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MARCIA REALE SAVOIA

VITTORIO EMANUELE II

1 immagine da "GARIBALDI le mie memorie" Alberto Peruzzo Editore, Vol. I, 1982 - 2 immagine da: "I SAVOIA novecento anni di una dinastia" di Gianni Oliva, Mondadori, 1998 - 3 immagine da: "BERSAGLIERI Epopea dei Fanti piumati da La Marmora ai Commandos" Compagnia Generale Editoriale spa, Volume 1, 1979.

VITTORIO EMANUELE II, IL CARIGLIANO

VITTORIO EMENUELE II

LA BELLA ROSINA

RE DEBOLE E ROZZO

LA REGINA E IL FIGLIO DI ROSINA

ERA GELOSO DI GARIBALDI

SI TINGEVA I CAPELLI

 

 

 

 

 

 

VITTORIO EMENUELE II

Nato a Torino il 14 marzo 1820, Vittorio Emanuele II era salito al trono del Regno di Sardegna il 23 marzo 1849, in seguito all'abdicazione del padre, Carlo Alberto, avvenuta sul campo di battaglia di Novara dopo la sconfitta piemontese nella I guerra d'indipendenza. Mantenne in vigore e difese lo Statuto albertino, rispettò i limiti concessi al sovrano dalla carta costituzionale e si guadagnò l'appellativo di Re galantuomo. Pur essendo di sincera fede cattolica, sostenne negli anni Cinquanta la politica antiecclesiastica del governo piemontese e, nonostante i cattivi rapporti personali, assecondò la politica interna ed estera di Cavour. Nel marzo del 1861 fu proclamato primo re d'Italia. Trasferitosi con la corte da Torino a Firenze nel 1864, nel 1870, dopo la fine dello Stato Pontificio, si insediò nel Palazzo del Quirinale, a Roma. Vedovo dal 1855 della regina Maria Adelaide di Asburgo-Lorena (con la quale si era unito in matrimonio nel 1842), sposò morganaticamente la popolana Rosina Vercellana, dopo averla creata contessa di Mirafiori. Dopo una breve malattia (diagnosticata dai medici di corte come una pleuro-polmonite con probabili complicazioni malariche), Vittorio Emanuele II morì a Roma il 9 gennaio 1878.

da:"DIARIO D'ITALIA" due secoli di storia giorno per giorno, Il Giornale, 1994

 

 

 

 

 

 

LA BELLA ROSINA

Il 9 Novembre 1869 Vittorio Emanuele II sposa morganaticamente Rosa Vercellana Guerrieri, dal 1859 contessa di Mirafiori e di Fontanafredda. Conosciuta popolarmente come la "la Bella Rosina", aveva già avuto due figli dal re.

 

 

 

Vittorio Emanuele II

debole e rozzo

Vittorio Emanuele diventò re di Sardegna nel 1849 e re d'Italia nel 1861. Morì nel 1878. Data la necessità di fronteggiare la polemica repubblicana e di sopravanzare Garibaldi in popolarità, tutta un'apologetica ufficiale venne messa in azione allo scopo di gonfiare la sua reputazione. La realtà che si nascondeva dietro questa cortina d'incenso era quella di un uomo debole e generalmente insignificante, di buon cuore e scaltro, ma superstizioso e rozzo, che possedeva un carattere semplice non spregevole, ma ben poco del lustro e dello splendore della maestà regia. Le sue principali passioni erano le donne, i cavalli e la caccia. Quando la sua provincia avita di Savoia dovette essere ceduta alla Francia, la sua prima preoccupazione fu la perdita delle riserve di caccia. Analogamente ai suoi predecessori e a suo figlio, mantenne pubblicamente un'amante e dei figli illegittimi e sembrava convinto che da un sovrano ci si attendesse una cosa del genere. Ai suoi amici era solito raccontare la poco credibile storia di come la figlia della regina Vittoria si fosse innamorata di lui, ma conoscesse troppo bene il greco ed il latino per i suoi gusti. Le sue preferenze particolari infatti andavano piuttosto a donne semplici e di bassa estrazione, e circolava tra il popolo il detto scherzoso che egli era "fin troppo il padre del suo popolo".

(Denis Mack Smith: Sioria d'Italia 1861-1969, Bari, 1972).

Da "Piemontisi, Briganti e Maccaroni", Guida Editore, 1975

 

 

La Regina e il figlio di Rosina

"Ma nemmeno a Stupinigi più che a Torino, la Regina era garentita contro le infedeltà coniugali del Re. Questi, senza alcuno scrupolo e senza delicatezza, alloggiava la sua amante Rosina all'estremità del parco, in una casetta, dove si recava spesso a far visita alla sua seconda famiglia. Mi è stato raccontato che, in una delle sue passeggiate tra i boschi, la Regina incontrò un giorno uno dei figli di Rosina. Si fermò per interrogarlo, poi lo abbracciò in silenzio, senza cercare di nascondere le lagrime".

(dal "Journal" di Henry d'Idevillé, segretario di Legazione a Torino 1859).

Da "Piemontisi, Briganti e Maccaroni", Guida Editore, 1975

 

 

 

Era geloso di Garibaldi

" . ..( Vittorio Emanuele II) come tutti gli uomini mediocri è geloso e ombroso. Gli riuscirà quindi difficile dimenticare il suo ingresso trionfale in Napoli, quando, seduto in carrozza accanto a Garibaldi in camicia rossa, era presentato al suo nuovo popolo dal più potente dei suoi sudditi".

(Henry D'Ideville: op. cit.).

Da "Piemontisi, Briganti e Maccaroni", Guida Editore, 1975

 

 

 

Si tingeva i capelli

Vittorio Emanuele entrò a Napoli esattamente due mesi dopo Garibaldi, il 7 novembre del 1860. Pioveva a dirotto. Lo storico legittimista Giacinto De Sivo ha descritto, compiacendosene, i catastrofici effetti del diluvio sugli archi di trionfo, i ritratti, le luminarie, i fuochi d'artificio. Ma non conobbe il seguente, divertente, particolare. De Sivo non seppe - chissà cosa avrebbe scritto! - che la pioggia fece colare dai tinti capelli di Vittorio Emanuele dei rivoli bluastri, che macchiarono il solino del Sovrano piemontese.

(Michele Topa: Così finirono i Borboni di Napoli, Napoli, 1959).

Da "Piemontisi, Briganti e Maccaroni", Guida Editore, 1975

 

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