CASTELPAGANO Terra del Sannio Beneventano

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PERIODO SANNITICO-ROMANO

I Sanniti appartenevano alla gente Sabellica. Il loro arrivo nel Sannio che comprendeva gran parte dell'attuale Molise e parte del Beneventano è legato ad una leggenda. Un gruppo di giovani, votati in una delle primavere sacre, una volta raggiunta l'età giusta, si avviò verso nuove terre da abitare e coltivare; si fece precedere da tre animali, un pico (picus), picchio, animale sacro al dio marte (quest'uccello era considerato oracolare sia dai Sanniti che dai Romani), un lupo (hirpus) e un bue (bovis).

I tre animali si spinsero verso tre direzioni diverse, il pico (picus) verso la zona che poi prese il nome di Piceno, il lupo (hirpus) verso la zona che poi venne chiama Irpinia e il bue (bovis) verso l'attuale Sannio. La leggenda, dice, che dove il bue si fermò, i giovani che lo seguivano, vedendo in questo un volere degli dei, fondarono proprio in quel punto una città che chiamarono Bovianum. Questa è la leggenda, oggi, si pensa che il nome Bovianum possa essere derivato da un mercato usuale di buoi che si svolgeva nei suoi pressi. I Sanniti, insieme ai Frentani, popolo di ceppo Osco, stanziati inizialmente tra i fiumi Fortore, Biferno e Sangro, si unirono formando una Confederazione. I Pentri, uno dei gruppi principali in cui erano divisi i Sanniti, stanziati nella zona dell'alto Biferno con capitale Bovianum, quasi sicuramente occupavano anche il territorio dell'attuale Castelpagano (PAGUS HERCULANEUS) [G. NISTA, Castelpagano nella cronistoria, inedito, 2000]. …… Di tutte le tribù e i popoli con cui i Romani si trovarono a dover contendere la supremazia sull'Italia nessuno fu più minaccioso dei Sanniti del Sannio. Forti e valenti, essi possedevano un territorio più ampio e un temperamento più risoluto di qualunque altra popolazione della penisola. Erano abbastanza numerosi e abbastanza coraggiosi da rifiutare di sottomettersi docilmente a Roma, e la resistenza militare e politica che le opposero fu delle più strenue. E un luogo comune dire che essi, ed essi soli, rivaleggiarono in modo veramente temibile con Roma per assicurarsi l'egemonia sull'Italia peninsulare, avvicinandosi considerevolmente al successo. Per mezzo secolo e più, dal 343 al 290, impegnarono i Romani nei tre successivi conflitti noti come guerre sannitiche, e riaccesero la lotta contro di essi ogni volta che se ne offrì l'occasione nel corso dei due secoli seguenti: la guerra che prese nome da Pirro, re dell'Epiro, potrebbe altrettanto a buon diritto essere chiamata quarta guerra sannitica, come infatti Livio suggerisce e Orosio afferma esplicitamente. Anche Annibale trovò aiuto e appoggio fra le tribù sannite, e nel I secolo, in occasione dell'ultima grande insurrezione degli Italici contro il dispotismo romano, i Sanniti presero ancora una volta le armi, mostrando secondo il solito maggiore tenacia e più risoluta volontà di resistenza di tutti gli altri insorti. ….. E anche se dispersi e assorbiti nel diluvio latino, i Sanniti si meritarono l'elogio di Livio: "NON SFUGGIVANO LA GUERRA E PREFERIVANO SUBIRE LA CONQUISTA PIUTTOSTO CHE NON TENTARE CON OGNI MEZZO LA VITTORIA" …….. Il nodo stradale più importante fra tutti era Benevento, ai tempi dei Sanniti come in età Romana, medievale e moderna ….. e se tutte le strade portano a Roma, certo nell'antico Sannio portavano tutte a Benevento [E.T. SALMON, Einaudi Torino, 1995]. …… Del periodo sannita ci sono pochissimi documenti a disposizione degli Storici, se si escludono alcuni scritti di Tito Livio il resto si basa solamente su supposizioni e leggende dato che i Romani distrussero tutto quello che poterono e per quello che non poterono ne proibirono la diffusione. I Romani avevano un odio terribile nei confronti dei Sanniti, sicuramente tutto questo era dovuto alla famosa sconfitta delle "Forche Caudine" (321 a.C.) dove erano stati umiliati nel modo più grave che un soldato possa sopportare (sodomizzati). Quando i Sanniti furono costretti alla resa dai Romani (290 a.C. con l'occupazione di Boiano), essi furono cacciati da molti territori che vennero occupati da popoli "importati" e nella zona di Castelpagano furono fatti affluire i "Bebiani" tribù dei Liguri, originari del Nord Italia (attuale Liguria) ma con estensione fino al Rodano. Con la sconfitta di Pirro prima presso Ascoli Satriano (FG) nel 279 a.C. e poi presso Benevento (275 a.C.) il Sannio venne inglobato nell'ager romanus e spariva come paese indipendente e con esso, spariva anche la comunità di contadini liberi. Diverse sono le ipotesi sulle origini dell'attuale nome di Castelpagano; secondo una di queste, tali origini risalirebbero alla conquista del Sannio da parte dei Romani [G. NISTA, Castelpagano nella cronistoria, inedito, 2000]. I Romani, come dice il Meomartini, "usavano costruire torri dappertutto; torri a difesa delle loro stazioni di presidio e per tutela all'ordine pubblico e per mantenimento di conquista, or, se al disopra di S. Bartolomeo eravi il Castelmagno, non molto lungi il Castelluccio che poi fu detto Castelnuovo, e più giù alle spalle il Castelpagano e nel punto tra la valle del Fortore e quella del Mescano il Castelfranco, opiniamo che la più parte di queste diverse denominazioni non siano state accidentali, ma corrispondenti ad un sistema di difesa in epoca molto remota, che per lo meno rimonta alla conquista del Sannio" [A. MEOMARTINI, I Comuni della provincia di Benevento, De Martini, Benevento, 1870]. La presenza dei Romani è testimoniata anche da oggetti ivi rinvenuti: lucernai in bronzo, monete, fondazioni di costruzioni e frammenti di acquedotto in piombo (località S. Maria) [S. FIORE, Castelpagano - Tesi di Storia dell'Arte - 1993].

Una torre (Castrum), costruita in un centro già abitato (Pagus, e in questo caso PAGUS HERCULANEUS), avrebbe dato origine al nome di Castelpagano. Di tale Castrum (o Castello) non ci rimangono tracce salvo un'epigrafe che si trova incisa su una pietra, utilizzata successivamente come architrave per una finestra di via valle di proprietà della famiglia Del Grosso, presumibilmente proveniente dai resti della chiesa di San Marco in cui si legge:

A. FUNDAMENTIS HANC DOMUM

VETERI AD IVNXIT JOHNS BAPTISTA GIGLIO

CASTRIVE TERIS HUIVSEC I AE ARCHIPBR

A.D. 1738

(L'Arciprete Giovanni Battista Giglio, sopraelevò questa chiesa (casa) sulle rovine di un vecchio castello di sua proprietà, logorato dalla natura. Anno Domini 1739) [G. NISTA, Castelpagano nella cronistoria, inedito, 2000].

Che la chiesa fu edificata sulle rovine di un antico castello, perché, distrutto probabilmente dai terremoti che dal 369 al 396 d.C. che colpirono il Sannio, cancellando ogni traccia di civiltà, distruggendo centri abitati come Murgantia, Cenna, Cluvia e tanti altri. Oppure la torre Romana fu distrutta dalle orde barbariche che dilaniavano l'ormai morente Impero Romano d'Occidente. Quest'ipotesi sull'origine del nome di Castelpagano presuppone che la Tabula Baebiana, datata 101 d.C. (circa), si riferisca ad un periodo di molto antecedente, dal momento che la trasformazione di Pagus Herculaneus, in Castrum Paganus risalirebbe a circa due secoli prima. Una cosa è certa, Castelpagano nel 1744 si chiamava: "Castripagani" come si può vedere da un atto notarile del 16.11.1744 e nel 1754 già si chiamava Castelpagano [G. NISTA, Castelpagano nella cronistoria, inedito, 2000].

Sigillo dell'atto notarile del 1744