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Massino d'Azeglio

 

Lettera del 2 Agosto 1861

Nato a Torino nel 1798, il marchese Massimo Taparelli d'Azeglio, dopo una giovinezza trascorsa a Roma, lontano dalla vita politica e dalle cospirazioni liberali, si era stabilito negli anni Trenta a Milano, dove era entrato in rapporto con gli ambienti romantici e in particolare con Alessandro Manzoni. Ottenuto l'incoraggiamento e la "inattesa approvazione" di Manzoni e di Tommaso Grossi, d'Azeglio nel 1833 pubblicò la sua rievocazione della celebre disfida di Barletta del 1503, per, come ebbe a dire egli stesso, "iniziare un lento lavoro di rigenerazione del carattere nazionale" e "mettere un po' di fuoco nel corpo degli italiani". Secondo i modelli della letteratura romantica, la storia degli eventi militari si intrecciava con la tragica storia d'amore di Ettore Fieramosca e di Ginevra, ma il romanzo era soprattutto teso a evidenziare il valore degli italiani e in particolare di Brancaleone e Fanfulla da Lodi. Ettore Fieramosca ebbe un grande e immediato successo soprattutto per l'esplicito richiamo ai valori d'un tempo e per l'implicito invito a mettere da parte "inimicizie sacrileghe e insensate" per liberare l'Italia dallo straniero. Massimo d'Azeglio divenne uno dei punti di riferimento più importanti della cultura e della vita politica italiana. Direttamente impegnatosi nella vita politica, pubblicò nel 1841 il nuovo romanzo storico "Niccolo de' Lapi", nel 1846 "Degli ultimi casi di Romagna", sull'insurrezione di Rimini del 1845, nel 1847 "Proposta di un programma per l'opinione nazionale italiana" e, nel 1848, "I lutti di Lombardia". Fu presidente del consiglio piemontese dopo la sconfitta nella prima guerra d'indipendenza e successivamente commissario piemontese nelle Romagne e governatore a Milano. Morl a Torino nel 1866 mentre era intento a scrivere "I miei ricordi", una autobiografia che si arresta ai primi anni della sua attività politica.

da: "Diario D'Italia due secoli di Storia giorno per giorno" - Il Giornale, 1994

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.. Era il 2 Agosto 1861, a Torino ed in Europa giungevano notizie orripilanti circa le fucilazioni facili del Pinelli e del Galateri . Non passava giorno in cui i giornali non davano notizie di eccidi, di fucilazioni sommarie, senza processo, senza prove; bastava essere contadini, a volte bastava essere solo cattolici, religiosi e Meridionali. Non passava giorno in cui sui quotidiani non apparivano elenchi di partigiani passati per le armi. Gli Abruzzi, il Molise, il basso Lazio, la Terra di Lavoro ed il Sannio erano barbaramente messe a ferro e fuoco dai criminali di guerra piemontesi . A Torino, Massimo d'Azeglio avvertì i rimorsi dell'uomo intellettuale onesto e si sentì in dovere di scrivere una lettera al senatore Matteucci:

Carissimo amico,

ho ricevuto e letto con molto interesse la lettera, e vi ringrazio delle belle cose che voi mi dite e delle quali Domine, non sum dignus (Signore, non sono degno). La questione di tenere o non tenere Napoli deve, a quanto mi sembra, dipendere soprattutto dai Napoletani; a meno che non vogliamo, secondo il nostro comodo, cambiare i principi che noi fin qui abbiamo proclamato. Noi siamo andati avanti dicendo che i governi non consentiti dal popolo erano illegittimi, e con queste massime, che io credo e crederò sempre vere, noi abbiamo mandato a farsi benedire parecchi principi italiani. I loro sudditi, non avendo protestato in nessuna maniera, si sono mostrati contenti della nostra opera, e si poté vedere che, se essi non davano il loro consenso ai governi precedenti, lo davano a quello che succedeva. A Napoli noi abbiamo altresì cacciato il sovrano per istabilire un Governo fondato sul consenso universale. Ma ci vogliono, e sembra ciò non basti, per contenere, il regno, sessanta battaglioni, ed è notorio che, briganti e non briganti, niuno vuole saperne. Ma si dirà: e il suffragio universale? Io non so nulla di sufragio; ma so che al di qua del Tronto non sono necessari battaglioni, e che al di là sono necessari. Dunque vi fu qualche errore; e bisogna cangiare atti o principi. Bisogna sapere dai Napoletani, un'altra volta per tutte, se ci vogliono si o no. Capisco che gli Italiani hanno diritto di fare la guerra a coloro che volessero mantenere i tedeschi in Italia; ma gli Italiani, che restando Italiani non volessero unirsi a noi: credo che noi non abbiamo il diritto di dare delle archibugiate; salvo che si concedesse che, per tagliar corto, noi adottiamo il principio in cui come Bomba bombardava Palermo, Messina ecc. Credo bene che in generale non si pensa in questo modo; ma siccome io non intendo rinunciare al diritto di ragionare, così dico ciò ch'io penso e resto a Cannero. A queste parole si potrebbero fare grandi commenti; ma intelligenti pauca, e poi a che scopo? Gradite ecc.

Massimo d'Azeglio

da: "I Savoia e il massacro del sud" - Grandmelò, ROMA, 1996

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