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Il Francescano

Fra Giovanni Pantaleo

da Castelvetrano

cappellano dei Mille

Fra Giovanni Pantaleo nacque a Castelvetrano il 1832. Frate dell'ordine dei francescani, studiò a Salemi e poi a Palermo. Fu professore di filosofia morale nel seminario arcivescovile, ma presto i suoi superiori gli tolsero la cattedra in quanto la sua filosofia fu considerata contraria ai dogmi della Chiesa. Nel 1859 partecipò ai moti organizzati di padre Lanza per fare insorgere Palermo contro i Borboni. All'arrivo dei mille in Sicilia, si unì a Garibaldi seguendolo in tutte le sue battaglie in Italia e fuori. Abbandonata la tunica si sposò a Lione con Camilla Vahè il 22 giugno 1872, il matrimonio suscitò numerose polemiche sia fra i suoi sostenitori che fra gli avversari politici. Combatté da cittadino e soldato sull'Aspramonte nel 1862, nel Tirolo nel 1866, a Mentana nel 1867 e infine in Francia a Digione con il grado di Maggiore. Visse a Roma con la vecchia madre, la sorella e la famiglia che si era creata. Svolse umili mestieri, senza nulla chiedere per sé ma favorendo centinaia di persone. Morì povero a Roma il 3 agosto 1879 lasciando anche la famiglia nella più squallida miseria. Ne parlarono tutti i giornali dell'epoca. Per l'occasione fu creato un comitato per soccorrere la famiglia. Il frate, nel corso della sua esistenza avventurosa, aveva avuto occasione di condurre una vita agiata, ma, essendo un idealista, aveva rifiutato qualsiasi opportunità d'avere un futuro benessere materiale per sé e la famiglia. Entrato Garibaldi a Napoli, fra Pantaleo, con la sorella e la madre, andò ad abitare nel palazzo del principe di S. Antimo, al largo Mercatello, oggi piazza Dante. Divenne simbolo "di pubblica fiducia", ricevendo offerte in denaro e doni dai cittadini per la causa d'Italia. Pantaleo, non approfittò mai di una lira: a tutti era rilasciata regolare ricevuta. Con decreto del 5 novembre del 1860, Garibaldi nominò fra Pantaleo, Vicario al Cappellano Maggiore del regno nell'isola di Sicilia. Il frate rifiutò quel titolo che gli attribuiva privilegi, onori, entrate proprie e dignità vescovile, perché non si sentiva all'altezza dell'alto incarico. Accettò la nomina d'abate della SS. Trinità di Castiglione e di S. Filippo il Grande, che permetteva a lui, alla madre e alla sorella d'avere un vitalizio di lire 347,72 annue. Il Generale conosceva le esigenze economiche della famiglia di fra Pantaleo. Dopo la sua morte, si venne a sapere che il 7 gennaio 1862, in considerazione di speciali benemerenze acquistate nella campagna del 1860, Vittorio Emanuele gli aveva assegnato l'onorificenza di Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. Si riporta una lettera di Garibaldi scritta da Caprera per Pantaleo:

Caprera, 13 ottobre 1866

Pantaleo è la personificazione del progresso italiano, morale e materiale. Frate, egli fu dei primi che si gettò nelle file dei Mille in Sicilia e, colla croce alla mano, sovente colpito da piombo borbonico, predicava la fratellanza della famiglia italiana, ed era esempio del come si affrontano le pugne per la redenzione della propria terra. Più avanti egli capiva, primo il dovere del sacerdote: lasciar la religione degli idoli ed abbracciare la religione del vero, la santa, la sublime religione di Cristo. Soldato Pantaleo non chiese gradi, ai quali poteva pretendere; ma, impugnato un fucile, si gettò dovunque era maggiore il pericolo. Raccomando questo mio fratello d'armi, io intendo compiere un dovere.

G. Garibaldi

Il giornale La Stampa così commemorava Pantaleo:

[] .. Stamane alle ore 11 e mezza antim. moriva quasi improvvisamente, dopo poche ore di agonia, un caldo patriota, Giovanni Pantaleo. Moriva di affezione al cuore, nella più triste miseria, avendo appena di che sfamare, la moglie, i figli, la vecchia madre, la sorella, che senza di lui, non potranno ora che invocare la carità cristiana. Chi era Giovanni Pantaleo? Bisognerebbe chiederlo a Garibaldi, che a piè d'un suo ritratto scriveva: - all'uomo esemplare, amico mio fratello d'armi, Pantaleo, cui l'italia e il mondo devono gratitudine. Bisognerebbe chiederlo ai Siciliani, che cospiravano contro il Borbone, ai Garibaldini che combattevano a Calatafimi, a Milazzo, al Vomero, ad Aspromonte, a Bezzecca, a Mentana, a Digione. Giovanni Pantaleo nacque in Sicilia a Castelvetrano il 1835. Morto quindi a soli 44 anni... []

L'Italia partecipò commossa alla scomparsa di frà Pantaleo. Al riguardo venne istituito un Comitato di Solidarietà Nazionale a favore della famiglia del compianto "patriotto" Giovanni Pantaleo. Riportiamo un resoconto delle iniziative a favore di fra Pantaleo dal Comitato: [] .. Il giorno 3 agosto 1879, una nobile esistenza si spegneva in Roma, quella del patriotto Giovanni Pantaleo. Gli amici suoi più intimi, preoccupati delle poco liete condizioni di fortuna, nelle quali versava la famiglia deliberarono di costituirsi in comitato... A cura del comitato, furono aperte per tutta l'italia pubbliche sottoscrizioni, mercé le quali poté raccogliersi la somma di lire 5.415,32, comprese . 100 offerte dal senatore Francesco Perez, Ministro di Pubblica Istruzione, con sua pregiata lettera del 25 settembre 1879. Molti municipi offrirono anch'essi le loro oblazioni, che ammontarono a complessive . 395,90, anche i Ministri contribuirono con la somma di . 950. Non comprese . 500 inviate alla famiglia a mezzo del Prof Mainieri, il giorno stesso della morte del povero Pantaleo. La Casa Reale contribuì infine con . 200, per un totale di . 6.961,22. Con la qual somma le famiglie Pantaleo poterono provvedere alla loro sussistenza per tutto lo scorcio dell'anno 1879, per tutto il 1880 e il 1881. Senonché, ben più duraturi provvedimenti erano necessari per la sussistenza della famiglia superstite, ed in quest'occasione il Comitato è lieto di dichiarare che trovò largo appoggio nel Governo, il quale, Ministro delle Finanze l'on. Grimaldi, con due speciali Decreti concedeva una rivendita di Sali e Tabacchi in Porto Maggiore (provincia di Ferrara) a favore dei figlioli di Pantaleo: Elvezia, Imbriani - Giorgio e Clelia, e intestava alla vedova una Ricevitoria del Lotto, in Messina prima e di poi in Chieti. La madre e la sorella del compianto patriotto proseguiranno a godere una piccola pensione relativa all'abazia, e ai danneggiati politici... []

Il 24 agosto del 1882, la vedova di Pantaleo si risposava con l'avvocato Aurelio Salmona. Le cronache di allora aggiungevano: previo l'unanime assenso del Comitato. Tanto la sorte della prima, quanto quella dei figli sono ora convenientemente assicurate; e si ha ragione di credere che questi verranno degnamente educati secondo i principi e le idee del genitore.

  da: "Preti, contadini e briganti nell'Unità d'Italia (1860-62)" di Pietro Zerella - La Scarana (BN) - 2000

foto da "GARIBALDI le mie memorie" Alberto Peruzzo Editore, Vol. I, 1982

 

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