, come di consuetudine, il parroco don Antonio Mele, aiutato dal suo sacrestano, mentre indossava i sacri arredi per dire messa, si presentarono in sacrestia, tre uomini armati e mascherati i quali, con la minaccia delle armi li immobilizzarono e li portarono via. Si saprà poi che i malviventi erano tre briganti del luogo; Pietro Catalano capo brigante, Nicola Mignone e Pietro Mignone. I due furono portati sulle montagne di Cervinara. Qualche ora dopo, il sacrestano fu rilasciato con un biglietto diretto ai familiari del religioso. In esso vi era la richiesta di riscatto di 1.000 ducati . Da un documento dell'archivio De Agostini, si parla di una richiesta di 20.000 ducati, cifra enorme per quei tempi, nemmeno i più facoltosi potevano metterla insieme in pochi giorni, poi si arriva a 12.000 ducati. Infine, si seppe che la famiglia pagò in più tranche; un primo acconto di ducati 900 e un secondo di ducati 300. Dopo un mese e due giorni don Antonio è rilasciato dietro il pagamento d'altri 2.000 ducati. Una bella cifra che non tutti potevano avere. In questo caso, don Antonio Mele, che di politica non s'interessava minimamente, fu sequestrato solo in nome dei suoi soldi e non di Francesco II. I briganti locali, erano solo piccoli malfattori, ladri per necessità, briganti per fame. Di sogni nostalgici, a Beltiglio, non se ne verificarono, ovvero non si contarono particolari fatti di sangue per l'Unità d'Italia, sebbene ai confini con il vicino comune di S. Leucio del Sannio, vi siano stati personaggi noti per aver militato nella carboneria, quale Agostino Pepicelli e il Gran Maestro della "vendita" Giacomo Pepicelli che la Polizia borbonica lo teneva sotto stretta vigilanza. Una relazione riservatissima del Consigliere d'Intendenza, Sebastiano Padula, del 10 maggio 1823 diretta al Segretario di Stato Ministro della Polizia Generale a Napoli riferiva: ...Nel passato mese di Aprile in S. Leucio, Stato beneventano, fu sorpresa una "vendita" nella quale si rinvenne il famoso Gran Maestro Giacomo Pipiciello di Ceppaloni, uomo distinto nella carboneria e sottoposto a stretta sorveglianza in Montesarchio dove ha domicilio. Pipiciello D. Giacomo di Ceppaloni nel principato Ulteriore di anni 34, Gran Maestro ed irriconciliabile, colla "vendita di Arpaise Fossasecca" circondario di Altavilla, denominata "Jacopo Ortis" il 19 luglio 1820 partecipò in Napoli alla sfilata dinanzi alla reggia. Uomo assai torbido...

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Parente Saveria mamma di sette figli

da: "Il Brigantaggio nella Provincia di Benevento 1860-1880" De Martino, Benevento, 1975 e da: "Ceppaloni tra cronoca e storia (876-1962)" Edizioni Spazio 2000, Napoli, 1982

 

.. Compare in giudizio Parente Saveria di Antonio, nata il 3 luglio 1814 da Antonio e Rosa Mernone e domiciliata in S. Giovanni di Ceppaloni (Benevento), di anni 52 e mamma di sette figli. Il 6 ottobre 1863 aveva bussato alla porta di casa, un frate incappucciato. Era Carmine Porcaro suo compaesano, notoriamente appartenente alla banda Caruso; sotto questo travestimento cercava di sottrarsi all'inseguimento delle Guardie Nazionali. - In nome del buon vicinato, c'è mia madre lì nella casa attaccata alla tua in pena per me, non mi mandare via. Parente Saveria non lo manda via. Il giorno dopo gran perquisizione e sistematica in tutte le case, quella della Parente è circondata; trovano nella stalla una sella e una giumenta. Non le appartengono; Porcaro Carmine dov'è? - Sotto la minaccia della fucilazione - è al piano di sopra -. Il frate incomincia a sparare all'impazzata, fortunatamente senza colpire nessuno; desiste solo quando la vecchia madre al di sotto gli grida di smetterla. Sette anni di reclusione a Parente Saveria, il 13 giugno 1864. Signor Presidente, chi baderà ai miei figli? Non mi rassegno, voglio ricorrere per loro. - A norma di legge lo potete fare presso la Corte di Cassazione. - Non ho i soldi per l'Avvocato. - Ricorrete alla Corte d'Appello di Torino, ove siede il Tribunale Supremo di Guerra, presso cui potete avvalervi del patrocinio gratuito dell'Avvocato dei poveri. Signor Presidente non so scrivere, come faccio il ricorso? - Vi manderò l'Avvocato fiscale militare Lazzarino nel carcere di Via Vallottoni ove siete detenuta. Scriverà egli per voi e metterete un segno di croce. Questo in tre giorni, altrimenti scadranno i termini utili per la presentazione. L'Avvocato fiscale andò, Parente Saveria firmò. Risultato: conferma alla stessa pena in data 18 agosto 1864 .. Quanto a Carmine Porcaro, egli fu condannato a morte mediante fucilazione alla schiena il 10 ottobre 1863.

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