L'Incendio di Pontelandolfo e Casalduni

14 Agosto 1861 (*)

di Davide Fernando Panella

(*) da: "Brigante in terra nostra" a cura: Associazione Progetto Domani - Cassa Rurale ed Artigiana del Sannio Calvi (BN) - Stampa Borrelli, San Giorgio del Sannio (BN), 2000

 

Questa ricerca si basa su documenti in parte o del tutto inediti e verte su un episodio tra i più tragici che si siano svolti, subito dopo l'unità d'Italia, nel beneventano, ossia l'incendio di Pontelandolfo e Casalduni del 14 agosto 1861. L'episodio, di inaudita barbarie, non fu il solo in questo periodo drammatico e di grande incomprensione (1). Eppure è quello più noto (2). Certo di fronte a tanta crudeltà, più volte ripetuta, viene da affermare che le violenze non furono episodi isolati, compiute da qualche testa calda, ma furono piuttosto azioni sistematiche e pianificate. Inoltre, soffocare senza pietà l'insurrezione delle bande dei briganti o dei gruppi combattenti dalla parte dei Borbone con azioni esemplari, rientra nella logica della guerra, lotta disumana tesa solamente a distruggere l'altro. Non c'è logica, però, nel tentativo di far passare le vittime di questo episodio (come di tanti altri simili) come colpevoli. Ed è per questo motivo che, soprattutto oggi, al di là delle perduranti posizioni apologetiche, che tendono solo ad incolpare la parte contraria, senza mai presentarne le ragioni o motivazioni, s'intende fare chiarezza su tanti episodi. E quello del 14 agosto 1861 è uno di questi, nonostante una vasta produzione al riguardo. Questo studio nasce solo dal desiderio di conoscere i fatti. E in tal senso la storiografia, mai appagata dai risultati raggiunti, ha bisogno di documenti nuovi (3). Tra i documenti più importanti per conoscere i fatti del 14 agosto vi sono i libri dei morti degli archivi parrocchiali dei due paesi, e una memoria scritta dal parroco di Fragneto Monforte. Questi documenti furono redatti da sacerdoti, protagonisti e testimoni oculari di quanto accadde, contemporaneamente ai fatti narrati e sono, quindi, da ritenersi fonti primarie. Nei Registri dei morti di Pontelandolfo e di Casalduni, il 14 agosto 1861 è indicato come il giorno dell'incendio, in quello di Fragneto Monforte, il giorno dell'incendio e del saccheggio. Attraverso la loro lettura diretta cerchiamo di conoscere esattamente il numero delle vittime di quel giorno e quali furono le conseguenze dell'incendio e del saccheggio.

1. Dal libro dei defunti (1856-1861) (4)

Cominciamo dal Registro dei defunti della parrocchia Santissimo Salvatore di Pontelandolfo degli anni 1856-1861. La registrazione, come si rileva dalla grafia, è del canonico don Pietro Biondi; le aggiunte, che riportiamo in corsivo, sono del canonico don Michelangelo Caterini.

n. 99 a dì 14agosto 1861

Pellegrino San Pietro di anni 36 figlio del fu Francesco e Mariantonia Guerrera marito di Giovanna Gianfrancesco di Pontelandolfo morto acciso nel giorno del Incendio del paese e sepellito nella chiesa della SS. Annunciata

L'Economo Curato Michelangelo Canonico Caterini

n. 100 a dì 14agosto 1861

Carlantonio Lese di Pontelandolfo di anni 55 figlio del fu Pietro e Maria Izzo marito di Maria Vittoria Pistacchio è morto nell'incendio del paese acciso, e sepellito nella chiesa della SS. Annunciata.

L'Economo Curato Michelangelo Canonico Caterini

n. 101 a dì 14agosto 1861

Maria Izzo di Pontelandolfo di anni 94 figlia del fu morta arsa nel giorno dei Incendio nella propria casa.

L'Economo Curato Michelangelo Canonico Caterini

n. 102 a dì 14 agosto 1861

D. Francesco Rinaldi di anni 28 di Pontelandolfo figlio di D. Nicola e Nicolina Golino morto acciso nel giorno del Incendio e sepellito nella chiesa della SS. Annunciata.

L'Economo Curato Michelangelo Canonico Caterini

n. 103 a dì 14agosto 1861

Tommaso Rinaldi di Pontelandolfo di anni 25 figlio di D. Nicola e Nicolina Golino morto acciso nel giorno del Incendio e sepellito nella chiesa della SS. Annunciata. L'Economo Curato Michelangelo Canonico Caterini

n. 104 a dì 14agosto 1861

Giuseppe S. Pietro di Pontelandolfo di anni 28 figlio di Pietro e della fu Benedetta del Vegno morto acciso nel giorno del Incendio e sepellito nella chiesa delle SS. Annunciata.

L'Economo Curato Michelangelo Canonico Caterini

n. 105 a dì 14agosto 1861

Giuseppe Ciaburri di Pontelandolfo di anni 89 figlio del fu Angelantonio e fu Maria Grazia Gagliardi bruciato nelle fiamme della propria casa nel giorno del Incendio.

L'Economo Curato Michelangelo canonico Caterini

n. 106 a dì 14agosto 1861

D. Concetta Biondi di Pontelandolfo di anni 18 figlia di Modestino e Giuseppa Boccaccino morta accisa nella propria casa nel giorno del Incendio e sepellita nella chiesa della SS. Annunciata.

L'Economo Curato Michelangelo canonico Caterini

N. 107 a dì 14agosto 1861

Raffaele Barbieri di Pontelandolfo di anni 34 figlio di Pasquale e Maria Brigida Bisconti morto aciso e sepellito nella chiesa della SS. Annunciata.

L'Economo Curato Michelangelo Economo Caterini

n. 108 a dì 14agosto 1861

Nicola Biondi di anni 60 figlio del fu Giovanni e fu Concetta Angelina morto acciso in mezzo alla strada in tempo del Incendio e sepellito nella chiesa della SS. Annunciata.

L'Economo Curato Michelangelo Canonico Caterini

n. 109 a dì 14agosto 1861

Francesco Biondi di Pontelandolfo di anni 45 figlio del fu Pasquale e Maria Rosa Battaglini morto acciso nella propria casa e sepellito nella chiesa della SS. Annunciata.

L'Economo Curato Michelangelo Economo Caterini

n. 109 bis a dì 14 agosto 1861

Giovanni Mancini figlio di Giuseppe e fu Brigida Mancini di Pontelandolfo di anni 46, marito di Maria Giuseppa Romano nella contrada Cerquelle di questo territorio disgraziatamente è morto ucciso dai Soldati Piemontesi; e fu seppellito nel giorno 17 suddetto mese di Agosto nella Chiesa della SS. Annunciata.

L'Economo Curato Michelangelo Canonico Caterini

n. 110 a dì 16 agosto 1861

Antonio Rinaldi di Pontelandolfo figlio del fu Michele e Orsola di Rubbo di anni 55 tocco dalle fiamme nell'incendio nella propria casa, e nel grembo della S.M. Chiesa è morto e fu seppellito nella chiesa della SS.Annunciata.

L'Economo Curato Michelangelo Canonico Caterini (5)

La registrazione della morte di queste persone nel libro dei defunti viene fatta da due sacerdoti e, presumibilmente, in tempi diversi. La stesura della trascrizione è del canonico Pietro Biondi (6). La firma, dopo ogni atto di morte, come si può costatare, è del canonico Michelangelo Caterini. Il documento è completato da lui con aggiunte. Al n. 99 aggiunge: marito di Giovanna Gianfrancesco, e dopo incendio, del paese; al n. 100 aggiunge: marito di Maria Vittoria Pistacchio; al n. 110: cancella morto brugiato (ancora leggibile) e scrive tocco dalle fiamme nell'incendio; aggiunge interamente il n.109 bis. La firma con inchiostro e scrittura diversa è stata messa, dopo la morte dell'arciprete D. Epifanio Di Gregorio avvenuta il 21 settembre 1870, (7) con la sua nomina ad arciprete della chiesa del SS. Salvatore di Pontelandolfo il 28 maggio 1871 (8). Nel rivedere non solo questo libro dei defunti, ma anche gli altri libri parrocchiali di questo periodo vi apporta la sua firma con l'esatta dicitura del suo ufficio. L'arciprete D. Epifanio Di Gregorio firma i registri fino al 6 settembre 1860. Dal 7 settembre, infatti, e fino al 12 agosto 1861, il canonico così scrive: visto per l'arciprete defunto Michele arciprete Caterini. Dal 14 agosto, egli firma in prima persona, dal momento che, essendo impedito l'arciprete (9), giuridicamente è lui il responsabile della parrocchia (10). Si può ritenere, dunque, che questo documento fu da lui corretto e firmato entro l'anno 1861. Inoltre, dalla lettura del documento emergono i seguenti dati.

1) i morti del 14 agosto sono 13, di cui 10 furono uccisi e 3 morirono bruciati. I morti bruciati sono due anziani: di 94 e 89 anni e uno di 55 anni, che morì dopo due giorni.

2) Dei 13 morti, 11 sono uomini e 2 donne. Di queste vittime, la più anziana ha 94 anni, e la più giovane ha 18 anni. Non risulta che morirono bambini o ragazzi.

3) Per quanto riguarda il luogo: 5 morirono nella propria casa, 3 uccisi e 2 bruciati; uno in mezzo alla strada; un altro nella contrada Cerquelle; per gli altri 6, non è precisato.

4) Quattro. morti sono della stessa famiglia: i due fratelli Rinaldi; il Lese e sua madre Maria Izzo.

5) Il 14 agosto morirono 11 persone: la 12a (n 109 bis) quasi sicuramente nello stesso giorno, ma fu sepolta tre giorni dopo; la 13a morì il 16 agosto (n 110).

6) Undici furono sepolti nella chiesa della SS. ma Annunziata (11); di due persone (nn 101 e 105) non è indicato il luogo di sepoltura, in quanto bruciate.

Per un quadro più completo, è necessario aver presente che, a Pontelandolfo, nei giorni 7 e Il del mese di agosto c'erano stati altri morti in seguito ad episodi di violenza.

n. 94 a dì 7 Agosto 1861

Agostino Vitale di Crispano figlio dei coniugi fu Vincenzio e fu Giuseppa Pagniano di anni 38 morto ucciso nella propria casa e seppellito nella chiesa della SS. Annunciata il giorno dopo, e sagramentato dal Primicerio Nicola Rinaldi

Visto per l'Arciprete defunto Michelangelo Arciprete Caterini.

n. 95 a dì 7Agosto 1861

Angelo Tedeschi di S. Lupo figlio del fu Giuseppe, e Colonna Vaccarella di detta terra, di anni 50, è stato ucciso qui in Pontelandolfo, e sepolto nella chiesa della SS. Annunciata.

Visto per l'Arciprete defunto Michelangelo Arciprete Caterini.

n. 96 a dì 7Agosto 1861

D. Michelangelo Perugini figlio del fu D. Dionisio, e Donna Luigia del Buono coniugi di Pontelandolfo, di anni 42, è stato ucciso e bruciato nella propria casa.

Visto per l'Arciprete defunto Michelangelo Arciprete Caterini

n. 97 a dì ll Agosto l86l

Libero-Rocco D'Occhio figlio del fu Giuseppe, ed Angela Guerrera di Casalduni di anni 50 è stato ucciso qui in Pontelandolfo, e stato sepolto nella chiesa della SS. Annunciata.

Visto per l'Arciprete defunto Michelangelo Arciprete Caterini.

Anche questa parte del documento è opera dai due canonici. La firma, però, come si può notare, è stato apportata dopo la nomina ad arciprete del canonico Caterini. E queste sono le considerazioni più importanti.

1. Le persone uccise (tutti uomini) sono 4, di cui una viene anche bruciata.

2. Due sono di Pontelandolfo, uno di S. Lupo e uno di Casalduni.

3. Tre furono sepolti nella chiesa della SS. ma Annunziata; di D. Michelangelo Perugini non è indicata la sepoltura.

4. La morte di Libero-Rocco D'Occhio è registrata il giorno 11 agosto.

Queste quattro persone, vittime della banda di Cosimo Giordano (12), e le tredici persone, vittime dei piemontesi, sono state commemorate con una sola solenne cerimonia il 30 settembre 1973 (13), e i loro nomi incisi in una lapide (14), con la seguente iscrizione:

Ignari inermi

Ed Innocenti

Vi travolse

L'inconsulto sterminio

Che nell'Agosto del 1861

Fece di questa terra un rogo

Consegnando alla storia

I vostri nomi che incisi

Volle oggi nel ferro Pontelandolfo

Custode di tal retaggio

Onde vincendo l'oblio dei secoli

Il sacrificio vostro

Si eterni ed ammonisca. 1973.

 

2. Conseguenze dell'incendio (15)

Da questa tabella risulta, in modo evidente, che, nell'anno 1861 a Pontelandolfo la mortalità raggiunse un picco molto elevato rispetto al decennio esaminato, cioè cinque anni prima e cinque anni dopo detto anno. L'anno 1857 con 176 morti presenta già una media molto alta nei confronti degli altri anni, ma è superato dall'anno 1861 da ben 115 unità, e ciò equivale a un anno di mortalità. L'anno 1861, per la mortalità, è un anno doppio. E' impressionante! E, a prima vista, alla domanda prepotente di conoscerne la causa, siamo indotti a dare una risposta che ritiene i tragici fatti di agosto la causa ditale aumento della mortalità. Questo è pur vero, ma non nella misura e nel modo fin ad ora presentato. Infatti, già sappiamo che nel mese di agosto a Pontelandolfo, i morti a causa degli scontri violenti furono 17. Osservando con più attenzione la tabella, risulta che nel mese di agosto morirono 48 persone. Togliendo il numero delle persone uccise -17-, restano 31, morte non per causa della violenza. Si osservi ancora che nel mese di agosto degli altri anni non si raggiunge mai un tal numero di decessi. La causa, dunque, va ripensata. Ma ciò che colpisce di più è il numero 64 di settembre: è una cifra che supera di molto tutte quelle degli altri mesi esaminati in detta tabella. E sarà proprio questa cifra la chiave di lettura dei tragici fatti del 14agosto. Ma è necessario introdurre altri elementi che ci permettono di leggere in profondità i dati che possediamo. L'elenco giornaliero dei morti, dopo il 14 agosto e fino al 30 settembre, con la specifica di morte avvenuta nella propria casa o nell'abitazione di campagna è l'elemento più importante per la conoscenza dei fatti. Dopo il 14 agosto si ebbero 24 defunti, di cui 17 morti nella propria casa (16), 6 morti nell'abitazione di campagna (17) e uno, come già si sa, altrove (18). Nei giorni 28 e 29 si ebbero 10 defunti (5 per giorno), di cui metà morti nella propria casa e l'altra metà nell'abitazione di campagna. Nel mese di settembre si ebbero 64 defunti, di cui 42 morti nella propria casa e 22 morti nell'abitazione di campagna (19). Considerando un mese intero dal 15 agosto al 15 settembre, contiamo 74 morti. Un mese in cui non si registrano morti a causa della violenza o di qualche altro fattore, come potrebbe essere una epidemia. La causa di tanti morti, dunque, va ricercata in altre direzioni. E, infine, anche i grandi numeri del 1861 ci permettono di capire quanto successe a Pontelandolfo nell'arco dell'intero anno e, soprattutto, il 14 agosto e dopo. Dei 291 morti dell'intero anno, 24 morirono di morte violenta, e così distribuiti: uno il 25 marzo: Francesco Parciasepe di anni 28 trovato ammazzato nel ponte di Simone (20); nel mese di agosto, come già sappiamo, furono 17; e, il 18 ottobre, 6 furono fucilati: Angelo Cifaldi (21); Sismondo Ciafaldi (22); Simone Nardone (23); Gennaro De Michele (24); Angelo Frangiosa; Nicola Mongioli. Dall'inizio del 1861 e fino al 13 agosto, i morti nella propria casa furono 78; quelli nella propria abitazione di campagna 17. Dopo il 14 agosto, i morti nella propria casa furono 99, cioè 21 in più; quelli nella propria abitazione di campagna furono 72, cioè 55 in più. Anche questi dati, come vedremo più avanti, concordano con quelli già presentati. In possesso di tutti i dati ricavati da questo importante documento, si è in grado di poter sostenere che il numero dei morti non solo è di molto inferiore alla stima finora presentata (25), ma quel che sorprende di più è la constatazione che l'incendio non solo arrecò danni ingenti alle case, ma si deve ritenere la causa diretta di tanti decessi. Per il confronto definitivo di questo documento con le testimonianze più vicine al 14 agosto 1861 e i testi, è opportuno presentare anche l'incendio di Casalduni dello stesso giorno.

3. L'incendio di Casalduni

Anche per i fatti di Casalduni, ci serviamo della stessa fonte inedita: il libro dei morti (26). Nel riportare l'incendio del paese, tutti i testi pubblicati riferiscono che qui morirono tre persone: Fu questa la sorte che toccò a Lorenzo d'Urso, al vecchio arciprete e ad un malato che stava tentando di alzarsi dal suo letto (27). Ma il documento, a cui facciamo riferimento, ci presenta subito una sorpresa. Anno Domini 1861. Libro primo dei morti principiato da me Rev.do D. Giovanni Corbo Arciprete della Chiesa di Casalduni dopo il giorno quattordici di Agosto dell'anno 1861; nel quale giorno essendo state incendiate molte abitazioni, fra le quali disgraziatamente ancora la mia, rimasero col detto incendio consumati tutti i libri antichi non solo, ma pure i libri compilati pel corso di venti anni sotto la mia cura Arcipretale. Giovanni Arciprete Corbo (28). A causa dell'incendio non esiste nella parrocchia di Casalduni alcun volume dell'antico archivio, come anche i volumi redatti in vent'anni di ministero sacerdotale dall'arciprete, per cui non si può verificare sulla registrazione del defunto Lorenzo D'Urso e di quell'anonimo malato. E' evidente, però, che il vecchio arciprete non mori il giorno dell'incendio, dal momento che inizia a redigere subito un altro volume dei morti, che porta la data del 18 agosto 1861 (29). Non è possibile interpretare questa notizia, priva di qualsiasi fondamento: è una conferma, però, dell'approssimazione con cui sono stati trattati questi fatti, meritevoli di migliore memoria storica. Il vecchio arciprete D. Giovanni Corbo mori il 27 marzo 1862 (30). Dopo due giorni, il 29 marzo viene nominato economo curato il canonico D. Pasquale Trosino (31). I dati più significativi che emergono da questo documento si possono così riassumere: dal 18 agosto al 31 dicembre del 1861 sono registrati 65 defunti (12 ad agosto, 18 a settembre, 16 ad ottobre, 2 a novembre e 17 a dicembre); non sono registrati morti per violenza o uccisione; tutti sono sepolti nella chiesa, eccetto uno nel cimitero; tutti muoiono nella propria casa.

4.Il confronto dei numeri

Prima di passare all'esame delle cifre, è opportuno presentare anche il modo come viene descritta l'azione dei soldati all'alba del 14 agosto. Due sembrano i più significativi. Nel primo caso si dice che i due paesi furono messi a fuoco, casa per casa, mentre un cordone di bravi bersaglieri scelti tiratori circondava e bloccava ogni vicolo, ogni spiazzo, tutte le uscite insomma che davan sui campi, dovunque divampassero le fiamme portate dal vento (32). In altro modo è presentato lo stesso momento cruciale: Tra le fiamme, intanto, la popolazione aveva cercato mettersi in salvo. Nelle vicine campagne le madri, soffocando i singhiozzi e collo sguardo volto ora a sinistra, ora a destra, fuggivano per vie dirotte, portando sulle braccia il grande tesoro dei figlioletti. E là, in campagna, tra alberi di ulivi e piante alte di granturco cercarono nascondiglio e riposo (33). Nel primo caso, sembra che la gente, pur fuggendo, difficilmente poteva trovare scampo, dal momento che tiratori scelti circondavano e bioccavano ogni vicolo. Nel secondo caso, invece, la gente per vie dirotte, poté trovare un rifugio nelle campagne. Dopo l'analisi delle cifre si potrà farà chiarezza anche su questo punto. Le cifre, è bene dirlo subito, non solo sono contrastanti tra di loro, ma molto lontane da quelle conosciute dai documenti a cui abbiamo fatto riferimento. Queste, mi sembrano, le più significative. La prima fonte attesta che a Pontelandolfo e Casalduni i morti superarono sicuramente il migliaio, ma le cifre reali non furono mai svelate dal governo piemontese (34); la seconda: nei soli fatti di Pontelandolfo e Casalduni furono morte da codesti carnefici non meno di 164 vittime (35); e, infine: essendovi stato il saccheggio, ed il totale incendio nel 1861; quando moltissime furono le vittime in quella memoranda catastrofe (36). Mi sembra superfluo soffermarsi sulla prima stima, e per il semplice confronto numerico (addizionando i morti dei due paesi, 13 a Pontelandolfo, e 2 o 3 a Casalduni, siamo nell'ordine delle decine, e non nell'ordine delle migliaia), ma anche secondo l'interpretazione, frutto di questa ricerca, come vedremo più avanti. Anche la seconda stima, nell'ordine delle centinaia, sembra alquanto esagerata, anche se, rispetto alla prima, e più vicina alla realtà. La terza, con l'espressione moltissime vittime, è quella che ci fa capire che i morti non furono solo quelli del 14 agosto, ma, a causa del saccheggio e soprattutto dell'incendio delle case, ci furono altre vittime. Si spiega così il numero molto alto di 291 morti del 1861, con ben 74 morti dal 15 agosto al 15 settembre, i 64 morti nel solo mese di settembre, l'aumento dei morti nell'abitazione di campagna, perché la gente inizialmente vi trovò rifugio. Dinanzi a tanta barbarie sembra che le cifre contino poco, e anche le frasi comuni, come per esempio, morirono uomini e donne, vecchi e bambini ecc., sembra che, riferite a questi episodi, siano da giustificarsi sempre. Per i fatti di Pontelandolfo e Casalduni del 14 agosto 1861, mi sembra, però, che si sia andato ben oltre le righe, per cui un chiarimento è quanto meno opportuno. Nel presentare i fatti dei due paesi, si nota in tanti scrittori più la preoccupazione del contorno sensazionale che il desiderio di una loro collocazione scientifica. Il numero dei morti del giorno 14 agosto, già di per sé grave, è reso ancor più terribile perché furono colpite persone per il semplice fatto di essere native di questi paesi, e non per essere colpevoli di alcunché. E' difficile individuare, tra le persone uccise, qualcuno che abbia partecipato ai fatti, anch'essi deplorevoli, dell'uccisione dei soldati il giorno 11 agosto. Ed è per questo motivo che i morti del 14 agosto a Pontelandolfo e Casalduni sono le vittime di un gioco politico teso a reprimere con ogni tipo di violenza qualsiasi resistenza al progetto unitario.

5. Dall'osservatorio di Fragneto Monforte

Ancora un documento inedito: è la memoria scritta dall'arciprete di Fragneto Monforte, don Giambattista Mastrogiacomo, protagonista degli avvenimenti e testimone fedele di particolari interessanti (37). 1861: Ieri vigilia dell'Esaltata al fianco di Dio, oh! di quanto spavento e terrore fu piena la giornata! Fu riferito all'attuale governo essersi il Comune di Pontelandolfo unito alle bande del Matese governate da un tal Giordano, e che invitate erano entrate nel Comune nel giorno 7 Agosto a distruggervi il governo piemontese. Avvenne in vero in Pontelandolfo la di loro entrata, fu disarmato il Posto di Guardia, lacerata la bandiera, a colpi di fucilate, distrutto lo Stemma, etc. e si commisero atrocità e sfogo di private sciagurate vendette! Si commisero tre, o quattro omicidi crudeli; si spogliarono varie case, etc. incendiandole etc., furti. Questo stesso avveniva in Casalduni, ma però senza uccisioni. Tale reazione fu riferita, e da Campobasso furono spediti 45 soldati di truppa onde sedare, e distruggere l'avvenuto. Fu stupido, ed inetto comando di Superiore più inetto, ed empio! Erano due, anzi più Comuni in rivolta veramente feroce, ed intanto inviansi 45 individui! Furono mandati al macello, mandati ad essere uccisi! Infatti giunsero in Pontelandolfo nel dì 11 Agosto: i paesani si mossero, e per miracolo fuggirono, perdendo un solo compagno barbaramente ucciso a colpi di mazza, di pietre poco lontano dal paese! L'infelice stanco avvilito seguiva la Compagnia. I militari, presa la via di Casalduni, ivi trovarono la morte! Tutti presi da quei naturali divenute fiere crudeli; disarmati, atterriti etc. uccisi a colpi di fucili, baionette, mazze, accette, falce!!! Vergogna eterna per Casalduni! Mi si racconta che molte femmine macchiarono le loro mani di sangue umano! Che colpa eravi di sventurati infelici soldati di Leva? Che diranno gli autori? Che diranno i rivoluzionari? Quel paese mi fa orrore e con evidenza appalesa l'indole fiera di questi snaturati naturali! Questa fu la causa per cui da Torino confondendosi il giusto con il reo, con novella barbarie fu decretata la distruzione di due Comuni, Pontelandolfo e Casalduni! Fu senza riflessione, umanità e giustizia decretato essere bruciati! Ieri adunque fu la giornata, che per quanta cara infatti di nostra S. Religione, altrettanto maledetta coi loro autori dalla Storia e dall'umanità! Fiera accozzaglia di soldati, e garibaldesi avidi di bottino, e di sangue, si disse circa 500 persone, nell'alba di questo dì si trovano intorno al paese di Pontelandolfo!... Chi fugge ignudo, chi mezzo vestito; ma tutti miserabili, e poveri! Fuggono ma sono incontrati dalle fucilate! Ed i poveri infeimi, ciechi, zoppi, anime innocenti? Morirono arsi, come avvenne... E della purità, e del insito onore?... Dio mio... Tutto avvenne!!! Il paese è in preda delle fiamme, e del bottino! Migliaia di ducati sono calcolati i danni... Non si rispettano Chiesa... Io ho riscattato un Calice dalle scellerate mani di un soldato, che trasmisi a quel curato. Sino i corporali, i purificatori! Si raccontano fatti orrorosi, degni veramente della rivoluzione. Mentre che ardeva Pontelandolfo, buon numero di soldati portossi in Casalduni... Quivi furono arsi varie case, si fu bottini, ma non paragonabile alla sventura dell'altro paese. Ricchi di furore, e bottini lasciano detti Comuni per portarsi qui. Ma siccome qui tutto sapevasi, e da Mottola vedesi lo stato orroroso di Casalduni, e poiché nel dì 10 erasi quella stupida reazione nel dopo pranzo, spontaneo era il pensiero, e timore che eguale sorte era serbata per noi. Lo stato nostro non faceva riflettere alla diversità dell'enormezza qui e là commesse. Quindi tutti a fuggire, tutti a nascondere, tutti a gridare; e la pace fu assicurata quando verso l'ore 23 qui pervennero i soldati alzando e statuendovi il Mercato del bottino di Pontelandolfo e Casalduni Restai veramente scandalizzato sentendo che molti de' miei paesani avidamente, e per poco denaro avessero acquistato degli oggetti... Ho sempre serbato silenzio circa tale azione... Non è tempo. Io mi ricoverai in S. Maria in Principio, e nella sera eravamo più di un centinaio di persone. Quanto il nostro terrore vedendosi di là avvicinarsi la truppa! Era quasi mezz'ora di notte quando mi fu spedito un messo da parte del principale agente acciò mi fossi rimpatriato. Chi stimò ciò essere inganno, chi sincerità, ma io ricordavo di tante sventure non volli partire, se lui stesso non mi avesse di persona chiamato. Quanti pianti alla presenza di Maria! Venuta la mattina 15 Agosto, solo due Messe furono celebrate, io non poteva, e meglio assicurato ritornai osservai il vero mercato, la vendita pubblica della roba altrui ... Mentre prendeva un boccone fui avvertito che il Colonnello Nigro desideravami alle ore 19... Dunque morirò, io dissi, dunque dovrò morire fucilato! Il paese piangeva ... Andai, ma mezzo morto! Appena mi vide disse queste precise parole: "Voi, voi siete l'Arciprete di questo paese? Ebbene mi dovete rendere un favore (qui ripigliai). Voi all'istante dovete essere in Pontelandolfo ad avvertire quella fiera canaglia che se non si sottometterà all'attuale governo ... io che ho dato alle fiamme le muraglia, n'andrò sradicare le fondamenta. Direte all'Arciprete: fucilazioni, fuoco etc." Mi sembrava un Nerone! !! ma più di un cane feroce quando intese freddamente da me: " Non posso servirvi. Io sto ammalato, la notte è prossima etc." Osservando che la mia negativa infuriava colui che gloriavasi aver arso un paese, e che poteva avere conseguenza, e che sarei andato non quale apostolo della rivoluzione, ma sebbene a consolare qualche infelice: " Andrò, io dissi, eccomi". Soggiunse: "Mi porrò a guardare con l'occhialone!". Vado", conchiusi. Io nel giorno 10 era un reazionario, nel 15 Agosto ero rivoluzionario! Andai fino a Mottola ove apparvero gente che fecero paura a me che mi fecero fuggire ai Valloni, ed ai soldati che all'istante abbandonarono questo infelice paese! Queste ed altre sventure furono ad opprimere il mio spirito, ma conosco altri miei colleghi maggiormente perseguitati ed oppressi. Altro non restasi che preghiere e pazienza. L'analisi di questa memoria ci permette di capire di più gli avvenimenti del mese di agosto 1861. Sono narrati i fatti accaduti il 7, 11 e 14 agosto a Pontelandolfo e Casalduni; accenna ai fatti successi a Fragneto Monforte il giorno 10 e soprattutto presenta gli avvenimenti del 15 agosto sempre nello stesso paese, che hanno per protagonista proprio l'autore di questa memoria. Ma sono particolarmente interessanti i fatti del 14 agosto, da lui indicato con il termine vigilia dell'Esaltata al fianco di Dio, cioè vigilia della Madonna Assunta in cielo e del 15 agosto perché narra particolari di grande importanza. E' un documento immediato che non si limita a raccontare, ma analizza e giudica nello stesso tempo avvenimenti, e i comportamenti dei protagonisti dei fatti. Questa è la cronaca degli avvenimenti del 14 agosto svoltesi a Pontelandolfo, Casalduni e Fragneto Morforte.

- A Pontelandolfo: all'alba circa 500 soldati si trovano intorno al paese, che è dato alle fiamme; la gente cerca disperatamente di fuggire; alcuni vengono uccisi dai soldati, altri trovano la morte tra le fiamme. La situazione generale è questa: il paese è in preda delle fiamme e del bottino.

- A Casalduni: dopo aver incendiato Pontelandolfo, una parte dei 500 soldati si porta in questo paese. La situazione generale è questa: furono incendiate varie case e ci fu il bottino, e la sventura non è paragonabile a quella dell'altro paese. Da sottolineare che qui non vengono menzionate persone uccise.

- A Fragneto Monforte: la popolazione immediatamente si rende conto della grave situazione dei due paesi, e, temendo una reazione per i fatti del 10 agosto (38), fugge, cercando un riparo più sicuro. Il parroco con circa cento persone si rifugia nella chiesa di S. Maria in Principio. Verso le ore 18-19 (ore 23 nel testo) arrivano i soldati e inizia il mercato delle cose rubate nei due paesi. Intorno alle ore 20 (mezz'ora di notte nel testo), il parroco, che ha ricevuto un messaggio di presentarsi dal colonnello, fa sapere che lo farà solo alla sua presenza.

Cronaca del 15 agosto a Fragneto Monforte.

Il parroco, in mattinata, celebra solo due Messe. Passando per il mercato, riscatta da un soldato un calice della parrocchia di Pontelandolfo, che, in seguito, restituirà. All'ora di pranzo, gli viene comunicato che il colonnello Negri desidera incontrarlo per le ore 14-15 (ore 19 nel testo), e gli affida l'incanco di andare a Pontelandolfo per convincere la gente a sottomettersi al governo. Il colonnello Negri fa sapere che con l'azione militare del 14 agosto ha incendiato solo le mura delle case, ma è sua intenzione distruggerlo dalla fondamenta. Il parroco, dopo momenti di paura e di sofferenze, accetta di andare a Pontelandolfo perché si vede come un messaggero di pace; giudica la sua situazione inferiore ai patimenti e sofferenze di altri sacerdoti. Parte, ma, arrivato a Mottola (39), e spaventato dagli uomini che incontra; fa in tempo a rifugiarsi nella contrada Valloni (40). La memoria si presenta in modo imparziale. Il parroco, infatti, stigmatizza tutte le azioni degne di biasimo (41). Per i fatti dell'11 agosto: ritiene inopportuna e poca saggia la decisione di mandare appena 45 soldati a sedare la rivolta non solo in questi due paesi: fu stupido, ed inetto comando di Superiore . . Furono mandati al macello, mandati ad essere uccisi. Il suo giudizio verso gli autori dell'eccidio è durissimo, soprattutto per le donne: Vergogna eterna di Casalduni! Mi si racconta che molte femmine macchiarono le loro mani di sangue umano! Che colpa eravi di sventurati infelici soldati di leva? Il suo grido di condanna è ancora più forte per le decisioni di Torino perché confondendosi il giusto col reo, con novella barbarie fu decretata la distruzione di due Comuni Pontelandolfo e Casalduni! Lapidario ed esemplare è sicuramente il suo giudizio nei riguardi del decreto di Torino che fu senza riflessione, umanità e giustizia. Questi tre passaggi sono veramente degni di nota, e descrivono molto bene l'agire governativo: fu istintivo, disumano e ingiusto. Quello che era necessario, cioè trovare i responsabili dell'eccidio dei soldati e processarli, non fu fatto. Fu scelta l'unica strada da evitare, la strage indiscriminata. La sua condanna continua perché sono da disprezzare anche gli abitanti di Fragneto Monforte, i quali, dopo che la fiera accozzaglia di soldati, e garibaldesi avidi di bottini ha istituito il mercato del bottino di Pontelandolfo e Casalduni, avidamente e per poco denaro hanno acquistato degli oggetti. Non poteva immaginare l'arciprete che l'avidità e la cattiveria umana non si arrestano neanche di fronte alle disgrazie più grandi, e perciò ne resta scandalizzato. Ma l'arciprete, però, non è solo testimone dei fatti; suo malgrado diventa protagonista, come abbiamo già visto. E' da sottolineare, a questo punto, la facilità con cui in questo periodo si poteva essere considerati reazionari, cioè sostenitori dei Borbone, o rivoluzionari, cioè sostenitori dell'unità nazionale. Infatti, con raffinata ironia, don Mastrogiacomo ci fa sapere che il giorno 10 Agosto era un reazionario, il 15 era un rivoluzionario. Stupisce, inoltre, la sua speranza: altro non restasi che preghiere e pazienza; nella tragedia, il sangue versato da innocenti sarà seme di tempi nuovi!

6. Conclusioni

La ricerca storiografica deve portare alla conoscenza dei fatti, e su di essi deve ergersi sovrana la verità. Per gli avvenimenti del 14 agosto 1861 si deve dire che oggi il clima di serenità e obiettività ci suggerisce innanzitutto di non giustificare nessun massacro o di fare delle vittime i colpevoli. Alle vittime conosciute del 14 agosto nei due paesi, si devono aggiungere quelle anonime, causate dall'incendio e dal saccheggio, come pure i soldati uccisi nel giorno 11 agosto (42). E' lezione storica la constatazione che nel passato sono stati raggiunti obiettivi positivi attraverso fasi dialettiche di contrapposizione, di lotte aspre e violente. Per questo motivo, a tutte le vittime dell'una e dall'altra parte in quegli anni di tragica incomprensione e del mancato e corretto modo di risolvere i difficili problemi politici e sociali, deve andare il nostro onore incondizionato, perché dal loro sacrificio è derivato il Bene dell'Unità Nazionale (43). Un'ultima considerazione: dopo le gravi perdite umane e gli ingenti danni materiali, si devono aggiungere anche i danni del patrimonio archivistico.

- A Pontelandolfo: non fu distrutto l'archivio parrocchiale, nonostante il saccheggio della casa dell'arciprete e della chiesa. Con ogni probabilità i volumi si trovavano presso il canonico Pietro Biondi, estensore dei volumi (archivista), come abbiamo riscontrato. Furono distrutti, invece, i registri dello stato civile del comune; non sappiamo se nell'incendio del giorno 7 o 14 agosto (44).

- A Casalduni: fu distrutto nell'incendio del 14 agosto tutto l'archivio parrocchiale.

 

 

NOTE

(1) L'on. Giuseppe Ferrari parla di "più di ottanta taglieggiati, sconvolti, insanguinati, abbandonati in preda al saccheggio" (Atti Parlamentari del 2-12-1861); vedi anche: La Civiltà cattolica, vol. XIIV Serie, Roma 1861, p. 618. Si accenna ad altri paesi, quali Montefalcione, San Marco e Rignano

(2) Si deve al coraggio dell'on. Giuseppe Ferrari che, nella seduta alla Camera del 2.12.1861, dopo aver visitato personalmente Pontelandolfo il 1 novembre 1861, denunciò veementemente il triste episodio.

(3) "Ma non sempre concordanti, ci inducono a pubblicare i più importanti e inediti documenti ufficiali del tempo", scriveva A. ZAZO in Samnium, anno XXIV, 1951 n 3, p. 86, esprimendo in tal modo il desiderio di fare più chiarezza su un episodio presentato non sempre in maniera concorde ed esatta.

(4) Archivio Parrocchiale di Pontelandolfo (d'ora in poi: APP.), E n 10

(5) Il cognome S. Pietro e San Pietro, oggi è Santopietro.

(6) Incomincia a registrare i morti dal 29 settembre 1859 fino al 28 dicembre 1861. Dal 18 ottobre 1861 firma anche il libro con la qualifica di economo curato.

(7) Archivio Parrocchiale di S. Croce del Sannio, Volume ottavo dei defunti, E/8:"21 settembre 1870. Il reverendo D. Epifanio Michele di Gregorio dei quondam Francesco e Maria Celeste Gioia, Arciprete di Pontelandolfo nell'età di anni 58 in casa propria ed in grembo di S.M.C. è morto. Li fu da me sottoscritto Arciprete impartita l'assoluzione sub conditione perché privo di sensi, dal Reverendo D. Giacinto D'Uva gli venne amministrata l'estrema Unzione; il Reverendo P. Antonio da S. Croce Cappuccino gli raccomandò l'anima al Signore. E' stato sepellito nell'ex Monastero. Arciprete Bozza."

(8) APP., L N.6: "Descrizione dell'Arcipretale Curata Chiesa sotto il titolo del SS.mo Salvatore di Pontelandolfo fatto da me Michelangelo Caterini nella presa di possesso di detta Chiesa avvenuta ai 28 Maggio 1871."

(9) E. NARCISO, S. Croce del Sannio nel Risorgimento 1799-1884, Edigrafica Morconese, 1984, p.81:"Quando le truppe italiane il 14 agosto rioccuparono Pontelandolfo e la incendiarono, nonostante che la prima casa a bruciare fosse la sua, D. Epifanio riuscì a salvarsi rifugiandosi a S. Croce del Sannio, suo paese natio."

(10) D. Epifanio Di Gregorio, nonostante la sua assenza, restò sempre arciprete di Pontelandolfo, dove ritorna il 1 gennaio 1868: "1 Gennaio 1868 primo giorno del mio ritorno a questa Parrocchia Arcipretale dopo tanti guai non esclusa la carcerazione". (APP., N, n. 60.) Nella sua assenza reggono la parrocchia, come economi curati, il canonico D. Pietro Biondi e il canonico D. Michelangelo Caterini.

(11) Questa antica chiesa, dopo il terremoto del 1962 fu sconsacrata, e dal 1994 è utilizzata come auditorium.

(12) N.VALLILLO, L'incendio di Pontelandolfo, in Rivista Storica del Sannio, anno V, n VI p.215; R. BOCCACCINO, Pontelandolfo. Memorie dei giorni roventi dell'agosto 1861, in Samnium, anno XLVI, n 12 p.5.

(13) La cronaca e gli interventi del 30 settembre 1973 sono racchiusi in un libro dal titolo Giustizia per Pontelandolfo, terra di briganti.

(14) Questa lapide si trova in una sala del comune di Pontelandolfo.

(15) APP., E n. 10; E n. 11.

(16) è la dicitura che si trova nella trascrizione dei defunti ; vedi APP., E n. 10

(17) idem.

(18) idem.

(19) In tutti i giorni di settembre (eccetto i giorni 3,13,17, 20, 22, 25, 26, 27, 30) si celebrarono funerali. La prima metà del mese vide ben 50 decessi; e i giorni con più morti furono il 5 con nove morti; il 7 e 10 con sette morti; e i giorni 1 e 11 con cinque morti.

(20) Idem.

(21) APP., E n 10: "di Campolattaro di anni 26".

(22) idem; "di Campolattaro di anni 36".

(23) idem; "di Campolattaro di anni 26".

(24) idem: i nomi di questi ultimi tre non sono registrati nel libro dei morti, che così ha questa nota: "e fucilati altri tre e propriamente sotto la tiglia nel comune di Pontelandolfo". I loro nomi sono desunti da Samnium ,anno XXIV, 1951 n 3, p.97, nota 36; e sono tutti e tre di Casalduni.

(25) I libri che presentano questo episodio parlano di un numero molto alto di morti, e con espressioni generiche.

(26) Archivio della parrocchia "S. Maria Assunta" di Casalduni (d'ora in poi APC.), Libro I dei Morti (18 Agosto 1861 - 1875)

(27) M. D'AGOSTINO, La Reazione Borbonica in Provincia di Benevento, Napoli 1987, p.87. Vedi anche: L. SANGIUOLO, Il Brigantaggio nella Provincia di Benevento 1860-1880, Benevento 1975 p. lO7: "Che fanno i soldati? Uccidono Lorenzo D'Urso incautamente affacciatosi all'uscio di casa per salutare? Il vecchio arciprete fugge in camicia? Inseguito è freddato a colpi di fucile. Un malato fa per alzarsi dal letto alla vista dei soldati penetrati in camera da letto. Di che è colpevole ? Lo uccidono". La fonte di questa notizia è: C. MELEGARI, Cenni sul brigantaggio, ricordi di un antico bersagliere, Torino, Roux-Frassati, 1897.

(28) APC., Libro dei Morti vol. I, f.lr.

(29) Inizia a compilare anche i libri dei battesimi e matrimoni.

(30) APC., Libro dei Morti vol. I, f.7r.: Die vigesima septima Martii 1862. Reverendus Dominus Ioannes Corbo filius Constantii, et Mariannae Pannella Archipresbiter per annos viginti et menses octo Ecclesiae Terrae Casaldunensis aetatis suae septuaginta novem in domo D. Angeli de Cicco, quia domus eius igne consumpta fuit die decima quarta Augusti 1861, receptis Sanctissimis Sacramentis ex hac vita discessit. Anima commendata fuit Deo per Rev.dum Paschalem Trosino. Corpus vero eius sepultum fuit in Ecclesia.

(31) APC., Libro dei Morti vol. I, f.8r.:" Morto il fu Arciprete D. Giovanni Corbo, io D. Pasquale canonico Trosino fui destinato da Sua Eccellenza Rev.ma Monsignor D. Luigi Sodo, Vescovo di Cerreto, per Economo Curato di questa Chiesa di Casalduni. Oggi 29 Marzo 1862."

(32) C. ALIANELLO, La Conquista del Sud, Milano 1994, p. 258.

(33) N.VALILLO, L'incendio di Pontelandolfo, in Rivista Storica del Sannio, 1919, anno V n 6, p. 217

(34) A. CIANO, I Savoia e il Massacro dei Sud, Roma 1996, p.164.

(35) La Civiltà Cattolica, anno duodecimo, vol. XI, IV Serie, 1861, p. 618.

(36) D. PERUGINI, Monografia di Pontelandolfo, Campobasso 1878, p. 93. Se ne può aggiungere una quarta: vedi Samnium, anno XXIV, 1951, n 3 p. 94 nota 27: " Del tutto inventata l'affermazione del De Sivo circa l'uccisione di 25 piemontesi in quel combattimento, ad opera della banda capitanata da Cosimo Giordano".

(37) Archivio parrocchiale di Fragneto Monforte, Libro delle Compagnie di G.B. Mastrogiacomo, Arciprete di Fragneto Monforte, dal 1857 al 1882.

(38) M.D'AGOSTINO, op.,cit., p.74: "il capobanda pescolano preferì tornare indietro e dirigersi verso Fragneto Monforte dove ordinò il saccheggio delle case di Francesco Iannelli, Francesco Saverio Pellegrino, Giuseppe Petrone e Pasquale Verdura. Nel corso dei disordini fu ripreso e fucilato Rosario de Angelis che, come si ricorderà, solo due giorni prima era riuscito a sfuggire ai reazionari di Casalduni. Insieme a lui venne fucilato anche un altro garibaldino: Nicola Petrone."

(39) E' una contrada a circa 4 Km dal paese, in direzione di Pontelandolfo e Casalduni.

(40) E' una zona vicina al fiume Tammaro.

(41) N. SANTILLO, Vivevamo Così, Morcone 1996, pp.96-97: Mastrogiacomo Don Giambattista è una figura di sacerdote che andrebbe studiata e messa in evidenza. Uomo di vasta cultura, assennato ed equanime nei giudizi, forte e volitivo nelle sue decisioni. Il suo ministero sacerdotale si svolse nel travagliato periodo dell'unità d'Italia. Sperimentò violenze e sofferenze da parte dei briganti, dei piemontesi."

(42) L'Arcivescovo di Benevento mons. Raffaele Calabria nel suo intervento a Pontelandolfo, la sera del 30 settembre 1973, così si esprimeva: 'Siamo figli dello stesso Padre! E' la realtà ineffabile che deve diventare convinzione comune di fede. Noi, stasera, mentre ricordiamo i nostri caduti, proprio in aderenza a questo spirito di comune ineffabile fratellanza, che la rievocazione storica sottolinea come doveroso, e chiede a noi a gran voce, noi ricorderemo anche gli altri: i cari bersaglieri di Cialdini." In Giustizia per Pontelandolfo, op.,cit., pp.29-30.

(43) E' un monito per tutte le volte che si registrano strani venticelli o del nord o del sud, che sembrano spingere verso soluzioni diverse: in tal modo si vanificherebbe la memoria di tanti martiri.

(44) APP., E n 10, : All'interno del volume c'è uno scritto originale del comune di Pontelandolfo con data 23 maggio 1909 indirizzato al parroco D. Giuseppe Caterini per "il certificato di battesimo di Perugini Nicola Paolo fu Donato ed Occhio Orsola nato il 24 gennaio 1861 giacche' i registri di questo stato civile di quell'anno furono distrutti dall'incendio. Il sindaco A. Perugini".

HOME PRINCIPALE

INDIETRO