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AIROLA

Il 1860 - Il Plebiscito - Reazione Filoborbonica - Brigantaggio

di Raffaele Caporuscio

da "Il Collegio Uninominale di Airola" e da "La terra e i casali di Airola Beneventana"

IL 1860

Nell'estate del 1860 i Comuni, che a breve avrebbero costituito la nuova provincia di Benevento, furono pervasi da un'ondata di entusiasmo, procedendo Garibaldi di vittoria in vittoria. Dovunque erano sorti comitati di lotta, ma su tutti, focolari di attività rivoluzionaria furono il vitulanese e la Valle Caudina per opera di Giuseppe Demarco (1). A Montesarchio Vincenzo d'Ambrosio, Domenico Damiano, Carlo de Simone, Giorgio Haetzel (2) e Stanislao Pignatato furono efficaci propagatori dell'idea unitaria. A luglio per opera di Haetzel si erano costituiti i comitati di Airola, Arpaia, Moiano e Paolise. Tra gli altri facevano parte del comitato di Airola Giuseppe Verli di Nicola, Gennaro Verli (3) di Bartolomeo, Pietro (4), Giuseppe e Raffaele Aceto, Domenico Truppi (5), Giuseppe Fuccio, Giorgio Demarco e Pietro Landolfo. Già nel maggio 1860 correva voce a Napoli dell'esistenza di fabbriche di cartucce in Airola, Arienzo e Montesarchio (6). Airola insorse il 23 agosto e i primi a farne le spese furono due preti ritenuti reazionari, l'arciprete Giovanni Saccone (7) di Moiano e il vicario foraneo di S. Agata Giovanni d'Ambrosio (8).Gli ufficiali della Guardia Nazionale Ignazio Belcastro, Pietro e Giuseppe Aceto, Vincenzo Lombardi e il figlio Francesco, Alfonso Lombardi, Domenico Truppi e altri alle due e mezza di notte alla guida di cento armati assalirono la casa dell'arciprete Saccone. Questi, avvertito da persona di fiducia, si era rifugiato qualche istante prima in casa di Domenico Balzarano. Non avendolo trovato, gli assalitori abbatterono la porta e buttarono fuori mobili, abiti, commestibili bruciati davanti alla chiesa di S. Michele alla Serpentara. Gli assalitori poi si recarono a casa del vicario foraneo, che, avvertito dalla solita persona di fiducia, si era rifugiato presso i signori Pollastrelli, che da poco erano venuti da Napoli nel loro palazzo. Solo per rispetto dei Pollastrelli la casa non fu attaccata e il vicario poté mettersi in salvo, rifugiandosi nel suo paese. Il 24 agosto il reazionario vescovo di S. Agata Lettieri protestava energicamente col nuovo ministro dell'interno L. Romano, facendo notare come il movimento anticlericale si fosse propalato da Airola a Frasso, dove l'arciprete Michele Sanguella era stato messo in fuga (9). Il governatore di Terra di Lavoro Pizzi si rivolgeva al giudice di Airola Tosti per le indagini, ma l'azione rivoluzionaria era ormai inarrestabile e nessun provvedimento restrittivo raggiunse i capi della spedizione punitiva. Dal 31 agosto al 2 settembre un gran fervore prese i comitati rivoluzionari. Haetzel comunicava a Demarco, capo politico dell'insurrezione della Valle Caudina, che i comitati di Airola, Arpaia, Moiano e Paolise avevano un contingente di forze insurrezionali superiore alle aspettative. Il 4 settembre 1860 il giudice di Montesarchio Giuseppe Pescatori comunicava a S.E. il ministro di Stato dell'Interno, ramo polizia, Napoli: "Ieri sera correva qui la voce che parecchi individui dei vicini comuni di S. Martino, Cervinara, Rotondi, Paolise, Arienzo, Airola e Moiano sarebbero convenuti in questo comune per indi muovere verso Benevento. Infatti a circa le ore 4 i medesimi giunsero ed unitisi a pochi altri di questo comune presero la via di Benevento (10)".Questi insorti con la colonna di Domenico Mutarelli e Salvatore Rampone contribuirono a porre fine al plurisecolare dominio pontificio in Benevento. L'ingresso in Napoli di Garibaldi il 7 settembre provocò entusiasmo ma anche eccessi. Proprio ad Airola il 15 settembre Andrea e Spasiano Mauro di Moiano, armati di fucili, intervennero mentre il percettore circondariale stava raccogliendo la rata bimestrale della fondiaria. Andrea "fece ripigliare ad ognuno i propri avvertimenti (cartelle fondiarie), poiché così si angariava la gente; egli tenea carta bianca e disposizioni del Sig. gen. Garibaldi di fucilazione per coloro che avessero fatto pagare simili contributi (11). Il 10 ottobre iniziava la battaglia del Volturno e truppe garibaldine erano stanziate in S. Agata (12) e Montesarchi0 (13), mentre ad Airola erano stanziati "diversi corpi dell'Esercito Meridionale" (14). Cittadini airolani combatterono nel battaglione Demarco dei Cacciatori Irpini, Compagnia Procaccini (15) e Compagnia Valle Caudina contro le forze borboniche. All'infausta battaglia di Pettorano del 17.10.1860, vinta da ingenti forze reazionarie coordinate dal colonnello di gendarmeria De Liguori, parteciparono i sottotenenti Domenico Truppi e Alfonso Lombardi di Airola, ufficiali al seguito dei Cacciatori Irpini, e fu gravemente ferito Giuseppe Aceto di Tommaso. In breve furono liberati il Sannio, l'Irpinia e Terra di Lavoro, ma il regio decreto 11.11.1860 scioglieva tra tante polemiche l'esercito meridionale. Dal 12.11 al 31.12.1860 il giudice di Airola Tosti con la collaborazione dei sindaci del circondario procedette al disarmo della popolazione con la requisizione di armi da fuoco e da taglio, poi inviate a Caserta.

IL PEPLISCITO

Il 21.10.1860 si votò nelle province meridionali per rispondere alla formula del Plebiscito, che concludeva la rivoluzione e segnava la vittoria dei moderati: Il popolo vuole l'Italia Una e Indivisibile con Vittorio Emanuele Re Costituzionale e i suoi legittimi discendenti? I voti in Terra di Lavoro furono per il si 70296 e per il no 1328 su 71624 votanti. "Dei 238 comuni della Provincia si è potuto procedere alle operazioni del Plebiscito ~ solo in 89 di essi, attesa la guerra (16). La votazione avvenne in molti centri in un' atmosfera poco serena per la presenza di truppe borboniche. Non votarono i paesi alla sinistra del Volturno e tra gli altri Limatola, Arnone, Castelvolturno, Grazzanise, S. Maria la Fossa, "che si trovavano di rimpetto sulla sponda destra del Volturno". Il 24 quasi tutte le urne della provincia erano giunte a Caserta (17) e il 27 il governatore Pizzi telegrafava i risultati al Ministero dell'Interno a Napoli. Pochi comuni "si erano mostrati tristi e preda della reazione e tra questi Orta con 298 No e 35 Si".

Notamento di alcuni comuni della provincia di Terra di Lavoro non occupati dalle truppe borboniche che àn votato a norma de' decreti degli 8 e 11.10.1860 del prodittatore Giorgio Pallavicino: (18)

Circondano di Airola

Airola: votanti = 1244; SI = 965; NO = 0

Arpaja: votanti = 233; SI = 238; NO = 1

Bucciano: votanti = 170; SI = 158; NO = 0

Luzzano: votanti = 306; SI = 27; NO = 0

Paolise: votanti = 397; SI = 390; NO =1

Mojano: votanti = 501; SI = 336; NO = 0

Forchia: votanti = 271; SI = 36; NO = 179

In un rapporto del 5 novembre 1860 sullo spirito pubblico il sindaco di Airola Verli scriveva al governatore di Terra di Lavoro Pizzi (19): "Intorno allo spirito pubblico in questo comune debbo annunziale che la resa di Capua (20) à contribuito assaissimo a rialzarlo, mostrandosi anche la classe dei contadini favorevole al governo del re Vittorio Emanuele, tanto che prese parte alle manifestazioni di gioia ed alle feste eseguite per tale avvenimento". A sua volta il governatore Pizzi in un suo rapporto sullo spirito pubblico della Provincia del 17 novembre affermava che la situazione era soddisfacente con il solo problema dei contadini e dei preti (21): "I contadini continuano ad avere una certa fede nel re Borbone, che crede il suo re a differenza di Vittorio Emanuele che crede il re dei Galantuomini. I preti poi si son svelati specialmente alla occasione della votazione del Plebiscitoe del Te Deum e molti vi sono stati che non hanno avuto ritegno sia di stampare sia di predicare l'astenersi e il voto contrario come indispensabile alla salute dell'anima". Dopo il plebiscito Airola diede vita alle Feste Nazionali secondo le direttive del governatore da Caserta: il 31 ottobre 1860 solennizzare l'ingresso dell'insigne eroe gen. Garibaldi in Napoli; il 2 dicembre 1860 solennizzare il faustissimo e agognato avvenimento dell'ingresso in Napoli di S. M. il re Vittorio Emanuele; il 18 marzo 1861 solennizzare la resa di Gaeta (22).

LA REAZIONE FILOBORBONICA

I primi tumulti reazionari di un certo interesse si ebbero a S. Martino Valle Caudina (23) e a S. Giorgio la Montagna (24). Seguivano i tumulti di S. Agata dei Goti, Laiano e Faggiano il 29 luglio (25), Pontelandolfo il 7 agosto, Morcone (26) il 15 agosto, Cerreto il 25 agosto (27). Ad Airola il primo novembre 1860 "un carrettiere ignoto elevò più volte il grido 'Viva il Re', assicurando che Francesco Il era entrato in Napoli. Poco dopo diversi cittadini nella espansione della gioia andarono ripetendo intorno il grido e l'entrata in Napoli ed uno tra questi giunse all'audacia di strappare dal petto di un cittadino il nastro tricolore ma che però le grida non furono elevate a pubblica dimostrazione"(28). Ultime reazioni importanti del 1860 furono quelle di Cervinara (29) il 29 novembre e di Rotondi il 5 dicembre (30). ...... Airola chiede una stazione di Carabinieri Reali (31):

"Il 24.4.1861 il sindaco di Airola (G. Verli) fece procedere all'arresto di tale Vincenzo Borrelli di comune alieno (non originario di Airola) che in mezzo a molta gente gridò 'Viva Francesco Il' Per le dubbiezze che ingeneravano i soldati dello sciolto esercito borbonico che ivi trovansi il suddetto sindaco esercita su di loro una stretta vigilanza onde prevenire ogni inconveniente che potrebbe turbare l'ordine pubblico. Chiede egli di destinare colà una brigata di Carabinieri (32) per tener lontano specialmente detti soldati da ogni proposito contro la sicurezza pubblica. Ho quindi interessato l'ispettore Generale dei carabinieri per procedere le premure del cennato sindaco, cui ho trascritto di farmi conoscere il risultato delle di Lui indagini".

Caserta 4.5.1861, il governatore di Terra di Lavoro Pizzi al Segretario Generale del Dicastero dell'Interno e Polizia a Napoli.

Nei primi mesi del 1861 nella Valle Caudina (33) vi era ancora qualche fiamma reazionaria, mentre si accendeva un focolaio più devastante e pericoloso, che avrebbe impegnato al massimo il nuovo esercito italiano e avrebbe bagnato del sangue dei cafoni le giogaie del Taburno, del Matese e del Partenio: il brigantaggio. ............ Nel circondano di Airola l'unica reazione filoborbonica si ebbe a Luzzano (34):

Caserta 7.12.1860

Al consigliere del Dicastero di Polizia - Napoli

Nella sera del 27 e 28 del caduto mese in Luzzano verso un ora di notte s'intesero voci incognite che profferirono il grido di Viva Francesco II. Che nell'altra poi del 29 del detto mese nell'ora medesima una quindicina di uomini circa principiarono a ripetere il motto di Viva Francesco Il Viva Francesco il chianchiere (35), ha vinto la guerra col cannone e Garibaldi è un...'. ma la popolazione però non corrispose al tumulto. Il capitano della Guardia Nazionale del comune dal balcone di sua casa riconobbe 4 individui, Giacomo Massaro fu Angelo, Antonio Palma fu Domenico, Andrea Ciaramella fu Sabatino, Pasquale d'Angelo di Andrea. ma non li arrestò.

Il Governatore di Terra di Lavoro Pizzi

 

BRIGANTAGGIO

.... Come per il resto del Mezzogiorno, anche la Valle Caudina visse il triste fenomeno del brigantaggio, sovvenzionato, almeno fino al 1864, dalla reazione borbonica. I briganti sfruttarono "l'abetaia fitta" e il terreno accidentato del Tabumo, fino ad allora "deposito estivo di cavalli stalloni dell'esercito". Le prime avvisaglie si ebbero il 22.5.1861, quando una banda assaliva gli ex-casali di Bucciano e Luzzano. Due giorni dopo il sindaco stesso di Luzzano, Andrea lodice, veniva arrestato dai bersaglieri per "connivenza con la banda". Nel giugno 61 vennero trasferiti in Airola 60 uomini del 620 fanteria, comandati dal maggiore Gorini. Il Taburno è il quartier generale di almeno 10 bande. Tra le più temute vi è quella di Cipriano La Gala, che dispone di circa 300 uomini e terrorizza i territori da Limatola ad Arpaia. Organizza il sequestro del sacerdote Alessandro Ruotolo di Paolisi, di 30 anni, in contrada Acquavitara, sulla strada tra Arpaia e Arienzo. Insieme a lui vengono sequestrati i fratelli Viscusi, sacerdoti di S. Agata dei Goti, don Giacomo e don Pasquale. Il 27.8.1861 4 briganti sequestrano due naturali di Airola, dai quali hanno estorto D. 75 e 40 per rilasciarli. Il sindaco di Airola con foglio ufficiale del 5 settembre dà contezza della liberazione mediante riscatto dell'avv. Gambardella di Napoli e del sacerdote Rotoli di Paolisi... Riferisce pure l'omicidio sul Taburno di Francesco de Cesare di Laiano, frazione di S. Agata, sospettato di tradimento. Il de Cesare era stato condannato a morte e ucciso il 4 settembre da La Gala, col quale era evaso dal carcere di Castellammare. E' fatto a pezzi in contrada Pozzillo e La Gala ordina che ogni brigante ne mangi. La stessa cosa è costretto a fare don Ruotolo. L'8.7.1861 il governatore di BN Carlo Torre scriveva a Silvio Spaventa - segretario gen. dell'Interno e Polizia - di aver mandato in Airola contro i briganti una compagnia di soldati al comando del gen. Pinelli. Il 22.10.61 il sindaco di Airola avverte che la popolazione ha festeggiato con entusiasmo l'anniversario del Plebiscito. Ugualmente il nuovo governatore di BN Gallarini avverte il segretario generale del Dicastero dell'Interno e Polizia che l'anniversario del Plebiscito era stato festeggiato in molti paesi della provincia, non esclusi quelli in cui la reazione era stata più attiva (Airola, Apice, Buonalbergo, Casalduni, Castelvenere, Guardia Sanframondi, Montefalcone, Pago, Pietrelcina, Pontelandolfo, Reino e S. Giorgio la Montagna). Tra i capobanda va ricordato Aurelio Ricciardi di Airola, che operò soprattutto nel 1862. Il 21.9.1862 nel distretto di Airola i poteri politici e militari sono devoluti al maggiore Carlo Melegari. Una banda di briganti molto sanguinaria fu quella di Andrea de Masi di Bucciano, detto Miseria. Operò spesso con quella di Luciano Martino di Cautano. Facevano parte della banda di Miseria, tra gli altri, Andrea Amoriello, Michele Ciervo, Raffaele De Masi, Giambattista Falco, Michele Massaro, Pietro Massaro, Andrea Mauro, Giovanni Mauro, Luigi Napolitano, Nicola Parrillo, Filippo Pietrosanto, Francescantonio Ruggiero, Domenico Truppi. A questi si aggiunsero Felice Sacco, 38 anni di Bucciano, Filippo Maione, alias Galeota, di Pastorano, Luciano Biase di Bonea, Francesco Izzo di Montesarchio (36). Nella notte tra il 29 e 30 ottobre 1863 sono sequestrati Girolamo Buonanno di Moiano ed Angelantonio Di Stasi di Bucciano, al molino del Fizzo. Il 14.10 è sequestrato sulla strada per Airola Domenico Campare di Montesarchio, rilasciato dopo 3 gg. con riscatto di 100 D. Il 22.10 è sequestrato in località Perreto di Moiano Giacomo Perna di Laiano dai briganti Mauro Giovanni (37) e Mauro Donato (38) di Moiano. Al processo di Caserta contro la banda Miseria tra i condannati figura anche Antonio Amoriello di Airola (o di Moiano?), 20 anni di lavori forzati (39).

 

 

 

NOTE

(1) Paupisi 5.8.1821; ivi 20.7.1882.

(2) Nel 48 era stato 20 sergente della G. N. di Montesarchio, comandata da Nicola Palomba, con cui aveva progettato di rompere il ponte della regia strada di Arpaia e di deviare le acque del Fizzo.

(3) Figlio di Bartolomeo e Angelica Rivetti nacque in Airola il 15.11.1807.

(4) Figlio di Domenico e Raffaella Manetti nacque in Airola il 23.10.1804.

(5) Tenente dei cacciatori irpini del Demarco.

(6) ASN, Ministero Polizia, Gabinetto fascio 1438.

(7) Parroco di S. Michele alla Serpentara dal 1842 al 1856, arciprete di S. Giorgio dal 1857 al 1902.

(8) Originario di Forchia, parroco di S. Giovanni ai Portisi dall'ottobre 1852 al 1892.

(9) ASN, Ministero polizia, Gabinetto, fascio 1590.

(10) Ibid., fascio 1566. La partenza doveva avvenire due giorni prima, ma il 31 agosto Raffaele Procaccini di Cautano informava Demarco di non potere in poche ore radunare le forze di Airola, Campoli e Tocco e distribuire i fucili della Guardia Nazionale di Airola e quelle di Bucciano e Paolise. Le forze radunate nello spazio di tre giorni si sarebbero riunite in parte alla masseria del Ponte di Montesarchio e il resto ad Airola.

(11) Ibid., 1567.

(12) Nota spese del sindaco Faustino Cervo per il mantenimento e il trasporto di garibaldini, tra cui il gen. Avezzana, il maggiore Aurelio Pirvasi, il capitano Goretti, il capitano Patriarchi dello stato maggiore ASN, Ministero Interno, III Inventario, fascio 383.

(13) Richiesta di rimborso spese del 17.7.1861 del governatore di Benevento C. Torre al governo di Torino per ducati 25 per somministranze ai garibaldini dal 6.10 al 6.12.1860. ASN, Ministero Interno, III Inventario, fascio 393 bis.

(14) Richiesta di rimborso spese del governatore di Benevento C. Torre del 17.7.1861 al governo di Torino per prestiti in denaro, mezzi di trasporto e somministranze in natura per un totale di ducati 118 e grana 66. ASN, Ibidem. Ambedue le richieste di Torre a Torino furono respinte, perché presentate fuori tempo massimo del 31.3.1861 secondo il regio decreto 14.2.1861.

(15) Napoletano Vincenzo, Schettino Vincenzo, De Masi Giovanni, De Masi Andrea, Maglione Stefano, De Giovanni Giovanni, Romano Libero.

(16) Tra i 144 comuni non votanti, per un totale di 246179 abitanti, figuravano: Cancello, Coreno, S. Giorgio a Liri, Pignataro (Maggiore), Rocchetta, S. Apollinare, Sparanise, Vairano, Caianello, S. Ambrogio, S. Andrea, Pietramelara, Riardo, Spigno, Roccaguglielma, Conca, Galluccio, Tora, Sessa, Ponza, Mondragone, Sora, Isola, Arpino, Santopadre, Arce, Roccadarce, Aquino, Roccasecca, S. Germano, S. Elia, Pignataro di S. Germano, Cervaro, S. Vittore, Viticuso, S. Pietro in fine, Mignano, Roccadevandro, Atina, Settefrati, Amorosi, S. Salvatore, Castelvenere, Cerreto, S. Lorenzello, Faicchio, Cusano, Pietraroia, Venafro, Pozzilli, Presenzano, Castelfonte, SS. Cosma e Damiano, Gaeta, Fondi, Itri, Sperlonga, Lenola, Fico, Pastena.

(17) Le operazioni di scrutinio furono condotte nella sala del Palazzo dell'intendenza a Caserta dal governatore Salvatore Pizzi, da Giuseppe Nicola Severino presidente della Gran Corte Criminale, da Raffaele Santanello, procuratore presso la Gran Corte Criminale, da Luigi Ruggi del tribunale civile, da Bernardo Giannuzzi Savelli procuratore del re. ASN, Ministero Interno, III Inventano, fascio 1256/239.

(18) Riguardo ad Airola la lista dei votanti fu completata il 16.10 e affissa al palazzo comunale il 17.10. Essa comprendeva 1244 elettori, che esercitavano tutti il loro diritto al voto. ASC, Carte del Plebiscito, lettera al governatore di Terra di Lavoro del sindaco Verli del 16 ottobre. Airola fu l'unico comune del circondano ad avere il 100% dei votanti.

(19) ASC, Alta Polizia, fascio 3419.

(20) 2 novembre 1860.

(21) ASN, Ministero Polizia, Gabinetto, fascio 1580.

(22) ASN, Ministero Interno, III Inventano, fascio 383. I festeggiamenti furono eseguiti con macchine e illuminazioni in tutto il recinto della piazza di Airola per una spesa di ducati 67, 77.

(23) ASN, Ministero Polizia, Gabinetto, fascio 1566. "Il 15 luglio in occasione dela festa dell'Immacolata una folla tutta armata di strumenti rurali e altre armi al grido di 'Viva il Re! Abbasso la Nazione!" voleva sfogare vendetta personale, uccidere proprietari e saccheggiare le di loro case. Si recarono a casa di Francesco del Balzo, rompendo il cancello di ferro e per sfondare il portone per commettervi uccisione, saccheggio e furto. Però trovandosi resistenza con armi da fuoco vennero a vicenda scambiate fucilate rimanendone anche persone ferite: così verso le 24 quell'ammutinamento si sciolse". Il 25.7.1860 l'Intendente di Principato Ultra Capone comunicava l'arresto dei capi del tumulto, Vincenzo e Giuseppe Salvi, Salvatore Pagnozzi e Pompilio Caserta.

(24) Ibid., fasci 1566. Istigatore della rivolta fu Francesco Merenda, tenente dei dazi indiretti.

(25) Ibid., fasci 1581 e 1573. La reazione fu istigata da un gendarme colà ritirato, Nicola Ciervo. "Il 29 luglio una mano di gente di basso ceto, incitata da qualche tristo, avversa al nuovo ordine costituzionale mostravasi minacciosa con bandiera bianca ligata ad una pertica per gridare 'Abbasso la Costituzione! Viva il Re!' costernando così tutto il paese, ma la Guardia Nazionale vigile al mantenimento dell'ordine riuscì a sbaragliare l'attruppamento". Il regio giudice di S. Agata Francesco Mazzara procedeva all'arresto di Alfonso Santagata e Nicola Cecere di Faggiano, Michele de Simone di Laiano, Pasquale Corrado, Vincenzo Biscardi, Domenico del Tufo, Antonio di Donato di Giuseppe, Antonio di Donato di Nicola, Menna Maddaloni, Matteo de Piro e Nicola Cervo di S. Agata.

(26) Ibid., fascio 1568. "Il 15 agosto vi fu una mossa popolare, un disturbo dell'ordine pubblico ad opera di pochi tristi".

(27) Ibid., fascio 1568. La reazione fu guidata da Giovanni Parente su ispirazione del vescovo di Telese e Cerreto Mons. Luigi Sodo, che il 20.2.1861 fu raggiunto da mandato di deposito (arresto) spiccato dal giudice del circondano di Cerreto per cospirazione diretta a distruggere il governo. Cfr. ASN, Ministero Giustizia, fascio 5137.

(28) ASN, Ministero Polizia, Gabinetto, fascio 1573, relazione del governatore Pizzi.

(29) Alcune centinaia di villici assalirono il posto di Guardia Nazionale, abbatterono gli emblemi sabaudi e lacerarono le bandiere tricolori tra le grida di "Viva Francesco Il", mentre i liberali si erano asserragliati nel palazzo Verua. A reprimere il moto furono inviati i cacciatori irpini del Demarco e il primo battaglione della brigata "Peuceta" di stanza ad Avellino.

(30) Il 6.12.1860 la Guardia nazionale di Arienzo, S. Felice, Paolisi, S. Maria a Vico entrava in Rotondi, ponendo fine alla reazione. Il 16.12 il terzo Reggimento Granatieri di Lombardia lasciava Cervinara del tutto tranquillizzata e si dirigeva a Benevento, ove restava 3 giorni su richiesta del governatore Carlo Torre di rinforzo per combattere bande di ex soldati borbonici sbandati e di ex garibaldini in Benevento e Torrecuso.

(31) ASN, Ministero Polizia, Gabinetto, fascio 1062; Alta Polizia, 6180/11.

(32) Dall'Archivio storico dell'Arma dei CC, comando Generale Roma, risulta che la Caserma di Airola fu istituita con decreto regio del 24.1.1861. La richiesta del sindaco Verli di una caserma di CC ad aprile 1861 si spiega col fatto che la caserma di Airola (come molte altre) fu istituita solo sulla carta per mancanza di personale. Il primo documento sulla caserma di Airola è contenuto in un verbale di consiglio comunale straordinario dell 11.6.1878 sui 'Provvedimenti dello stabile di Montevergine oggi tenuto in fitto per uso di caserma dei RRCC", sindaco Montella, segretario comunale Tebaldi Mazza.

(33) Relazione dei regi giudici di Airola Massimo Tosti, di Montesarchio Giuseppe Pescatori, di S. Agata Francesco Mazzara.

(34) ASN, Ministero Polizia, Gabinetto, fascio 1585.

(35) Francesco Viola, ex capourbano e capo del partito borbonico.

(36) Francesco Izzo di Pietro, contadino, nato il 14.2.1839, sbandato del 4 battaglione di gendarmeria, ucciso sul Taburno il 31.5.1865.

(37) Mauro Giovanni di Michele, nato e domiciliato a Moiano, di anni 18, muratore.

(38) Mauro Donato di Francesco, nato e domiciliato a Moiano, di anni 23, bracciante.

(39) Amoriello Antonio fu Pasquale, soldato disertore.

 

 

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