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I PERSONAGGI E LA STORIA DAL 1798 AL 1867 NELL'AQUILANO

da: http://www.intuttitalia.com/index.html

Descriviamo ora la storia attraverso alcuni personaggi quali Nicola Paneccasio, Giacomo Giusti, Nicola Iacobacci, Padre Domizio Iacobucci di Aielli (briganti politici) e il brigante Paris de Clemente meglio noto a Cerchio come il brigante Parassitt. Tutti ebbero parte attiva durante quello sconvolgimento politico tranne il detto Paris.

Nicola Paneccasio, figlio di Giacomo Antonio nacque a Cerchio il 22 gennaio 1774 e morì a l'Aquila l'8 settembre 1808, infatti così si apprende dal libro dei morti della parrocchia di Cerchio. E da una lettera presso l'Archivio di Stato di l'Aquila apprendiamo: "Celano 20 Ottobre 1806/ il Governatore Caporiparimento di Celano / al signor Intendente Generale della provincia dell'Aquila/ Signor Intendente Sono a pareteciparle, che sino alla giornata di oggi vi sono da me ripresentati 35 Briganti per godere della Real Munificenza, a si à questi è il celebre re Felice Ruggieri alias Giovinotto di Ovindoli e che si presentò ieri circa le ore 22. Nell'istesso punto ne diede avviso al Signor Generale in Avezzano, dove attualmente trovasi. Sento che vi sia ripresentato anche il famoso Nicola Paneccasio, alias Caporale di Cerchio al comandante francese, che trovasi Aielli. Padre Domizio dopo una trattativa di più giorni che ha avuta con il signor Generale in ordine di presentarsi in Aielli, fece sentire che non volea più presentarsi, adducendo vari pretesti che non era da fidarsi della parola francese. lo credo con fondamento che tutto sarà per prender tempo per sentirsela con suo Generale Piccioli. Ho l'onore di essere con trattata stima, e considerazione / Tomassetti Governatore". Poi non si sa più nulla.

Giacom'Antomo Giusti figlio del cancelliere comunale di Cerchio Tommaso e di Maria Maddalena Iacobbacci nacque a Cerchio il 22 Luglio 1781 e morì il 27 Ottobre 1809 in L'Aquila da come si apprende nel sopra citato libro dei morti: "Anno Millesimo Octigentesimo nono De Vigesima septima Mensis octobris Iacobus Antonio Filius Thome de Iusto Terre Circuli etatis sua viginti ed octo mensium trium ac dies quinque in Xenodhio Civitatis Aquile in Camera Martiris, (Vedí anche atto di Morte li. 22-Anno 1809-Archivio Comune di Cerchio). E da una lettera trovata per caso nell'Archivio di Stato di L'Aquila apprendiamo ancora : "Ill.mo Sig. Pne S. Colme Rivolgendo sempre più le mire al mantenimento del buon ordine, ho trasentito, che in questo circondario vi sia un tale Mastro Giacorno Giusti della terra di Cerchio capo brigante, e reo di omicidio in persona di un Caporale Francese. lo intanto nel prenderne le più misure, per l'arresto, credo un dovere prevenire V.S. Illustrissima, affinché si compiaccia darmi dei lumi onde restino autorizzate le mie masse, che tendono alla tranquillità dello stato, col togliere i semi infetti, e perniciosi. Spero meritare la considerazione dell'autorevole Sua protezione, e con tale fiducia pieno del solito rispetto, e vera stima, mi confermo baciandole umilmente la mano./ DI V.S. Illustrissima,/ Balsorano 18 Agosto 1806/ Devotissimo SS. obb../ Luigi Marian" Proprio in quei giorni dovettero arrestarlo da come risulta da un'altra lettera: "Celano 18 Gennaio 1807/ Ai Magnifici Dottori Don Venanzio e Don Vincenzo d'Amore. Deputati dei buon ordine della terra di Cerchio. Da una vostra relazione diretta a questa corte nel passato Mese di Agosto ho ravvisato elle sin d'allora partecipaste, che Giacomo Giusti famoso brigante era stato assicurato, e sorpreso In Pedocolto per opera di Don Luigi Mariani Governatore di Balsorano. Il Regio Tribunale Straordinario delle tre Provincie di Abruzzo m'Inculca di prender conto di un tale fatto, e nell'istesso tempo qual destino abbia avuto il suddetto Giusti, e quali delitti elle lo stesso avrà commessi". Poi non si sa più nulla ...... dovette godere della "Real munificenza" perché lo ritroviamo a Cerchio testimone in due atti di morte (19.1.1809 e 28.2.1809) dei comune di Cerchio e lì apprendiamo anche della morte di Giacomantonio Giusti avvenuta nell'ospedale di L'Aquila.

Nicola Gesualdo lacobacci figlio (del quondam Domenico) nato a Cerchio il 1 Marzo 1777; di questi non sappiamo quando morì perché non è riportato nel più volte citato libro dei morti; però abbiamo appreso, per mezzo dell'ArchIvio di Stato di L'Aquila, un processo dove viene trattato anche Il nostro: "Corte Criminale Marzo" 1809. Di alto tradimento verso la Patria per aver contro l'attuale Glorioso Governo, e per aver in comitiva armata, ed insigniti di coccarda rivoluzionaria in vari paesi della Provincia, commettendovi furti, estorsioni, ed omicidi. Pasquale Crarnanzio alias Cazzone di Castelialto Provincia di Teramo; Pietro Persia allas Tuiribetto di Alfedena; Giuseppe Lattanzio Tonzilli di Sulmona; Francesco Fioravanti di Cicoli; Nicola lacobacci di Cerchio; Benedetto Ancelitti alias Chiavarini di Ajelli ... (seguono altri sedici briganti) . Di alto tradimento contro la Patria per essersi unito, e coccardato, alla comitiva sudetta avendo scorso e resistito alla forza ..." A pag. 3 di tale processo si legge: "... Nicola lacobacci alias Scarcitto di Cerchio anche antico famoso brigante ..." a pag. 4 si legge:" ... un tal Glirolamo ... di Cerchio ... in quella notte si dissunì dalla comitiva sudetta il Capo Giuseppe unitarnente al sudetti Nicola di Cerchio e Vincenzo di Celano che si vuole ritornassero a Tivoli e prese il comando della medesima il nominato Ser Checco di Chieti ... Il regio Procuratore presso la corte Criminale di Aquila visti gli atti del novello brigantaggio pervenuto da Tivoli che n'avuto luogo in questa Provincia dal primo 6 Maggio corrente anno, e che ancora va serpeggiando al confine di essa e della provincia di Teramo, ha rilevato che un'orda di assassini per maggior parte rei di antecedenti delitti, e di antico brigantaggio esercitato nelle dolorose epoche che afflissero questa Provincia, nel 1806 e 1807, riunita in Tivoli verso la fine di Aprile corrente anno concertò di penetrare nel Regno, e promuovervi la rivolta contro l'attuale glorioso Governo, onde aver campo di rinnovare i furti, ed assassini de quell'erano pascjuti più volte ...... Dal giornale degli atti dell'intendenza della Seconda Provincia di Abruzzo Ulteriore anno 1809 pag. 355 apprendiamo che nell'agosto di detto anno "... Nicola Jacobacci o Jacobone di Cerchio brigante dal 1806 attualmente cori le armi alla mano......

Padre Dornizio lacobucci ex frate, nato ad Aielli il 5 Maggio 1769 da Filippo a da Teresa Callocchia. Di questo personaggio, come degli altri citati, purtroppo si sa poco. Non esiste ancora nel l'Archivio di Stato di L'Aquila un processo riguardante P. Domizio, non perché non ne subì, ma perché, purtroppo, tutti gli atti riguardanti questo personaggio, che tanto fece parlare di sé in quegli anni, forse sono andati distrutti. Nell'Indice dei nomi del "Brigantaggio politico" dell'archivio suddetto, è rubricato il nome di padre Domizio ed esisteva anche la busta (n1) riguardante le sue gesta che purtroppo, inspiegabilmente è andata perduta. Quindi tutto ciò che possa riguardare la storia del Nostro lo ricaviamo dal citato libro delle "Deliberazioni dei consigli ecc." (pag. 2) da alcune lettere del più volte riportato archivio, dalla sopramenzionata relazione del tenente Alò, dal racconto del lontano parente Luigi Palcrina e da una nota tratta dal libro di G. Jetti in "Cronache della Marsica 1799-1915. Nelle lettere dell'archivio di L'Aquila si notano i molti spostarnenti che Padre Domizio lacobucci, grande personalità del Brigantaggio Abruzzese, dovette farne. Secondo il racconto del Paleria, per la festa di S. Antonio Abate era stato richiesto, dalla popolazione di Scurcola Marsicana, a presenziare in pompa magna le funzioni religiose in onore del veneratissimo santo e, per tali case, aveva avuto anche, da parte del vicario della diocesi dei Marsi (don Franceso Cambise 1792-1797) l'autorizzazione. Il prete di Scurcola ingelositosi per tanto onore toccato al Nostro, punto sul vivo non voleva che padre Domizio potesse svolgere tali funzioni religiose e, immediatamente scrisse al Vicario affinché revocasse tali disposizioni. Il parroco riuscì nel suo Intento.. Padre Domizio offeso cercò, riuscendovi, a far saltare la festa infatti durarne lo svolgimento della messa,, tutto ad un tratto esclamò: chi ha coraggio vada a predicare impedendo con forza le sacre funzioni. Questo episodio fece tanto scalpore che Monsignore Cambise dovette richiamare il Nostro il quale pronto o e con ira gli rispose: "Vai a pascere le pecore pecoraio, non è arte la tua di fare il Monsignore" abbandonando il convento di Scurcola non togliendosi mai però, ci tiene a sottolincare il Palerma, il saio. E così P. Domizio, avendo rotto cori i propri superiori, si diede ad una virtù più consona alle proprie aspirazioni. In questo lasso di tempo scoppiò la guerra tra il Regno di Napoli e la Francia; subitamente abbracciò la causa borbonica e divenne uno degli uomini di fiducia del generale Pronio..... L'episodio più avventuroso ricordato dal Palerma fu quello riguardante la presa del castello dell'Aquila. Pronio e P. Domizio al comando di 800 persone sono nelle vicinanze del castello e non riescono a concentrarsi circa il modo per attaccarlo, quando P. Domizio si offre per un'azione temeraria: da solo tenterà di entrare nel Castello, se riuscirà nell'impresa sparerà due colpi di pistola dando così il segnale per attaccare con violenza il castello. E così fu. Grazie a quell'atto audace il generale Pronio aiutato anche dal popolo aquilano potè entrare vittorioso nella città. Racconta ancora il Palerma che erano così temuti i marsicani e P. Domizio che i Francesi solevano dire: Mai più al mare piccolo" (intendendo il lago Fucino). Racconta ancora. che, durante l'occupazione Francese P. Domizio dovette stare per un periodo di tempo nascosto entro un pagliaio mentre i francesi andavano alla sua ricerca non per ucciderlo ma affinché arrivasse anche a lui la notizia che poteva ripresentarsi al comando francese e quindi, così facendo, potevo considerarsi libero; il nostro però si l'aveva sempre negare. Un giorno il fratello dì P. Domizio andò dai capitano della truppa Francese, che si era acquartierato ad Aielli, per dirgli: "Non guardate cori occhio torvo mio fratello, perché se no ci rimettiamo il mantello da macellaio e tanti ne siete tanti ne macelliamo". Quindi, rassicurato il fratello dai Francesi, P. Domizio poté uscire fuori allo scoperto. Grande era, l'ammirazione che suscitava tale personaggio nella gente e per i suoi atti temerari e per la sua possanza fisica che, in suo onore, gli lì organizzato un sontuso pranzo presso la casa di Don Oleandro Berardi (qui il Palerma fa un po' di confusione): Leandro Berardi fratello del più famoso Enrico nacque ad Aielli il 26 Giugno 1799, quindi non poteva ospitare nel suo palazzo P. Domizio perché era un bambino forse era la causa del padre Fortunato. La casa di questi era affollata di paesani e di Francesi; il Nostro temendo qualche vigliaccata, si andò a sedere dove le pareti facevano angolo per poter meglio difendersi da qualche (eventuale sorpresa invitato per primo a servirsi, ricusò dicendo: "Servitevi prima voi per timore di essere avvelenato. Sicuramente dopo questa festa dovette succedere qualcosa perché P. Dornizio, secondo il racconto di Luigi Palerma, dovette fuggire in Spagna dove lo colse la rnorte. Secondo invece le note di G. Jetti (opera citata), il 27 Ottobre 1806 Piccioli e P. Domizio coi resti dei rivoltosi si consegnano al Generale Partouneaux e al colonnello Soffietti, i quali usciranno il detto Domizio nella provincia di Teramo per persuadere i rivoltosi a gettare le armi "colla sua eloquenza popolare". Queste sopraccitate notizie riescono a dare un'immagine purtroppo spezzettata del nostro personaggio, mancano ancora molte tessere per formare un esatto mosaico di questa figura tanto cara ancora oggi agli aiellesi. Brigante "I"Parassitt"', al secolo Paris di Clemente, nato a Cerchio da Felice della Serra Monacesca e da Carla Maria Ciofani il 18 febbraio 1773. E' questo l'unico personaggio antico che è ricordato con una certa ammirazione ancora oggi a Cerchio. Di questo personaggio, purtroppo, siamo riusciti a trovare solo documenti riguardanti la sua morte e attraverso questi ricostruire un po' la sua storia che tanto scalpore e strascichi giudiziari destò, che anche stia moglie Angela Carmela Tuccieri fu arrestata. Dal documento del suo interrogatorio, in mio possesso, apprendiamo un po' la vita del brigante" Parassitt",: "Perché siete stato arrestato ! La morte di "Parassitt" fece tanto scalpore nel nostro paese che vi furono anche denunzie e processi. In questi documenti si notano e non poteva essere altrimenti, ancora le fazioni, i partiti, per cui è difficile dare un giudizio esatto su questi fatti. Da come si può notare la vita di Cerchio fu molto movimentata tata negli anni che l'Italia diveniva una; in quei giorni di pieno marasma politico avvenivano estorsioni, uccisioni, processi, arresti, fughe. Non si sapeva per chi parteggiare e Infatti quando I paesani venivano interrogati per chi dovevano dire "chi evviva?- loro, temendo sia i borbonici che i Garibaldinì nonché i piemontesi, si rifugiava no rispondendo, i più furbi, con il "pane e il vino oppure "A maggio si vede" (la domanda "chi evviva?' poteva essere intesa anche come Il chi è vivo?" "A maggio si vede chi è vivo", rispondevano così perché la maggior parte della popolazione durante l'inverno esauriva tutte le riserve alimentari, quindi per vedere chi era vivo si doveva aspettare Maggio; le tristi coste di Maggio!) e gli altri che noti avevano prontezza nel rispondere venivano duramente malmenati e minacciati di morte. Erano giorni tristi, giorni in cui la gente del paese aveva paura, era terrorizzata e rimaneva tappata in casa, in attesa di giorni migliori, di giorni più sereni. Un episodio è ancora oggi ricordato dalla gente di Cerchio: la fuga dell'arciprete Pietrantonio Carusom. Una notte, mentre ormai tutti nella casa dell'arciprete stavano dormendo, così Inizia il racconto, si sentì, presso l'urna di S. Antonio posta sopra il comò della sua carnera, una voce che diceva: "Arciprete alzati' e quello tutto assonnato diceva fra sé: "Che vuole questo?" e ancora quella voce misteriosa ripeté per tre volte: "Arcipréte, alzati". Destatosi e capito che era una voce arcana che voleva aiutarlo, fuggì mezzo vestita. Appena uscito di casa, sentì delle voci, dei passi e un violento e concitato bussar di porte: ora doveva fuggire più che mai. I suoi familiari, svegliati da quel concitato rumore, pieni di paura, data l'ora, e temendo qualche rappresaglia, andarono ad aprire il portone; apertolo, tiri gruppo di persone armate entrò nella casa chiedendo ad alta voce: "Dov'è il prete?" e quelli: Poveri noi, che cosa ne sappiamo". Noti fidandosi della risposta avuta sconvolsero la casa rovistando tutte le stanze Entrai nella stanza che dall'addobbo doveva essere del prete, e vedendo il letto disfatto, il caporione poi di sincerarsi se il curato mancava da più giorni' o se era fuggito da poca e subito mise le mani dentro il letto: era ancora caldo. Era stato giocato e pieno di livore, assieme al suoi degni compari, sfogò la sua rabbia sul mobili, Sulle persone sulle botti piene di vino. Il motivo di tale odio verso don Pietrantonio Cartisoni da parte di questi armati era stato causato dalla sua non partecipazione a cantale il Te Deum per il plebiscito sull'annessione, perché secondo l'arciprete i garibaldini o forse è meglio dire gli pseudo-garibaldini, non erano altro che quelle persone che in tutti gli sconvolgimenti politici si approfittano e si gettano a capofiitto per pescare nel torbido commettendo atti nefandi, e Cattivi . Il Suo animo non dovette leggele a tale vista e si rifiutò di ringraziare il Signore e per questi non giusti avvenimenti e tale rifiuto venne interpretato come gesto di borbonica. Questo fatto fece andare su tutte le furie il Vescovo dei Marsi, Michelarigelo Sorientino (1843 -1863) che da tempo non vedeva di buon occhio il nostro dotto arciprete amante della vera pace e della vera libertà, e poté finalmente, in quell'occasione, scricar tutta la sua rabbia, tutto il silo livore per anni repressi lui che aveva avuto l'unica sua cura di - (...) accomunare denaro per fondale, ed accrescere un vistoso patrimonio agl'ingrati nipoti, fra quali l'ultimo violentato nella vocazione; ordinato sacerdote non ostante fosse irregolare per difetto di scienza- e per altro ed aggregato al capitolo di questa cattedrale dei Marsi giunse colla sua vita nefanda a ricolmar di ogni obbrobbio l'indolentissimo zio". E' questi un personaggio ambiguo: infatti ottenuta il 29 febbraio 1848 la costituzione nel regno delle due Sicilie, si fece garante assieme a 300 sacerdoti della diocesi del buon accoglimento di tale costituzione; soltanto l'abate di Montesabinese don Rocco De Angelis non accettò e, per tale mancanza, fu, dal vescovo, sospeso ,a Divinis e relegato nel convento di S. Maria dei Bisognosi a Pereto. Passò appena un anno e il vescovo assieme a 297 sacerdoti rinnegava tutto e pregava il monarca nell'umiltà di suddito, levato lo statuto tanto detestato, di ridonare "il paterno ed assoluto suo reggimento assicurandola che i popoli tutti a ricevere questo prezioso dono che pur da secoli godevano, con 'gioia faran plauso della real clemenza e benediram per sempre la Maestà sua, che Iddio continuamente feliciti. Don Pietro Antonio, dunque, l'8 aprile 1861 dové fuggire e scampato il pericolo di essere linciato riuscì a riparare nello stato pontificio ove contrasse malattia e a Veroli il 28 giugno 1862 lo colse a morte all'età di 57 anni. Cadeva a Subiaco nell'Ottobre del 1867 61 il garibaldino Panaro Antonio, prima di lui erano caduti il 30 Aprile 1849 a Roma, a Porta S. Pancrazio, il Garibaldino Sperandio Biagio" e, il 15 Maggio 1860 a Calatafimi, il Garibaldino Clofani Eligio. Cerchio in quegli anni contava 1568 anime, infatti così apprendiamo dal "Dizionario Corografico dell'Italia ecc.`: "Cerchio/ Comune del Napoletano, Prov. di Abruzzo Ulteriore II, circond. di Avezzano, mand. di Pescina. / La sua popolazione secondo l'ultimo censimento (1862), contava abitanti 1568 (maschi 834 - femmine 734) e quindi 168,42 per Kq. La sua guardia nazionale consta di una compagnia con 130 militi attivi e 157 di riserva: totale 287 militi. La mobilitazione è di 141 militi. Gli elettori politici iscritti nelle liste elettorali del collegio di Pescina; nel 1863 erano 33. L'ufficio postale è a Celano. E' stazione dei Reali Carabinieri dipendente dalla luogotenenza di Avezzano. Pel dazio cosumo è comune di quinta classe. Il suo territorio è fertile in varie sorte di produzioni e specialmente in alberi fruttiferi, tra cui abbondano i ciliegi, i mandorli e i noci. Il capoluogo è un villaggio che trovasi in alture, lontano tre KM e mezzo dal lago di Celano e Fucino e 16,66 da Avezzano. Possiede due Pubbliche scuole elementari per ambi i sessi ed Una congregazione di carità amministratrice di vari legati per spese di culto ed elemosine al poveri, coli una rendita annua di L. 1920.

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